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La cultura del terzo tempo

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8 febbraio 2017

Non importa chi siamo, da dove veniamo e cosa abbiamo fatto: ciò che conta è rispettarsi sempre e comunque, riconoscere nell’altro l’uomo, l’essere umano. Questo accade proprio nel terzo tempo del rugby, dove nonostante le botte durante la partita in campo, alla fine del match ci si guarda in faccia, ci si riconosce come uomini e ci si rispetta”. Questa citazione, presa dal film “Il Terzo tempo” del 2013, spiega in modo perfetto qual è il significato del terzo tempo: si tratta di una delle tradizioni più famose del rugby, si svolge dopo la partita e di fatto è un momento in cui le due squadre si incontrano per bere, mangiare e scambiare opinioni, un po’ come succede tra veri amici.

Noi della polisportiva OMC 2000 di Cardano al Campo abbiamo così pensato di prendere in prestito questa tradizione del rugby e introdurre il terzo tempo anche nella nostra società: dopo le partite casalinghe delle squadre di calcio e pallavolo, la nostra polisportiva organizza infatti un piccolo rinfresco (birra, patatine e panini per i più grandi, bibite e pane e nutella per i più piccoli e le più piccole) da condividere con la squadra avversaria. La rivalità sul campo c’è e ci deve essere sempre, ma deve limitarsi al terreno di gioco e non trascinarsi anche dopo la fine della partita. Ecco, il terzo tempo è il modo perfetto per concludere ogni sfida con un sorriso e con una stretta di mano.

Questo è il primo anno che organizziamo il terzo tempo e il riscontro che abbiamo avuto è stato molto positivo, anche da parte delle altre squadre che hanno sempre apprezzato questo momento di condivisione. In fondo, cosa c’è di meglio di concludere una partita in cui si è lottato e speso fino all’ultima goccia di sudore con una bella birra o un panino con la Nutella?

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