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Pace in Palestina

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19 Maggio 2021

È certamente straziante vedere tutti i giorni il ripetersi di questo scontro cruento in Palestina, dove a morire sono sopratutto civili e tanti bambini, nello stresso territorio in cui è nato, vissuto, crocifisso e risorto Gesù Cristo, dalla cui predicazione è nata, o avrebbe dovuto nascere, la civiltà dell’amore. Mi sono chiesto se la Palestina sia ancora la Terra Promessa o una terra maledetta, domanda angosciante.

Poi mi sono posto altre domande: Ma come può esistere un conflitto che si trascina da oltre settanta anni. C’è qualcosa che sfugge alla razionalità e al buon senso. Qui in Italia bastarono due anni di guerra, dal 10 giugno 1940 al 25 luglio del 43, per far nascere un sentimento comune di NO alla guerra. E’ vero poi che la guerra terminò solo il 25 aprile del 45, ma gli italiani si erano stancati della guerra già nei primi due anni. In questo conflitto arabo-israeliano qualcosa che non comprendo.

Forse allora dobbiamo incominciare a dire, senza tema di smentita, che la stragrande maggioranza dei palestinesi e degli israeliani vuole la pace.  L’altra domanda che ci dobbiamo porre è chi vuole la guerra? Si potrebbe rispondere che a fomentare la guerra siano delle minoranze estremiste che promuovono la violenza per fini ideologici. Ma anche queste sarebbe una risposta banale. La verità io credo che si debba cercare nei servizi segreti internazionali che per interessi economici si muovono per fomentare l’odio e promuovere il commercio delle armi. Non è un caso che oggi a livello internazionale a difendere i sacrosanti diritti dei palestinesi ci siano tre paesi, Turchia, Egitto e Iran, tre dittature, forse coloro che vendono le armi ad Hamas, magari con il beneplacito di Netanyahu, che del conflitto arabo-israeliano ha sempre costruito il suo consenso elettorale. Netanyahu sa che se scoppia la pace in Palestina, lui è politicamente finito. E la mia non è fantapolitica.

Cosa possiamo fare qui in Italia e in Europa perchè in Palestina scoppi la pace? Intanto non dobbiamo cadere nel tranello delle contrapposizioni, scendere nelle piazze o con le bandiere della Palestina oppure con quelle dello Stato di Israele, facendo così il gioco dei guerrafondai. Noi in Italia e in Europa abbiamo un compito importante: far sentire a tutta la Palestina che il messaggio  di pace, di dialogo, di incontro, di nonviolenza e di amore sia possibile.

Inutile anche chiedere l’embargo delle armi, anche se corretto, contro Israele, sapendo che gli Stati Uniti forniranno sempre tutte le armi necessarie per difendersi. Il movimento che dobbiamo promuovere non è contro qualcuno. Inutile anche proporre la soluzioni dei due Stati, se prima non si ferma la guerra; le soluzioni politiche verranno dopo. I palestinesi hanno mille ragioni per protestare, ma devono rendersi conto che la pace in Palestina passa solo attraverso il riconoscimento ufficiale di Israele e una lotta pacifica e nonviolenta, perchè questo è quello che vuole la stragrande maggioranza dei palestinesi e degli israeliani: vogliono vivere in pace. Questo è il compito del movimento pacifista in Italia e in Europa: so che con è cosa facile, anzi molto difficile, ma è l’unica strada possibile. Il resto rischia di essere, non solo un errore, ma una grande perdita di tempo.

Emilio Vanoni

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