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Il sindaco di Mechelen

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1 Ottobre 2021

Prima che cada il silenzio stampa sul cicaleccio elettorale, e chiunque sia il vincitore di queste elezioni e di quale sindaco si siederà sul più alto scranno del Palazzo Estense, vorrei ricordare una sola cosa ed è quello che disse un giorno l’amico e collega Battipede, “non puoi avere un mobile stile Luigi XVI e poi avere l’immondizia in casa.”

È brutto dirlo ma questa metafora calza a pennello per Varese. Dobbiamo fare grandi le piccole cose così come hanno fatto città come Trento , Mantova, Matera, Bolzano, facendo del decoro cittadino i loro punti forza, con una sola parola d’ordine: rendiamo bello quello che c’è. Marciapiedi, tombini, strade, case, giardini, parchi, sono il nostro biglietto da visita per tornare a essere almeno quel che rimane di una “Città Giardino” che ha conosciuto in tal senso i suoi fasti fin dagli anni ’50.

Sembra sia la cosa più banale ma tutti i candidati dicono che le priorità sono, la sicurezza, il degrado, l’ambiente, la sicurezza, e la pulizia della città. Bel vengano le grandi opere, l’innovazione e il restauro dell’esistente, ma ciò su cui si deve investire è la cultura delle cose, il rispetto delle leggi, della storia, e soprattutto il pubblico decoro, così forse smetteranno di urinare sotto il monumento ai caduti, sacro per la nostra cultura, (e non sono solo gli immigrati) o lasciare le immondizie nelle piazze o per le vie della città nei giorni di movida. A Mechelen, cittadina fiamminga grande come Varese è diventata un virtuoso modello di integrazione e sviluppo a livello europeo grazie a un modello “inventato” da un sindaco liberale fiammingo di nome Bart Somers che in pochi anni ha cambiato il volto e il modo di pensare alla città.

L’idea di Somers è stata che la tolleranza nasce da una mescolanza sociale pensata e ragionata con attenzione e criterio, integrare significa coinvolgere, rendere attivo il lavoro sociale. Per prima cosa il programma culturale di inclusione, prevede un corso di cittadinanza, dove ogni persona immigrata in città viene affiancata a un abitante locale (scelto da una lista di volontari che si rendono disponibili a farlo): firmando un contratto vero e proprio. Le due persone si impegnano a incontrarsi una volta a settimana per sei mesi, in modo che la persona appena arrivata abbia modo di fare la cosa più importante: imparare la lingua. In un secondo momento, di sperimentare lo stile di vita locale e conoscere leggi e costumi reciproci. Terzo modulo imparare le questioni più pratiche come l’apertura di un conto corrente o l’andare al supermercato. Se tutto questo non avviene la stessa comunità allontana gli indesiderati.

L’Amministrazione ha fatto un censimento degli immigrati e chi era senza lavoro è stato reclutato per i lavori più umili che i belgi non volevano più fare, tra questi anche quello degli operatori ecologici e della pu(o)lizia locale. Naturalmente queste occasioni diventano anche momenti di scambio umano, in cui ci si racconta, si condivide la propria storia, i propri gusti, le proprie usanze o difficoltà. È un incontro, insomma, che rende molto più difficile parlare di «musulmani» o di «occidentali» in un solo modo, o condividere il pensiero di un politico che decida di farlo, votandolo.

Oggi a Mechelen che è una delle città più pulite e visitate del Belgio i bambini si definiscono cittadini di Mechelen, contrariamente ad altre città fiamminghe , o in altre parti d’Europa, in cui invece si dichiarano, africani, musulmani, cristiani, turchi o marocchini. Non so se si potrà fare anche a Varese, di sicuro se avremo una Amministrazione “culturalmente” illuminata e un sindaco con la stessa visionarietà del Bart Somers, allora davvero si potrà aspirare a portare nelle posizioni più alte la nostra città e non solo per lo sport in generale, ma per una lezione di umanità e civiltà vera.

 

Lettera di Dino Azzalin

Commenti

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  1. carlo_colombo
    Scritto da carlo_colombo

    In effetti a Varese funziona perfettamente la raccolta dei rifiuti ma è indecoroso lo stato di vie e marciapiedi dove si trova di tutto (pacchetto di sigarette, mascherine, lattine, bottiglie ecc.) non solo nelle zone periferiche ma anche in centro città. Quasi tutte le mattine giro con il cane in centro e vedo schifezze incredibili, per fare un esempio via Cavour e via Cesare Battisti dove sia sui marciapiedi che sulla strada dove ci sono i parcheggi c’è un immondizzaio. Sono appena tornato da Ibiza, precisamente da Sant Antoni de Portmany, ebbene tutti i giorni si vedono spazzatrici al lavoro, carretti con “spazzini” che raccolgono i (pochi) rifiuti sulle strade e sui marciapiedi, autocisterne che lavano piazze e strade. A Varese ho visto una bottiglia di birra abbandonata su uno scalino di marciapiede dieci giorni fa, stamattina eta ancora lì. Per la cronaca, quando vedo qualcosa per terra ed ho le mani libere, la raccolgo e la butto nel primo cestino che incontro.
    Spero che una volta che sarà ufficiale il nuovo appaltatore ecologico la situazione migliori.

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