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Meglio tardi che mai

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12 dicembre 2018

Egregio Direttore,
debbo nuovamente osservare con un pò d’invidia, peraltro senza alcuna pretesa “pantedesca”, quanto siano fantasiose le nostre quotidiane diatribe in rapporto a ciò che di concreto si sta già realizzando nel suddetto paese.

Tale governo ha già canonizzato, invero come da noi per correttezza informativa, le caratteristiche tecniche delle nuove reti 5G che, attraverso l’incremento tra 10/100 volte della quantità di dati inviata per unità di tempo (bit/secondo) ora veicolata dal 4G, e la contestuale riduzione a millisecondi della latenza (intertempo tra generazione/ricezione del segnale), relegherà in buona sostanza all’ultimo posto per importanza l’utilizzo della rete per la telefonia mobile, aprendo le porte al pieno sfruttamento dell’Intelligenza Artificiale, ed in primis all’Internet delle Cose, le cui applicazioni sono di così vasta portata (traffico veicolare a guida autonoma, telemedicina, intere fabbriche/processi pilotati da remoto via internet, solo per fare qualche esempio) da non essere ancora definito appieno.

In Germania, dicevo, mentre le grandi case automobilistiche (da noi quasi solo un ricordo) quali Daimler, VW, BMW si stanno concentrando sul passaggio alla mobilità individuale elettrica perchè questo è il loro tipo di core business, chi con transito diretto (VW), chi con un interludio “ibrido” (le altre due), stiamo assistendo ad un fenomeno quanto meno singolare ma che bene rimarca l’importanza del concetto di “ricerca”, da noi non sufficientemente valorizzato: le principali società di componentistica automotive (Bosch, ZF, Continental) logicamente molto più grandi e strutturate che da noi e fortemente motivate dai loro grossi clienti verso l’innovazione di prodotto, stanno letteralmente, ma sottovoce, superando il maestro.

Grazie alla loro flessibilità ed alla fortissima istanza di know-how digitale che i grandi produttori, forse improvvidamente, indirizzano loro, queste aziende stanno sviluppando a ritmo serratissimo, avveniristici e lungimiranti progetti di trasporto elettrico urbano multiplo a guida autonoma; ZF, per esempio, inizierà già nel 2019 la produzione in serie, nello stabilimento di Aquisgrana, dei cosidetti minibus elettrici autoguidati, mentre Bosch presenterà inizio gennaio, a Los Angeles, un proprio shuttle cittadino destinato al mercato mondiale; essa inoltre da tempo si interfaccia con la città di Londra, dalla quale sta già ricevendo ed elaborando un’immensa mole di dati sul traffico locale, nell’intento di sovvertirne completamente, ed a breve, il principio ispiratore (car sharing, nella sua più ampia ed ecologica accezione).- Tutto ciò, evidentemente, trova supporto in un “humus” ed in un “sistema paese” molto diverso dal nostro, forte di una dialettica basata (forse fin troppo) sulla concretezza ma i cui risultati sono peraltro sotto gli occhi di tutti.

Fortunatamente, in questi ultimi giorni, anche da noi qualcuno sembra essersi reso (giocoforza) conto che se si azzoppa il cavallo carro e cavalieri non vanno da nessuna parte.

Concetto pure elementare, e che dovrebbe rientrare automaticamente e di prepotenza negli obiettivi di chi guida il Paese. Ben venga dunque questo nuovo orientamento, con l’augurio mio personale che si tratti di una meditata presa di coscienza e non già dell’ennesimo tentativo di strumentalizzare “pro-tempore” l’evidenza dei fatti.
Con osservanza

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