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Fede e politica

En nombre de Dios ...  Gli ultimi due anni di Óscar Romero
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3 Maggio 2021

Nell’ultimo numero del mensile “Voce Evangelica” il tema centrale è stato il dibattito sul coinvolgimento delle Chiese in materia politica. Va detto che qui in Italia un dibattito del genere non avrebbe senso, dato che la Chiesa Cattolica nel corso della sua storia ha sempre rivendicato una azione politica. Basti pensare alle guerre che si sono succedute nei secoli scorsi per togliere il potere temporale alla Chiesa o al sostegno dato nel novecento alla nascita di partiti di orientamento cristiano o alla battaglie fatte della Chiesa cattolica contro le leggi dello Stato per l’introduzione del divorzio o la legge per la tutela della maternità  che consentiva per la prima volta in Italia la possibilità per le donne di avere una assistenza sanitaria nella interruzione volontaria della gravidanza. Ancora oggi, non c’è provvedimento legislativo in cui la Chiesa non prenda sempre posizione.

Che le Chiese facciano e abbiano sempre fatto politica è la cosa più ovvia di questo mondo. Anche il non fare politica è fare politica. Certo, tante volte per preti o vescovi ha fatto molto comodo non immischiarsi nella politica. Chi negli ultimi decenni si è esposto con un impegno diretto nella politica, lo ha poi pagato con la vita. Basti pensare al Vescovo Oscar Romero e a tutti i missionari che nei paesi del terzo mondo prendono le difese di tutti gli sfruttati, pagando con la vita la loro opera di evangelizzazione. Certo don Abbondio, non scelse di fare politica perchè la  paura è stata più forte del coraggio e non sempre tutti hanno il dono della fede e del coraggio.

Ma è da Gesù che parte l’invito per un impegno nella politica sia nel suo discorso sulla Montagna delle beatitudini sintetizzato nel messaggio “Beati i poveri perché di essi è il regno dei cieli” parole che in quel contesto lo condannarono alla crocifissione. Non disse mai credo, beati i ricchi! Quindi Gesù ha fatto una scelta di campo netta, inequivocabile. Poi purtroppo le Chiese non sono sempre state coerenti con il suo messaggio e hanno preferito avere l’appoggio del potere temporale, illudendosi che facendo un patto con il diavolo, sarebbe stato più facile evangelizzare il mondo, dall’imperatore Costantino in con la famosa frase che ha accompagnato per due millenni il cammino della Chiesa: “In hoc signus vincit” fatta propria poi dai nazisti nella “Gott mit uns”, frasi sciagurate che in epoche diverse hanno introdotto nel DNA di quasi tutti i credenti il seme dell’odio e della guerra. Per noi Cattolici solo con l’avvento di papa Giovanni XXIII e poi con Paolo VI, si è arrivati in maniere inequivocabile alla presa di posizione “Mai più le guerre nel nome di Dio”. Ma oggi non è facile per noi Cristiani toglierci da dosso duemila anni di guerre fatte quasi sempre in nome di Dio. Chi scrive non può dimenticare le affermazioni di autorevoli esponenti cattolici che sino a pochi anni dicevano “Ma per la Chiesa ci sono le Guerre Giuste” chiamando Dio a giustificare le guerre, che è la più grande bestemmia che possa essere coniata.

Oggi i paesi ricchi sono in guerra con i paesi poveri, ma facciamo finta di non accorgersi di questa situazione. Facciamo parte del così detto mondo occidentale che regge la propria economia sulla produzione e il commercio delle armi. Con il nostro sistema economico-finanziario rapiniamo i paesi poveri, promuoviamo le guerre in tante parti del mondo, da cui poi scappano questi disperati e finiscono nei “nostri”  campi di concentramento in Libia o in Turchia o in Palestina. Poi quando questi disperati riescono a fuggire da questi campi di prigionia li respingiamo o non prestiamo loro soccorso quando sono in mezzo al mare lasciandoli morire, perché non sono europei e hanno vistosamente la pelle più scura della nostra. Poi ci dimentichiamo quando erano ridotti in schiavitù nei campi di cotone nel Nord America. Oggi invece li lasciamo morire in mare aperto, rimpallandoci la responsabilità del mancato soccorso tra un pese e l’altro e l’Unione Europea.

Pensiamo al clamore mediatico se a morire in mezzo al mare fossero stati 130 turisti svizzeri, non soccorsi perché scambiati per migranti: avremmo rischiato una grande crisi diplomatica pazzesca! Ma a morire sono stati migranti, ma le loro morti, ahimè, non fanno quasi più notizia. Anche nelle nostre omelie troppe volte di dimentichiamo di loro. L’unico che non si dimenticato é sempre Lui, papa Francesco che ha detto “Vergogna”. Ma ormai lo lasciano parlare, va sui telegiornali ma poi non cambia niente.

Oggi nel nostro paese ricordiamo santa Caterina da Siena, patrona d’Italia  che gli amici comboniani hanno definito la mistica della politica, perché ha scritto decina di lettere al papa di allora.

Certo che la politica è importante per la religione, basta che sia coerente al Vangelo e non al Mercato, il nuovo Vitello d’oro. E oggi una politica che salvaguardi il bene comune per farci sentire tutti fratelli, significa impegnarsi su tre cose: Battersi perché in tutti i paesi possa arrivare il vaccino per tutta la popolazione mondiale; agire politicamente per una vera conversione ecologica dell’economia e lavorare seriamente per lo smantellamento degli ordigni nucleari che sono incompatibili con il nostro essere cristiani, magari con un pizzico di ecumenismo in più.

Emilio Vanoni

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