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La via maestra è la prevenzione

oppiacei nuove droghe
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5 dicembre 2018

Le sostanze psicotrope rendono schiavi i nostri giovani ed è necessario capire che la prevenzione è la “via maestra” da seguire: un’azione preventiva di riduzione della domanda, che si traduca in un intervento sulla comunità nel suo insieme, affinché l’azione educativa coinvolga il più ampio numero di persone, partendo dai giovani, dagli adulti significativi e non soltanto dai gruppi a rischio.

Quando ormai i ragazzi sono entrati nel baratro della dipendenza, siamo infatti di fronte ad un fallimento: hanno fallito tutte le “agenzie educative” con cui il ragazzo è venuto a contatto. Occorre difendere i nostri giovani e fare di tutto per evitare questa caduta, intervenendo preventivamente attraverso percorsi educativi che possano offrire valori importanti, donando ai nostri giovani passioni per cui valga la pena vivere. Oggi di droga si parla troppo poco, assente da ogni quotidiano e da ogni programma di qualsiasi partito politico, viene spesso circondata da un alea di normalità ed innocuità e se ne parla solo in seguito ad episodi di cronaca inquietanti: dobbiamo avere tutti coraggio e fare in modo che lo Stato lanci una nuova sfida educativa recuperando la centralità della relazione. Se non lo fa lo Stato, lo deve continuare a fare la società civile con l’aiuto della Chiesa da sempre sensibile al tema.

Per lottare contro le dipendenze serve accoglienza e una società che abbia il “coraggio di contagiarsi” nel supportare gli ultimi tra gli ultimi. Serve ricostruire rapporti autentici e non mediati: oggi le dipendenze non sono più solo verso una sostanza, ma anche verso un oggetto e un’attività e le parole d’ordine diventano quindi reciprocità e prossimità con i giovani. Nella crisi delle relazioni interpersonali c’è il motivo della fuga nei narcotici e il compito della società sta nell’aiutare a ricostruire la fiducia verso queste relazioni, orientando l’uomo su ciò per cui la vita va vissuta. La Chiesa con la Conferenza sulle droghe, a cui ho avuto l’onore di partecipare, si è fatta portavoce e strumento per parlare di droga e di contrasto alle dipendenze. Ora serve che lo Stato faccia la sua mossa, magari creando un tavolo permanente di studio e confronto.

Andrea Zirilli

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