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Lettera a Monsignor Ravasi

gianfranco ravasi
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18 novembre 2018

Eminenza Reverendissima,

mi permetto di disturbare la S.V., pur essendo un semplice cittadino di questa nostra “civitas” e un mediocre funzionario pubblico, per ringraziare sentitamente la S.V. per la Sua splendida e profonda “Lectio Magistralis”, sia culturale che umana, tenuta il giorno 12/11/2018 a Milano, in occasione della IX^ edizione della Cattedra Giuseppe Lazzati sul tema “Cultura, culture, religioni per la Casa comune europea”, con parole illuminanti e sentite a favore dell’incontro e dell’integrazione dei popoli in Europa nella loro reciproca diversità, intesa quale elemento di reciproca ricchezza e di reciproco accrescimento nel rispetto delle rispettive diversità, attraverso la cultura e la memoria della nostra storia e della nostra comune condizione umana, essendo noi tutti appartenenti all’unica e medesima “razza umana”.

Avendo la S.V. ben ricordato la posizione di apertura verso le nuove genti entrate a far parte della “Res publica romanorum” espressa dall’imperatore Claudio, uomo colto, con un discorso illuminante e coraggioso rivolto al Senato già nell’anno 48, la S.V. mi ha permesso di intervenire nel dibattito e di ricordare altresì che, se all’inizio del V° secolo Sinesio di Cirene, filosofo neoplatonico e Vescovo di Cirene, esprimeva all’imperatore d’oriente Arcadio i timori relativi all’integrazione con le nuove popolazioni barbariche che non parlavano la stessa lingua, non avevano gli stessi usi e costumi e non avevano la stessa fede religiosa del popolo romano ricordiamo, vi fu anche la più aperta e non isolata posizione espressa nella seconda metà dello stesso V° secolo da Sidonio Apollinare, illustre vescovo di Clermont in Gallia, il quale lodò la “Civitas” di Roma poiché accoglieva indistintamente, sempre nel rispetto delle sue leggi, tutte le genti straniere indipendentemente dalla loro etnia, dalla loro lingua e dalla loro religione!

Occorre riaffermare con la forza della cultura, della ragione e della civiltà che studiare la storia è necessario per capire e per conoscere il tempo presente, anche se da molti è considerata inutile poiché non serve per ottenere un guadagno economico, e che la scuola dovrebbe far comprendere ai giovani l’importanza della storia spiegando i fatti, gli eventi, le cause e le loro conseguenze, insegnando i grandi valori intramontabili e sempre attuali anche per la nostra società contemporanea. Conoscere la storia dovrebbe impedire che si ripetano gli errori, anche tragici, del passato; “Un popolo senza memoria è un popolo senza futuro” diceva giustamente lo scrittore cileno Luis Sepúlveda.

Mi auguro veramente tanto che la S.V., Persona e Docente di profonda e di sconfinata cultura, continui ancora per lungo tempo nella Sua importantissima e fondamentale attività pastorale e culturale in tempi oscuri in cui la stessa cultura, la quale ci fa conoscere e comprendere il mondo e la condizione umana, se non produce guadagno economico e materiale immediato, viene purtroppo dai molti disprezzata poiché ritenuta inutile, essendo la S.V. sempre illustre e alto esempio di profondo senso umano e cristiano per una società “moderna” sempre più arida e più povera di sentimenti, sempre più indifferente al bene pubblico e sempre più vuota di veri valori umani, attenta solo alla vuota quanto vana esteriorità, e sempre più chiusa nel deserto del proprio egoismo privato, nella quale purtroppo “gli uomini preferirono le tenebre alla luce”!

Ricordando come il sommo Platone auspicasse che i governanti della “Res publica” dovessero essere sempre “filosofi”, ossia persone sagge e sapienti, dedite solo al bene pubblico, e chiedendo ancora scusa per il disturbo arrecato, mi è alquanto gradita l’occasione per rinnovare alla S.V. la mia più viva e più profonda stima stima con i miei più sentiti ossequi.

Alberto Morandi – Laveno Mombello (VA)

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