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Referendum sulla giustizia: la vera partita si gioca sul sistema d’elezione del Consiglio Superiore della Magistratura

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13 Febbraio 2026

Egregio direttore

Tra poco noi comuni cittadini elettori saremo chiamati al Referendum sulla riforma costituzionale della magistratura italiana e non ci sarà la scappatoia dell’astensione, in assenza del quorum.

Assistiamo ad uno scontro sul tema che è puramente politico. E potrà sembrare strano dato che la Costituzione, articolo 101, recita: “La giustizia è amministrata in nome del popolo. I giudici sono soggetti soltanto alla legge”.

In realtà lo scontro ha radici profonde nella nostra storia politica repubblicana. La vera partita non è sulle presunte minacce alla democrazia ed al principio della separazione dei poteri.

Dividere le carriere tra magistrati giudicanti e requirenti significherebbe solo aderire ad un modello organizzativo diverso e in uso già in molti Paesi, più precisamente spingendo il nostro Paese verso un sistema in uso nella maggioranza delle democrazie occidentali.

La vera partita del Referendum si gioca sul sistema d’elezione del Consiglio Superiore della Magistratura – CSM, ovvero la riforma è un attacco frontale alle “correnti politiche” dentro la magistratura. La parola chiave della riforma costituzionale è il termine “sorteggio”.

Non che sia una novità: se ne parla della proposta di riforma del 1971 a firma on. Almirante – storico segretario MSI – per il vero assai più moderata di questa d’oggi. Per giustificare l’introduzione solo parziale del sistema casuale di scelta dei membri togati del CSM si scriveva nel preambolo che “l’inesistenza di vincoli, per questi magistrati, con gruppi costituenti la base elettorale conferirebbe ad essi una maggiore indipendenza e quindi favorirebbe la possibilità di rendere meno politicizzato l’organo di autogoverno della magistratura”.

La questione quindi è vecchia, siamo dentro un dibattito di lungo corso sull’opportunità del ruolo dei “raggruppamenti politici” nella magistratura, che trovano il proprio scopo concreto proprio nella competizione elettorale per l’elezione dei membri del CSM.

Ricercando lo sviluppo normativo della vicenda, l’articolo 25 della Legge 195 del 1958, più volte modificato nel corso del tempo, oggi al comma 7 dispone in modo mellifluo che “i candidati, (..) possono dichiarare all’ufficio elettorale centrale il proprio collegamento con uno o più candidati dello stesso o di altri collegi.”

Un “collegamento” che nella riforma del 1975 del medesimo articolo era più chiaramente espresso: “le elezioni dei magistrati (..) si effettuano in collegio unico nazionale, col sistema proporzionale e sulla base di liste concorrenti.”

Termine esplicito, liste concorrenti, che era già sparito nella forma con la modifica normativa dello stesso articolo durante il Governo Berlusconi nel 2002, ma non nella sostanza evidentemente. Tant’è che le “correnti” sono sopravvissute fino all’ultima modifica dell’articolo, nel 2022 durante il Governo Draghi.

Oggi abbiamo un CSM composto da 33 membri, tre di diritto, tra cui il Presidente della Repubblica, 10 nominati politicamente dal Parlamento e 20 auto-eletti dai Magistrati. Le “correnti” tra i 2/3 togati oggi sono equamente suddivise in tre parti, per ispirazione politica autodichiarata almeno, tra centro sinistra, centro destra e cosiddetti indipendenti.

A marzo siamo chiamati a decidere di questa antica contesa, correnti si (e allora vota no) correnti no (e allora vota si) nel Consiglio Superiore della Magistratura, perché introdurre il sorteggio sarà chiaramente un fatale depotenziamento delle correnti stesse.

Sistema del sorteggio che anch’esso ha radici ben più antiche della disputa in corso, rimandandoci alla “Democrazia ateniese” di 2500 anni fa, quando era stato promosso e usato per la sua intrinseca uguaglianza delle opportunità d’ascendere al potere. Si chiamava klerosis.

Lo ritroviamo poi in epoca medioevale e rinascimentale tra i Comuni lombardi, la repubblica veneta e Firenze.

Perfino Montesquieu, il padre illuminista della separazione dei poteri nel suo fondamentale “lo Spirito delle leggi” scrive nel capitolo II del libro II, dedicato al governo repubblicano e alle leggi relative alla democrazia: “Il suffragio mediante la sorte è proprio della natura della democrazia; quello a scelta, dell’aristocrazia”. Subito anche precisando che per i suoi inevitabili difetti il sistema dovesse essere regolato e corretto dai legislatori.

E viene da pensare che se l’antico sistema del sorteggio infine verrà introdotto nella Costituzione, forse un domani potrà essere esteso anche come metodo di scelta del Parlamento, che, con la legge elettorale attuale tanto criticata ma mai cambiata, sembra più l’espressione dell’aristocrazia dei Partiti che altro.

Forse sarà stato seminato il primo granello nella terra nazionale che ci porterà un domani a dire: vogliamo ancora i Partiti politici a rappresentarci (per fare gli interessi loro e di qualcuno) oppure vogliamo come Popolo riprenderci la nostra Sovranità diretta?

Pensiamo se ad approvar le Leggi, proposte da un Governo eletto, ci fossero coloro che sono stati scelti dalla sorte tra i meritevoli. Questa sì che sarebbe una vera Rivoluzione democratica!

Ma si fa per dire: è Carnevale e ogni scherzo vale!

Cordiali saluti

Vergiate, 13 febbraio 2026

Marco Cerini

Commenti

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  1. Avatar
    Scritto da principe.rosso

    Mi sono posto e mi continuo a porre una semplice domanda: perchè con tutti i problemi che ha la giustizia in Italia, il governo fa una riforma che non ne risolve neanche uno? Anzi, in verità ha fatto delle leggi che tendono a rallentare le indagini o a cancellarle del tutto, forse è questo lo scopo. Il popolo, non si troverà nulla in mano, chi se ne gioverà sarà il potere politico, come ha detto il ministro Nordio. La politica è considerata dai cittadini come una vera peste, un male che non ha più credibilità e questa riforma ne aumenta la spaccatura. Poi, c’è proprio la questione della composizione dei membri togati del CSM, che se fosse effettivamente a sorteggio puro sarebbe accettabile, ma il potere politico ci vuole mettere lo zampino, quindi è ben lontana dal garantire un sistema giudiziario libero da correnti, perchè queste ci saranno e mettendoci il cappello renderanno la giustizia sempre meno giusta per i cittadini, e favorevole ai soliti noti.

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