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Perché dedicare una scuola al generale che massacrò i monaci etiopi?

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25 Maggio 2021

Gent.ma redazione,

Il 23 maggio ricorreva il triste anniversario della strage di Debrè Lebanon in Etiopia, efferato crimine di guerra compiuto dalle truppe ascare agli ordini del generale Pietro Maletti che per questo fu condannato. A Cocquio Trevisago gli fu dedicata una scuola elementare.
In questi giorni diversi social hanno riportato la cosa creando non poche reazioni, pure sulla pagina Facebook  “oggi nel Varesotto”.
Scopro così che dopo la buona notizia della cancellazione del toponimo “via Pietro Maletti” da parte del amministrazione comunale anche la scuola a lui dedicata in Cocquio Trevisago vicino al comune, è stata adibita a magazzino e perciò non è più utilizzata a fini scolastici. Bene!
Decido di verificare.
La targa è ancora lì.
Cosa impedisce la definitiva presa di coscienza e la conseguente azione da parte di chi può e già ha fatto bene…ma ha lasciato indietro un pezzo.
Toglietela, per favore.
Grato per l’attenzione
Carlo Sandrin

P.S. A Dusseldorf non hanno mai pensato di dedicare una scuola dei bambini a Erik Priebke.

Gentile Sandro,
grazie per la sua lettera che consente di tornare ancora una volta su un argomento importante e legato, che ci piaccia o no, con la nostra storia e la necessità di non dimenticare il passato. La scuola elementare di Cocquio Trevisago è dedicata oggi fortunatamente ad un grande del passato, il pittore Innocente Salvini, maestro di colori e forme che ancora oggi rappresentano un tocco, inconfondibile messaggio, della cultura profondamente radicata nell’animo delle persone che vivono queste terre: il taglio della polenta, gli emigranti, il lavoro nei campi sono storia di famiglia. Cultura che non va dimenticata. La targa all’ex scuola elementare dedicata a Pietro Maletti è ancora lì, come conferma la foto che allega. La informo che è ancora presente anche una targa in quella che fu la via Pietro Maletti (oggi rinominata per volere della giunta ai “Martiri Cristiani”), che sta ad indicare appunto l’intitolazione alla medaglia d’oro al valor militare che avvenne nel 1940 dopo la morte del generale a Sidi el Barrani il 9 dicembre dello stesso anno in uno scontro con le truppe inglesi durante l’”operazione Compass”. È giusto il suo appunto nella misura in cui rappresenta la decisa volontà di non lasciare fraintendimenti fra chi passa, guarda e va: esiste una grande differenza fra una scuola dedicata a un generale tout court e una scuola – sebbene “ex“ – intitolata a chi venne premiato in vita, ma condannato dalla storia. Varesenews ha diffusamente trattato il tema in passato. Forse quella targa verrà tolta dall’edificio quando esso sarà adibito ad altro uso pubblico. Quello che non va rimosso è il ricordo di ciò che fu, nel bene o nel male (in questo caso nel male), il senso della nostra storia: per troppo tempo le pagine delle “gesta coloniali“ italiane sono state taciute dalla storiografia ufficiale ed è giusto che le nuove generazioni sappiano quello che è stato. Togliere sì, cancellare mai.
Andrea Camurani

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