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Lo Stato di Diritto ai tempi del social network

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Lo Stato di Diritto ai tempi del social network
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17 agosto 2018

Genova è stato un disastro tremendo. Ma non è con i proclami, con le centinaia di tweet, con l’indignazione al chilo, con le parole buttate lì tanto per dire qualcosa, con gli slogan ad effetto, minacciando di ritirare le concessioni, ponendosi a giudice e stato di diritto contemporaneamente al di fuori delle aule di tribunale, non è che con questi comportamenti si possa pretendere di fare giustizia.

Di fronte a queste tragedie esiste uno Stato di Giustizia, esistono tecnici e periti che devono appurare se è stato fatto tutto il possibile per evitare il crollo e quindi questa sia stata solo una fatalità. Sarà la magistratura a valutare, con assoluta trasparenza e rigore morale. Il disastro è così mastodontico che non si avrà modo di nascondere od occultare alcuni suoi aspetti o negligenze.

Ma lo Stato di Diritto impone anche a chi ha subito un danno di essere risarcito e a chi è gli è stato assegnato un contratto di portare a termine le concessioni. Non è che vomitando parole a vanvera sui social network si faccia un buon servizio allo stato di Diritto, anzi, si impone la propria caotica visione di cosa è giustizia e cosa no. Una visione altalenante, schizofrenica, una visione che un giorno vede il sole ed il giorno dopo si ribalta vedendo pioggia.

Una visione che innesca campagne di diffamazione ed odio sui social network (i loro veicoli preferenziali di comunicazione) andando ad accusare società e persone a caso. Se la si prende con un investitore, con un fotografo che ha lavorato per un marchio associato a quell’investitore ignorando completamente procedure, regole, leggi e anche un sano senso di cosa è lecito e cosa non lo sia.

In un frangente del genere un Governo dovrebbe pensare solo a due cose: contenere i danni muovendosi subito per garantire una soluzione definitiva a questo crollo, che sia un nuovo ponte o che sia la famosa “Gronda” così tanto contestata dagli esponenti grillini di questo nuovo “esecutivo” (le virgolette non sono messe a caso).

Invece questo governo vomita (ed il termine è azzeccato) quotidianamente il suo pensiero sul social network come se solo lì ci fosse l’unico e solo tribunale a cui devono rispondere, l’unico interesse nazionale del paese ovverosia far calmare i deliri di pancia di una manica di giustizionalisti armati di forcone e torcia.

Mi preoccupa essere governato da un Governo che quando ha avuto modo di esprimersi si è solo occupato di problemi irrisori per il paese (fondamentale inserire sui gratta e vinci l’avviso che nuoce alla salute) e oppone una resistenza quasi tragicomica a qualsiasi progetto di innovazione.

Abbiamo solo la profusione dei NO-qualcosa. No-vax, No-Tav, No-Tap, No-Euro….in sintesi estrema è il governo dei NIMBY (Not In My Backyard – non nel mio giardino).
Con voi a breve non sì avrà più il rischio di decidere qualcosa, saremo fuori da qualsiasi interesse e rilevanza internazionale. Andremo avanti per inerzia e soprattuto quando la Unione Europea, che ancora ci sopporta come farebbe un genitore con un bambino viziato e capriccioso, quando deciderà di non darci più finanziamenti di nessun tipo allora sì che in questo paese ci sarà il primo vero playground di migrazione dal capitalismo alla dittatura mascherata da Stato federale, una sorta di enclave Venezuelana in Europa.

Con la salute ci avete retrocesso a livelli medievali basando la sicurezza di tutti i cittadini e dei più piccoli e quindi indifesi, alle letture serali di qualche invasato su Facebook, così che i genitori al mattino dopo si sono improvvisati virologi ed infettologi di fama mondiale.
Ha ragione il prof. Burioni a dire che l’autocertificazione per i vaccini ai propri figli è come allacciarsi le cinture di sicurezza dopo essere andati a sbattere.

Purtroppo noto che sta avendo luogo lo stesso modus operandi di fronte a questo drammatico crollo. Desta timore un governo che invece di dare garanzie a tutte le parti coinvolte e far lavorare la magistratura, perda la testa e si sprechi in giudizi sommari che non fanno altro che fibrillare e mettere in agitazione (nonché dare adito) alla parte più complottista, rivoluzionaria ed ahimè ignorante di questo paese. Una parte che ci sta facendo procedere a larghi passi verso una recessione senza precedenti, una mancanza cronica e sistemica di spinta produttiva ed innovatrice. I nostri giovani scappano all’estero e voi siete ancora convinti che lo facciano esclusivamente per qualche centinaio di euro in più.

Tutto questo ha del paradossale se si pensa che gli artefici di questo modo di pensare così cristallizzato, così inerte, così trincerato dietro a pregiudizi e conoscenze sommarie sono proprio quelli che sono arrivati ad assumere la attuale carica politica sfruttando proprio quegli strumenti di comunicazione moderni, veloci, potenti e diretti come i social network. Strumenti che intrinsecamente sono proprio la incarnazione di dinamismo, di cambiamento, sono l’antitesi della immobilità che voi proponete eleggendovi ad imperatori di tutti i movimenti NO-Qualcosa di questo sciagurato paese.

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