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Ribelliamoci per il bene del Paese

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Ribelliamoci per il bene del Paese
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11 novembre 2018

Quando un Ministro perde la testa definendo i giornalisti “infimi sciacalli” e un esponente dello stesso partito li chiama “puttane e pennivendoli” allora siamo di fronte ad una rottura tra quello che è il metodo democratico di governo e quello che va delineandosi come una egemonia oligarchica avallata da una spinta populista e di protesta.

L’intero paese ancora raziocinante ora deve ribellarsi a quello che va delineandosi con chiarezza come il governo degli sfascisti, cioè di chi distrugge senza costruire, di chi accusa senza proporre, di chi un giorno ci accusava di essere ladri e corrotti e il giorno dopo la prima legge che approva è un condono fiscale ed edilizio. Forse le puttane siete voi, non i giornalisti.

Definire “puttane” chi si attiene al puro diritto di cronaca dei fatti non è da democrazia. Questo deve essere chiaro a tutti anche perché, come scritto nella sentenza a favore di Virginia Raggi, il fatto accusatorio è stato confermato ma non costituisce reato. Insomma, la Raggi ha raccontato “balle” nella vicenda che ha portato all’arresto e ai 4 anni di carcere di Raffaele Marra, ma quelli del movimento non se ne sono ancora accorti.
Quando i giudici condannano sono criticati e buttati alla gogna. Quando assolvono sono dei giusti.
Caro Di Maio devi deciderti da che parte stai. Ora non puoi essere garantista quando prima con Marino non lo sei stato:
https://www.adnkronos.com/fatti/politica/2017/09/28/presunzione-innocenza-per-politici-quando-maio-non-era-garantista_XynlUm44XwU4O83jwlmi1N.html

Nel frattempo la dignità dei Torinesi e Piemontesi è stata messa alla prova. Gramellini nel suo editoriale “Torino è fiera. Chiedete ad Annibale” (Corriere 31 ottobre 2018) scrive che hanno caratteristiche uniche come le montagne che sempre li hanno accompagnati sullo sfondo: la resilienza, la diffidenza, la dignità.

E queste peculiarità sono emerse ieri nella protesta “SI TAV”.
34.000/40.000 persone, poco importa, tutti hanno espresso la loro determinatezza, la loro volontà nel non far morire la propria città e territorio di fronte ad una sindaca ed ad un governo che vorrebbe tutto sotto naftalina. Di fronte ad un Ministro che parla di infrastrutture e di ponti con sopra famiglie che passeggiano e bambini che giocano.
I Torinesi non amano gli eccessi, «Esageruma nen» (non esageriamo) è uno dei loro mantra. Specie quando si arrabbiano. Anche perché di solito si arrabbiano proprio con chi esagera.

Auguriamo alla sindaca Raggi di tornare a lavorare per i Romani. I Romani che si trovano con una delle più belle città del mondo, con quella che dovrebbe essere la capitale del mondo occidentale ma invece detiene lo scettro di capitale del malaffare, dell’incuria, dei mezzi pubblici inesistenti, delle buche, dei topi, della differenziata mai avviata, della corruzione anche sotto il Campidoglio.
Non si preoccupi sindaca, la prossima sentenza gliela comunicheranno i Romani al voto, io mi preoccuperei di quella.

Di fronte al governo dei tanti NO e dei troppi FORSE e GIRAVOLTE anche il Nord incomincia ad averne le “palle” piene. Dico “palle” perché chissà come devono aver indispettito il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, per farli pronunciare la frase “”Le facessero ad Avellino, qui a Milano non ci rompano le palle” riferendosi alle chiusure domenicali.
Conoscendo il sindaco ed il suo aplomb chissà come si deve essere arrabbiato di fronte a tali scemenze. Che dire se non 50 minuti di applausi!

