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Cronaca di un binario “morto”: la vergogna della tratta Porto Ceresio-Varese

Porto Ceresio - Primi treni di prova
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29 Settembre 2020

Egregio Direttore,

la ferrovia Varese-Porto Ceresio è una linea ferroviaria italiana di proprietà statale che collega la città di Varese con il comune di Porto Ceresio, sul lago di Lugano, attraversando il territorio della Valceresio.
L’infrastruttura è affidata in gestione alla Rete Ferroviaria Italiana, che la classifica come linea di tipo “complementare”, ovvero servita unicamente da treni regionali a cadenze dilatate: in sostanza un “ramo secco”.

Peccato che il servizio dei bus, nella zona, fosse già di per sé in secca, con poche e limitate corse e che questa linea ferroviaria avrebbe rappresentato, se avesse funzionato come dovuto, una valida ed ecologica alternativa al congestionante e inquinante traffico su strada.
Inaugurata nel 1894, è stata chiusa al traffico tra il 2009 e il 2018, per consentire la messa in opera dei lavori di costruzione della bretella Arcisate-Stabio, nel quadro della realizzazione della ferrovia Mendrisio-Varese. L’intervento, che ha previsto anche il riarmamento della tratta Arcisate-Porto Ceresio e la riqualificazione delle infrastrutture, è stato concluso ai primi di dicembre 2017, e la riapertura al servizio commerciale è avvenuta il 7 gennaio 2018.

Ci siamo illusi, alla ripartenza, che le cose potessero funzionare, che su quel “ramo secco” potessero germogliare nuove opportunità: 2018, 2019 e inizio 2020 sono stati anni di frequenti ritardi, spesso anche di soppressioni delle corse, ma noi Italiani siamo stati bravi a sopportare vivendo, oramai, conformati ai disguidi.
Poi il lockdown.
Che abbiamo sperato risolvesse tutto: pure i disservizi dei treni.
Perché noi italiani siamo sognatori indefessi.

E, dopo il lockdown, abbiamo provato a ripresentarci in stazione, per raggiungere scuola o lavoro, non per viaggi di piacere o gite fuori porta.
Abbiamo pagato il nostro biglietto o abbonamento e ci siamo posizionati ordinati e muniti di mascherina, sulla banchina della stazione ad attendere, fiduciosi, che la corsa scelta ci portasse a destinazione.

Ovviamente sempre che il treno partisse.
Ovviamente sempre che il treno non fosse in ritardo.
Ovviamente sempre che il macchinista si alzasse per tempo.
Ovviamente sempre che il controllore si ricordasse di salirci.
Ovviamente sempre che la linea della corrente non avesse cali di tensione.
Ovviamente sempre che la motrice non avesse guasti.
Ovviamente sempre che lo snodo dei binari fosse posizionato correttamente.
Ovviamente sempre che le porte si aprissero e chiudessero senza problemi.
Ovviamente sempre che i semafori dei passaggi a livelli funzionassero correttamente.
Ovviamente sempre che il binario unico non fosse già occupato da un treno in ritardo.
Ovviamente sempre che non ci fossero lavori di manutenzione ai binari.
Ovviamente sempre che non ci fosse neve o intemperie a far cadere alberi sulla tratta.
Ovviamente sempre che i suicidi non scegliessero, giusto giusto, l’orario del lunedì mattina per farla finita sotto un treno.
Ovviamente sempre che un terrorista svogliato non posizionasse un oggetto sospetto tra i binari.
Ovviamente sempre che non attraversasse i binari una mandria di vacche.
Ovviamente sempre che non guadassero i binari dei cavalli al galoppo.
Ovviamente sempre che le coincidenze non coincidessero come avrebbero dovuto.
Ovviamente sempre che non si concordassero scioperi, quasi sempre al venerdì, giusto per chiudere anticipatamente la settimana, considerato lo stress a dover tener testa a tutti questi “inconvenienti” ferroviari vissuti realmente dai viaggiatori.

E questo a cadenza e frequenza giornaliera, con disagi gravi a studenti e pendolari, che hanno dovuto giustificare al proprio dirigente scolastico o al proprio datore di lavoro imbarazzanti ritardi o mancati arrivi.
Il tutto con in mano, pagato, l’abbonamento mensile della tecnologica tessera IO VIAGGIO.
Ma dove?
Che manco parto!
E se parto non so se e quando arrivo e semmai arrivo non so se riparto e se mai riparto non so con quanto ritardo raggiungerò casa né se la raggiungerò mai.

Però sono italiano e fiero del mio paese che, lungimirante, mi mette a disposizione il BONUS RITARDI: se le direttrici del Servizio Ferroviario Regionale non rispettano lo standard minimo di affidabilità previsto dal Contratto di Servizio, sarà possibile acquistare l’abbonamento mensile successivo con uno sconto applicato del 30%.
Peccato che la tecnologica Carta IO VIAGGIO non dia la possibilità di usufruire di tale bonus.

Se poi entri nel sito della Rete Ferroviaria Italiana e cerchi un contatto per far presente i disservizi, puoi solo scrivere su un modulo pre-stampato tutte le parolacce che ti vengono in mente (e te vengono in mente tante!) e postarlo al Servizio reclami che, con un tempo degno dei ritardi dei suoi treni, potrà darti risposta in “soli” 30 giorni.
Se questa è globalizzazione, rivoglio l’omino del carbone che carica la caldaia delle vecchie locomotive a vapore: se il treno avrà ritardi o non partirà, almeno avrò la mia vittima prescelta per un liberatorio linciaggio.

W l’Italia dei rami morti.
W la Rete Ferroviaria Italiana.
W lo stato italiano, soprattutto, che investe i soldi del contribuente per rendergli un servizio vergognoso e scandaloso.

Gabriella Volpi

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