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Lapidazione

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17 settembre 2019

Don Sergio di Corgeno, tutte le domeniche mi invia le sue riflessioni sul Vangelo. Insieme alle sue considerazioni mi aggiunge le note di carattere storico legate al testo domenicale, che riporto qui sotto.

La lapidazione è un tipo di pena di morte, diffusa fin dall’antichità, nella quale il condannato è ucciso attraverso il lancio di pietre. Spesso tale supplizio avviene con la partecipazione della folla. La lapidazione è stata usata fin dall’antichità per punire prostitute, adultere, assassini e, nella tradizione islamica, gli apostati e gli omosessuali. La finalità di tale pratica era sostanzialmente l’espiazione pubblica della colpa del reo ed anche la formalizzazione del diritto alla vendetta; difatti, gli stessi accusatori del condannato partecipavano attivamente al lancio delle pietre.

La lapidazione (in lingua araba Rajm), è ancora oggi presente nella giurisdizione di alcuni stati islamici, come Iran, Nigeria, Arabia Saudita, Sudan, Emirati Arabi Uniti, Pakistan, Afghanistan e Yemen, il cui diritto è strutturato sulla legge coranica. Nel 2004 alcune esecuzioni previste in Nigeria sono state fermate grazie alla pressione internazionale. Nella lapidazione il condannato è avvolto in un sudario bianco ed è seppellito fino alla vita, se si tratta di un uomo, e fino al petto, se si tratta di una donna.

La lapidazione nella Bibbia – (סקל, רגם, λιθάζω. λιθοβολἐω). La lapidazione era basata sulla nozione della responsabilità nell’esecuzione di tutta la comunità, i cui rappresentanti avevano pronunciato la sentenza. La legge biblica punisce con la lapidazione le seguenti trasgressioni: culto di altre divinità (Deuteronomio 17, 2-7), incitamento all’idolatria (13,7-11), sacrificio di bambini a Moloc (Levitico 20,2-5), profetizzare in nome di un altro dio (Deuteronomio 13,2-6), divinazione spiritistica (Levitico 20,27), bestemmia (Levitico 24, 15-16), infrazione del sabato (Numeri 15,32-36), omicidio tramite un bue (Esodo 21,28-32), adulterio (Deuteronomio 22,22,23), insubordinazione ai genitori (Deuteronomio 21,18-21). Secondo Giosuè 7,25, la violazione dell’ḥarem era anche punita con la lapidazione. Dato che la Palestina è una terra sassosa, il linciaggio tramite lapidazione era espressione comune della rabbia popolare (1 Samuele 30,6; 1 Re 12,18). Questo appare diverse volte nel Nuovo Testamento (Matteo 21,35; 23,37; Giovanni 10,31; Atti 14,5).

La lapidazione avveniva fuori dal campo, nell’epoca nomade, o della città più tardi (Levitico 24,14; Numeri 15,35; 1 Re 21,10). I testimoni erano tenuti a scagliare la prima pietra (Deuteronomio 17,7; cfr. Giovanni 8,7). Gesù di Nazaret contesta il diritto di chiunque ad eseguire una simile pena: “E, siccome continuavano a interrogarlo, egli, alzato il capo, disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva in terra. Essi, udito ciò, e accusati dalla loro coscienza, uscirono a uno a uno, cominciando dai più vecchi fino agli ultimi; e Gesù fu lasciato solo con la donna che stava là in mezzo. Gesù, alzatosi e non vedendo altri che la donna, le disse: «Donna, dove sono quei tuoi accusatori? Nessuno ti ha condannata?» Ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neppure io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più»” (Giovanni 8,7-11).

La considerazione finale è molto semplice. Tutti i testi biblici, che tante volte noi assicuriamo essere parola di Dio, sono stati scritti da uomini: alcuni possono essere considerati stati ispirati da Dio, altri no. Come nel caso della lapidazione. Soprattutto nel Vecchio testamento, i brani vanno contestualizzati nel tempo in cui sono stati scritti. Una cosa è certa: Dio non ha mai autorizzato nessuna lapidazione. Dio ha dato un solo comandamento: “Non uccidere”, mai. Non a caso Gesù, ebreo osservante, è venuto a correggere tutti gli errori del passato. Errori che a quanto pare sono tutt’ora presenti nel nostra agire quotidiano, nonostante siano passati duemila anni. Concludo queste lettera con un proverbio, coniato dallo stesso don Sergio: “Chi ama davvero, ama il mondo intero, chi odia qualcuno, non ama nessuno”. Semplicemente profetico. Peccato per la chiesa averlo emarginato.

Emilio Vanoni – Induno Olona

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