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Lo scontro al governo e l’autonomia regionale

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18 luglio 2019

Caro Direttore

Nel corso del 2019 continuiamo ad assistere a scontri piuttosto seri nella maggioranza Lega-M5S, risolti con compromessi che hanno lasciato strascichi e mal di pancia in tanti, troppi degli alleati, in particolare il decreto sulla sicurezza ha fatto arrabbiare una buona parte di grillini, e il reddito di cittadinanza non ha convinto altrettanti leghisti. La manovra ha visto gli uni contro gli altri, firmare poi un armistizio molto precario e piuttosto confuso. Cosa succederà a settembre ?

Ma un problema di non facile soluzione si presenta con insistenza ai due partiti : l’autonomia regionale. Il Nord la vuole, anzi la esige, il Sud la rigetta e minaccia crisi e rivolte. La Lega non può ignorare le richieste di autonomia, volute almeno in Lombardia da un Referendum, ma di certo auspicate anche da Piemonte, Veneto ed Emilia. I pentastellati, a loro volta, avendo conquistato il Sud con promesse varie e piuttosto difficili da mantenere, sono decisivamente contro ogni forma di autonomia regionale che, a loro dire penalizzerebbe una volta di più il sud che già soffre del divario economico e sociale che lo differenzia dal nord. In pratica i pentastellati eletti nel sud pensano che questa autonomia ancor di più favorirebbe la separazione tra nord e sud, favorendo l’espansionismo economico dei nordisti e penalizzando ancor di più i sudisti.

Regioni ricche (quelle del Nord), Regioni povere (quelle del Sud).

Ritornano le accuse ai nordisti di aver sfruttato il sud e ora di abbandonarlo di nuovo. Secondo costoro (parlamentari pentastellati !) il nord ha un grandissimo debito verso il sud che una autonomia regionale impedirebbe di pagare. I Leghisti non potranno mai accettare tali pretese e non potranno negare autonomia alle regioni del nord a meno che non vogliano suicidarsi politicamente. I cittadini del nord ben ricordano cosa fu la Cassa del Mezzogiorno : uno strumento di assistenzialismo e di dilapidazione di un capitale enorme, pagato in particolare con i soldi dei nordisti. Uno dei punti di maggior scontro tra Lega e M5S è costituito dalla scuola, in particolare dal reclutamento di personale insegnante e non a livello regionale. A questo si aggiunga la proposta leghista di gabbie sociali che comporterebbero stipendi diversi tra nord e sud con una maggiorazione per i lavoratori del nord. Ciò penalizzerebbe gli abitanti del Sud. Fontana ha già risposto a queste critiche con una frase lapidaria : questi critici non hanno neppur letto, o hanno letto senza capire, cosa si dica al proposito nella proposta leghista !

A questo problema di non facile soluzione (alcuni parlamentari pentastellati parlano di crisi di governo piuttosto che accettare l’autonomia del nord) si aggiunga il problema della TAV. La Lega non può affossare la TAV a meno, anche questa volta, di suicidarsi politicamente. La TAV deve essere terminata e non sarà una commissione consultiva formata da sei persone delle quali quattro più il Presidente sono dichiaratamente no-TAV a fermarla ! Il Piemonte, dove i no-TAV sarebbero presenti in forze, è stato conquistato dalla Lega con una compagine governativa chiaramente pro-TAV. Il Piemonte vuole la TAV, Toninelli se ne faccia una ragione !

Salvini comincia a preoccuparsi della perdita di consensi al nord. No autonomia e no TAV potrebbero causare un significativo ridimensionameto della Lega. Alla perdita di consensi al Nord, Salvini pensa di sopperire con il voto cattolico ! Sarà, ma è tutto da dimostrare !

E poi diciamola una volta per tutte, il reddito di cittadinanza proprio non piace ai nordisti, lo ritengono uno strumento elettorale che premierebbe soprattutto chi non avrebbe voglia di lavorare. Non sarà di certo vero, ma l’impressione tra i nordisti è forte. E molti lo paragonano agli assegni di invalidità concessi a ciechi che ben ci vedono e storpi che giocano al calcio o fanno i ciclisti.

Cordiali saluti da un Italiano, convinto autonomista, anche se non leghista

DR Carlo Passarotti

NOTA : Le recenti accuse alla Lega di aver ottenuto finanziamenti non denunciati dalla Russia, accuse enfatizzate da certa stampa “progressista” e/o “radical-chic”, accolte premurosamente dalla Magistratura, ingigantite da Di Maio e sodali, ai quali si è accodato Zingaretti con la frusta richiesta di Commissione d’inchiesta, non sembra abbiano provocato un calo significativo del consenso elevato di cui godrebbe ancora il partito di Salvini

Salvini ha prontamente risposto che nulla vi è di vero in queste accuse, e il suo elettorato sembrerebbe avergli creduto.

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