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Pensieri di un architetto varesino: la città inclusiva

Gianmarco Salerno Bellotto
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19 Giugno 2021

Egregio Direttore,
voglio portare alla luce, in questa mia comunicazione, come alcuni temi importanti di vivibilità urbana RISCHINO di passare in secondo piano in questo momento di particolare contingenza pandemica.
La città è il luogo eletto per sviluppare i temi della socialità, che non deve trascurare l’integrazione delle categorie deboli, ma da queste deve prendere le mosse per poter reinventare i luoghi dell’aggregazione, a partire dai disagi già visibili e storicamente consolidati, cercando soluzioni che includano i disabili come categoria eletta al vaglio delle proposte e delle idee più idonee al disegno di una nuova città inclusiva anziché escludente.

Gli elementi di criticità di percorribilità e accessibilità alle aree e alle funzioni urbane, già presenti nella vasta area delle disabilità si acuiscono in questo momento, costringendo ad una progettualità più sensibile ai temi degli spazi e dei percorsi “fluidi”, dei servizi di assistenza al tema delle disabilità motorie e/o psicologiche.
In che senso, quindi, una città come Varese, ritiene di affrontare questo tema includendolo nelle scelte di mobilità sostenibile, di rigenerazione urbana, di reinvenzione dei temi di aggregazione, a fronte dei nuovi temi emersi dalla emergenza pandemica Covid-19.

Ritengo che una città che si sviluppa nei suoi valori con quote geografiche che partono dal lago di Varese (238 mt di quota) e si estendono fino alla preziosità del Sacro Monte (883 mt di quota) e poi ancora a salire fino al Campo dei fiori (circa 1100 mt di quota), con un dislivello di circa 860 mt, debba porre molta attenzione a non escludere nei propri progetti prioritari il tema della disabilità, eleggendolo a tema e filtro di bontà delle idee solutive avanzate.
Le barriere e gli ostacoli di tipo urbanistico, architettonico, infrastrutturale, legislativo, di comunicazione che impediscono alle persone disabili un accesso paritetico alla vita sociale, a partire dai contesti urbani di vita e di residenzialità, sono una condizione indispensabile per consentire a tutti di avvalersi pienamente dei diritti sanciti dalla Convenzione delle Nazioni Unite, dai trattati U.E e dalla Carta dei Diritti fondamentali, oltre che dalle rispettive legislazioni nazionali.

E’ in primis un dovere di civiltà eliminare ogni tipo di barriera, per restituire piena e paritetica dignità alla persone in vista del superamento di ogni discriminazione fisica e di ogni stigma sociale: tutti gli ostacoli materiali e immateriali che si frappongono a questo principio di eguaglianza e partecipazione devono dunque essere rimossi.
L’ambiente urbano, gli spazi pubblici, i trasporti e le relative infrastrutture, le aree pedonali, l’eliminazione delle barriere architettoniche, l’informazione e la comunicazione tradizionale, le nuove tecnologie TIC, i progetti di inclusione, le strutture e i servizi, l’accesso al lavoro e allo sport, devono diventare la tavolozza imprescindibile, su cui costruire idee e progetti inclusivi per il nuovo tempo Pandemico e del Recovery fund.

Cosa dire quindi di esempi di quadro internazionale a particolare vocazione turistica, che affrontano il tema della mobilità lenta sostenibile da tempo in modo anche creativo, con soluzioni aeree che permettono di spostarsi per lunghi tratti con cabine sospese che permettono viste aeree del contesto paesaggistico con profondità visive affascinanti e molto “esaustive”.
Costruire una funivia in città può sembrare un’idea bizzarra, ma nel corso degli anni questo mezzo di trasporto si è fatto largo in alcune grandi metropoli mondiali. Berlino, Medellin, Londra, Lisbona e perfino New York sono solo alcuni esempi di città che ancora oggi sfruttano il cielo per velocizzare gli spostamenti e per alleggerire il traffico della rete stradale.

Ricordo il mio ultimo giro a Lisbona, quando guardando la città da pochi metri sopra l’acqua potevo ammirala, percorrendo lunghi tratti utili di spostamento senza affaticarmi, potendo leggere e fotografare e chiacchierare in tutta calma unendo l’utile al dilettevole.
Così mi immagino che Varese possa pensare oltre che alle sue vocazioni turistiche per sportivi, a quello per disabili, per persone anziane e per categorie deboli, con sistemi che guardino con fascino e curiosità ai nuovi temi urbani e alle nuove sfide progettuali urbanistiche e sociali con attenzione nuova.

Immaginate quindi, come suggeriva il mio collega Architetto Carlo Moretti, di poter attraversare luoghi e superare dislivelli in scenari paesaggisticamente mozzafiato utilizzando cabinovie; io mi immagino in compagnia dei miei genitori in escursioni a misura di famiglia, come pure spero in futuro di poter raggiugere il Campo dei Fiori in compagnia dei miei cari, dal più piccolo al più grande, senza dover prendere l’auto, ma il trenino a cremagliera, parimenti a quello in funzione che va al Sacro Monte, senza dovermi avventurare in auto su per la montagna in una strada stretta e tortuosa.

Allo stesso modo voglio immaginare, che nelle attività diuturne, i miei genitori come tutte le persone anziane, possano in futuro contare non solo su servizi a domicilio prenotabili on-line a misura di NERD, ma di persone spesso nemmeno in grado di accedere a Internet o fare un ordine on-line se non con l’ausilio di figli e nipoti e vicini volenterosi.

Gianmarco Salerno Bellotto – (architetto)

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