Molte associazioni di imprese e la stessa Confindustria incominciano a ribellarsi e dichiarare apertamente malumori e preoccupazioni di fronte agli effetti del pastrocchio chiamato “Decreto Dignità” che di dignitoso non ha nemmeno il nome.
Tra le dichiarazioni più o meno similari di Confindustria, AssoLombarda ed Univa ho scelto proprio quella di quest’ultima che a mio avviso riflette bene l’operato del M5S alla costante ricerca nel lanciare il pezzo di carne alla folla populista affamata, rabbiosa ed urlante.

“Non basta inseguire il consenso politico, serve dare una visione all’Italia.”

Ebbene, la visione ad un paese la si può dare avendo le idee chiare, conoscendo il mondo del lavoro, conoscendo i mercati finanziari, conoscendo i meccanismi di credito alle imprese, conoscendo i costi stessi del lavoro. Ma forse una visione la puoi dare avendo un minimo di umiltà nel sedersi ed ascoltare tutte le voci, tutte le campane e rispettando il lavoro buono fatto da chi ti ha preceduto.

Il vero problema per Luigi Di Maio è evitare che alcuni lavoratori siano costretti a fare i turni di domenica. Sarebbe meglio passare la domenica con la famiglia, magari in riva al mare a prendere il sole. Ci mancava solo l’inserimento della Santa Messa ed il quadro generale delle priorità del paese era completo.

La politica del NO e del VAFFADAY sta incominciando a costare un po’ troppo e le zone più produttive d’Italia tra cui Lombardia, Piemonte, Emilia e Veneto stanno già tremando di fronte a quella lista di aumenti che ad inizio legislatura si prospettavano come “ipotetici” ma ora si stanno materializzando come “possibili”. Aumenti atti a finanziare la paghetta dell’assistenzialismo di Stato o sarebbe meglio dire “REDDITO DI CITTADINANZA”.

Perché lo Stato diventa assistenziale, non si preoccupa più di creare le migliori condizioni per spingere il lavoro ed il reddito ma diventa la tua badante a basso costo. Finche c’è qualcuno che pagherà i costi per mantenere dei nullafacenti allora tutto bene, poi quando la pazienza ed i soldi finiranno voglio proprio vedere quale sarà la giustificazione.

Di fronte alla introduzione delle “Domeniche festive per tutti” e “Pensioncina Dignità” ovviamente la coperta incomincia ad essere corta. Qualcosa si deve pur tagliare. Si potrebbe iniziare dalla richiesta di autonomia presentata dalla Regione Lombardia con tanto di Referendum costatoci 50 MILIONI.
La prima domanda che mi sovviene è: chissà dove saranno andate a finire le “Voting Machine”?
Dicevano che le avrebbero usate prima per la scuola e successivamente per altre votazioni. Saranno in qualche capannone dimenticano in mezzo alla Padania?
Ma soprattuto avete notato che non se ne parla più? I lombardi hanno detto “SI, facciamolo” ma sembra evidente a tutti che a causa della gestione allegra delle finanze di questo governo la priorità è finanziare le stramberie pentastellate.

Prima di tutto e questo sia chiaro a tutti, veniamo incontro a chi ha evaso e costruito senza rispettare le regole. Che sia mai che iniziamo con un forte messaggio di rispetto della legalità dopo averla urlata e vomitata come somari ammaestrati nelle piazze per anni. Ed è proprio quello che hanno fatto: condono edilizio e condono fiscale ma sarebbe meglio dire “pace fiscale”.

Sindaci dell’intero paese, industriali, governatori, cittadini a cui interessa ancora questo paese, a voi posso confidare un piccolo segreto. Non avrei mai osato pensare in tutta la mia vita che avrei potuto rivalutare il governo Berlusconi. Di fronte a tale scempio e improvvisazione mi sono appena ricreduto.

Ribelliamoci per il bene del paese. Facciamo sentire la nostra voce come un fiero Torinese.
Senza esagerare però.

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