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Grazie di cuore al personale delle cure palliative di Varese

L'hospice di Varese compie 10 anni
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2 Dicembre 2020

Buonasera,

vi invio di seguito questa lettera che ho scritto per il reparto cure palliative dell’ospedale di Varese, che si è occupato di mio nonno di recente fornendo cure a domicilio. Non ho trovato un indirizzo diretto del reparto, così affido le mie parole a voi, nella speranza che possano giungere anche a loro.

Durante questa pandemia abbiamo spesso citato l’immane lavoro e sacrificio di medici, infermieri e di tutto il personale che opera nelle strutture sanitarie, ringraziandoli, chiamandoli , a ragion veduta, angeli o eroi. Ecco, oggi desidero con il cuore raccontare di altri angeli, con la speranza che queste poche righe possano un po’ scaldare i loro cuori.

Quasi tre mesi fa è stato diagnosticato a mio nonno, 93enne, un cancro al polmone. Fortunatamente ha potuto trascorrere il suo ultimo tempo a casa, con sua moglie, i suoi figli e nipoti. Questo è stato possibile solo grazie alla sua presa in carico da parte del reparto di cure palliative, che si occupano anche della cura domiciliare. Tra i controlli di routine al nonno è stato fatto anche un tampone per il covid. Positivo.

Una spinta immane sull’acceleratore per mio nonno, un colpo ulteriore al cuore per noi. Siamo stati accompagnati ogni giorno dalla pazienza e dalla cura di questi angeli. Medici ed infermieri che si sono vestiti, con tutti i dispositivi previsti dalle normative covid, per strada, o sulla tromba delle scale, nell’androne del condominio, al freddo.

Entravano in casa con delicatezza, e prima ancora delle cure si sono occupati della dignità del nonno, costretto in un letto ed obbligato a delegare ad altri anche le cure più intime. Sono angeli che parlano con garbo, che hanno mani ferme ma gentili, che guidano, comprendono e sostengono i caregiver in presenza o al telefono, di giorno come di notte.

Si qualificano sempre con il loro nome di battesimo, così che una telefonata che parla di un peggioramento, assuma un tono quasi familiare. Provvedono ad ogni esigenza medica e assistenziale, fornendo farmaci, materiali e supporto. Ti insegnano ad accompagnare, a gestire il tempo che resta, e ti insegnano a farlo cercando di assicurare al malato la dignità che merita, togliendo per quanto possibile, qualsiasi tipo di dolore o sofferenza. Non parlano mai del paziente in sua presenza, anche se tu assicuri loro che il nonno è sordo e per farsi sentire occorre gridare. Loro scelgono un’altra stanza, per rispetto, loro tengono la voce bassa, per non dare fastidio, loro toccano solo se strettamente necessario, per non procurare ulteriore dolore gratuito.

La chiamano “terapia del dolore”, e questo non vale solo per i pazienti , ma anche per le loro famiglie.

Grazie per il vostro lavoro prezioso, silenzioso. Grazie per la vostra presenza, sempre gentile e delicata.

Grazie Gaetano, Massimiliano, dottoressa Francesca e dottoressa Ilaria. Grazie a voi e a tutta la vostra squadra. Grazie perché le parole ”prendersi cura” ora per me hanno un nuovo senso.

Una nipote, infinitamente grata.

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