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La Corte costituzionale deve bocciare il decreto Rilancio

13 maggio 2020 giuseppe conte
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14 maggio 2020

Egregio Sig. Direttore

È appena arrivato il comunicato che il Governo ha definito con un Decreto le misure per rilanciare l’Italia dopo l’avvento dell’epidemia di COVID-19 con “provvedimento in DEFICIT” ossia facendo aumentare il DEBITO dello STATO di altri 55 Miliardi di Euro per provvedere al “rilancio” dell’Italia.

Dall’anno 2014 il nuovo art. 81 della Costituzione prevede al primo comma che il bilancio deve essere in pareggio.

Avvalendosi del secondo comma di tale articolo 81 della Costituzione i vari Governi Letta, Renzi, Gentiloni, Conte NON hanno mai rispettato il primo comma dell’articolo 81 facendo approvare al Parlamento le motivazioni necessarie derivanti dai vari “cicli economici” sfavorevoli.

Chiunque può dimostrare che l’arrivo della pandemia di COVID-19, ha aperto un ciclo economico sfavorevole imparagonabile a precedenti eventi degli scorsi anni.

La lettura dei dati economici del corrente anno (più che altro, ora, solo di previsione) pone molti dubbi suoi precedenti bilanci dello Stato dal 2014 al 2019 approvati “in DEFICIT” e non in pareggio.

Ritornando ad un approfondito esame del primo comma dell’art. 81 della Costituzione che così recita «Lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico” ritengo che lo Stato debba comunque osservare sempre e comunque “l’equilibrio tra entrate e uscite” previsto al comma 1 dell’art. 81.

Fermo restando la possibilità di poter fare “DEFICIT” considerando gli effetti del ciclo economico (Comma 2, art. 81 cost.) come in questo momento a mio parere sempre e comunque DEVE essere rispettato il dettato del comma 1 dell’art. 81 della Costituzione, ossia deve essere previsto come si può fare fronte alle necessità di spesa attuali.

Il primo comma dell’art. 81 è una costante perché non fa riferimento al singolo anno solare e si deve inoltre tenere conto dei parametri europei stabiliti a garanzia certa contro possibili DEFAULT: in primis tra questi vincoli va considerato il rapporto DEBITO PUBBLICO/P.I.L. pari o inferiore al 60% (Sessanta per cento).

Pertanto ritengo che il Decreto (che dovrà essere convertito in legge) per rispettare l’articolo 81, primo comma della Costituzione nonché gli accordi a livello europeo debba prevedere i modi di rientro delle spese e il raggiungimento del rapporto DEBITO PUBBLCIO/P.I.L. pari al 60% con programmi pluriennali c(che possono durare ad esempio un ventennio oppure anche un intero secolo) che vincolano i futuri bilanci annui.

In caso contrario a mio parere la CORTE COSTITUZIONALE deve bocciare il Decreto e/o la legge di conversione.

Agostino De Zulian
Induno Olona

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