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Malpensa, fissare un solo limite di crescita

Malpensa generica 2019
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20 luglio 2019

VERITÀ, VERITÀ, VERITÀ

La prossima settimana si chiuderanno le porte di Linate e si apriranno quelle di Malpensa per accogliere più di 2 milioni di passeggeri che saranno costretti a partire dall’Aeroporto nel Parco del Ticino.

Certo non possiamo che accettare che, a fronte di lavori di ristrutturazione di una infrastruttura, altre debbano prendersi carico delle funzioni là interrotte.

Capita con le scuole, le strade, le ferrovie, capita ovviamente anche con gli aeroporti.

Quello che ci serve è però la VERITÀ: capire quello che accade, perché sta accadendo e perché sembra essere inevitabile.

Ed anche perché sembra non si trovino le strade per gestirlo o per fissarne i limiti.

La VERITÀ è che quanto accadrà era già previsto nei documenti presenti nel vecchio Masterplan che progettava un aeroporto da 50 milioni di passeggeri e che quindi stupisce l’impreparazione di tutti verso questo evento.

La VERITÀ è che da un anno in molti sapevano quello che accadrà nei prossimi tre mesi, ma solo nelle ultime settimane hanno cominciato a cercare le soluzioni per gestire il traffico su gomma e su ferro, il problema della ricerca di aree parking, il posizionamento di strumenti per rilevare aria e rumore.

La VERITÀ è che non conosciamo nulla del cantiere di Linate e perché sia stato scelto questo periodo e perché duri tre mesi e perché i voli sono stati spostati quasi tutti a Malpensa.

La VERITÀ è che non sappiamo se questi mesi saranno una emergenza da non ripetere o una sorta di esperimento per capire la funzionalità dell’aeroporto e la capacità di sopportazione del territorio.

Tutti documenti che sono stati presentati dal 1998 ad oggi, ripetono inequivocabilmente che il territorio, le infrastrutture, non potranno sopportare questa quantità di movimentazione di aeromobili, passeggeri, merci.

Tutti i documenti presentati nei diversi progetti mettono in luce come tutte le infrastrutture vadano in crisi e l’area subirebbe un irreversibile danno ambientale.

Non esistono compensazioni o mitigazioni ambientali che possano restituire la possibilità di integrare QUALUNQUE AMPLIAMENTO dell’aeroporto.

È arrivato il momento per tutti gli organi e gli enti competenti di fissare non solo il limite di crescita di questo aeroporto, ma anche di tutto il sistema infrastrutturale, non solo della mobilità, attraverso uno strumento, la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) che, se Regione Lombardia non vuole attuare attraverso il Piano d’Area, i Comuni coinvolti, non solo quelli del CUV, dovrebbero attuare in modalità “volontaria”, così come fece il Parco del Ticino anni fa.

La VERITÀ è che è arrivato il momento di fissare i limiti tra il possibile sviluppo dell’aeroporto e la vivibilità del territorio.

Jimmy Pasin

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