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La nuova “Sindrome Cinese”

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15 marzo 2019

Egregio Direttore,
se si analizza oggettivamente l’attuale quadro-paese della Cina, il risultato non può che essere impressionante: una nazione di 1.4/mrdi di persone (quasi 5 volte gli USA, tanto per capirci), sottoposte ad un governo centrale che tutto controlla e pianifica, fatta eccezione per le aspirazioni economiche individuali (il che non è poco).-

Quasi un perfetto connubio comunismo/capitalismo, che si autosostiene lasciando libero sfogo alle ambizioni imprenditoriali e di guadagno delle masse, portate con ciò alla sottostima dello strettissimo vincolo cui sono sottoposte altre loro libertà personali (di espressione, comportamentali, ecc.).- Una governance siffatta, non certo liberale ma proprio per questo forte di chiaro ed univoco indirizzo (a differenza di molte democrazie occidentali), avveduta, lungimirante, quando serve pure accomodante con l’estero, e comunque in grado di procedere a tappe forzate verso obiettivi strategici di ampio respiro strutturale e temporale, quando viene supportata da un popolo coeso e motivato, di certo non può non determinare nei vertici ambizioni che vanno ben oltre i propri confini.-C’è piena coscienza, nel partito, del recente rovinoso fallimento del nazionalsocialismo sovietico e dell’inutilità di predatorie azioni militari che, condotte su scala globale, causerebbero oggigiorno l’annichilazione del pianeta.- Molto meglio quindi vestire il lupo da agnello, e ricorrere all’ancor più potente leva economica, da usarsi per ora in modo graduale e rispettoso, almeno formalmente, delle controparti.-

Evitando troppi dettagli, senza però sottacere l’enorme M&A già attuato nei confronti di una moltitudine di importanti aziende occidentali, da tempo balza evidente la capillare penetrazione in atto da parte del sistema cinese in Africa, Sudamerica, Estremo Oriente ecc., che propone la realizzazione di primarie infrastrutture in cambio di materie prime strategiche e/o di una blanda pressione finanziaria, ma che nulla garantisce rimarrà sempre tale.-con la BELT and ROAD INITIATIVE, già partecipata a vario titolo da oltre 70 paesi e cui pure l’Italia, prima tra i membri del G7, si dichiara disposta ad aderire, gli obiettivi cinesi si stanno ancor più palesando nella loro reale portata: analoghi accordi sono già stati firmati anche con numerose nazioni UE, guarda caso quelle economicamente più fragili -Portogallo, Grecia, + 16 paesi dell’Est Europa- e quindi più sensibili alla sirena delle generose elargizioni offerte dal Regno di Mezzo.- Il suo obiettivo, del resto analogo a quello che l’Impero perseguiva già sin dal 1° millennio, mi sembra abbastanza chiaro: procedere con l’acquisizione di posizioni finanziarie dominanti (una per tutte il possesso di una quota rilevante del debito pubblico USA), o quanto meno di primaria potenza creditrice in vaste aree geografiche (in ciò agevolata dal disimpegno estero americano-America First-) confidando che, almeno così si augura Xi Jinping, in queste regioni maturino le condizioni, sospinte da capovolgimenti sociali, affinchè la loro dipendenza dal Dragone asiatico possa accentuarsi e tramutarsi anche altrove in qualcosa di simile al regime di Pechino.-Di certo non sarà un processo nè breve nè facile, ma è possibile che, qualora l’Occidente perseveri nella sua marcia in ordine sparso con le solite sterili diatribe sul se e sul ma circa un programma egemonico globale oramai di tutta evidenza potrebbe, un giorno neppure tanto lontano, trovarsi inopinatamente trasportato in un diverso, indesiderato ordine mondiale.-
Con osservanza

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