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L’uragano Coronavirus e quell’alfa privativo

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7 aprile 2020

Ieri sera il Santo Padre ci ha invitato ad utilizzare il dono del tempo usando la creatività dell’amore per vincere l’isolamento.
Le nostre vite pre Coronavirus sono state da sempre un treno in corsa nel viaggio affascinante della vita: siamo sempre partiti senza alcuna paura, preso rapidamente velocità e viaggiato decisi e spediti alla guida della locomotiva, senza nemmeno guardarci indietro a volte.
Non sempre abbiamo conosciuto la destinazione del viaggio e talvolta non siamo nemmeno riusciti a stabilire la direzione precisa in cui volevamo andare, ma il nostro costante procedere su binari dritti, ci ha sempre trasmesso una sensazione di forza e sicurezza non solitamente comuni e per questo il viaggio della vita è sempre stato come lo immaginavamo. Poi arriva l’inaspettato: i binari deviano, il treno deraglia, e appare quel muro che sembra impossibile da scavalcare. Arriva l’uragano, in sintesi.
E l’uragano è arrivato!
Nella grammatica greca c è un prefisso, che prende il nome di “alfa privativo”, che quando viene usato, non promette nulla di buono, perché ha il potere di negare il significato della parola che segue.
È cosi quella apparente ed innocua “a” appostata lì, ad inizio parola, va a mutarne il senso, fino a significarne l’esatto contrario. Ecco che parole come “passione”, “calma”, “socialità” con quella piccola aggiunta ci risuonano al negativo e diventano: “a-patia”: mancanza di passione ( dal latino pathos); a-tarassia: mancanza di agitazione ( dal greco taraxis); a-socialità: mancanza di socievolezza.
Ecco, in questo periodo con l’avvento dell’uragano Coronavirus nel nostro mondo, tutti noi abbiamo quell’alfa privativo davanti, che priva, che nega, che toglie.
È proprio lì, e ce lo ricordiamo ogni mattina che non possiamo uscire, che non possiamo abbracciare, nè andare al lavoro, né passeggiare.
È arrivata la stagione della negazione, e proprio per questo è necessario e più che doveroso, riprenderci tutto iniziando laddove quell’alfa privativo non ci ha raggiunto: nella gestione del nostro tempo, che dall’essere metaforicamente un treno in corsa, si è rallentato.
Nessuna velocità. Solo calma. Da ormai 40 giorni abbiamo l’opportunità ed il tempo di fermarci, guardarci indietro, guardarci dentro, scoprirci, riscoprirci.
Allora proviamo a rovesciare le nostre vite, a stravolgerle, ad abbandonarci alle nostre passioni, ad inseguire i nostri sogni, a portare avanti quel progetto nel cassetto chiuso da troppo tempo, a cambiare lavoro se questo ci rende infelici, a rischiare la certezza con l’incertezza, ad amarci anche nella nostra solitudine.
Proviamo a cambiare, quando è ancora possibile cambiare perché come afferma il Santo Padre “ la vita è un dono, che si riceve donandosi”.
Andrea Zirilli

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