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In ricordo di Carlo Premoselli, il Maestro

valcuvia - foto di marino foina
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6 Settembre 2020

Carlo Premoselli, il Maestro, come veniva affettuosamente chiamato dai suoi concittadini, è stato uno dei primi cuvegliesi che ho conosciuto quando mi sono trasferito in Valcuvia, ventisette anni fa.
Spesso, il pittore si rifugiava nei «non luoghi», per vincere l’apatia, la noia e, soprattutto, la solitudine, dove ritrovava la propria identità nei colori e nelle luci dei centri commerciali ed un po’ di serenità nel calore umano, che emanava la folla anonima che frequentava questi spazi per fare la spesa.
Carlo Premoselli era un artista anticonformista, solitario e geniale, che custodiva nel suo atelier centinaia di quadri che l’artista venerava come fossero reliquie sacre.

I paesaggi, i volti sofferti e le nature morte di Carlo Premoselli sembrano prendere vita all’interno di ogni singolo dipinto, muoversi con straordinaria disinvoltura, in mezzo ad una miriade di colori vivaci, e librarsi, come un raggio di sole, offrendosi in tutto la loro bellezza, davanti allo sguardo attonito dello spettatore, perché, come scriveva Eugène Delacroix, «la prima virtù di un dipinto è essere una festa per gli occhi».

Carlo Premoselli sottolineava spesso che «è un capolavoro quel quadro che riesce a trasmettere allo spettatore la stessa emozione che l’artista ha provato nel dipingerlo».
Ogni suo quadro raffigurava uno scorcio di realtà, filtrato attraverso la visione onirica del pittore, e fissato sulla tela, grazie ad uno stato di grazia subliminale che lo ispirava e, nello stesso momento, lo avviliva in quanto, a quadro ultimato, si rendeva conto che la realtà era più malvagia dell’immaginazione.
Il Premoselli, pittore post-impressionista di talento, continuava a dipingere, nel suo «eremo» colmo di veri e propri capolavori, nonostante il «silenzio istituzionale» che circondava la sua produzione artistica.

«Talvolta un luccichio poetico sta dietro l’angolo: il silenzio, scrive Walter Alberti, Carlo Premoselli, riempie questo silenzio nella notte materna e si stacca dall’orizzonte abitudinario. I suoi animali, le sue piante, i suoi fiori, i suoi umani sono spezzati e ricomposti da questi lampi pittorici che sono segnali d’arte della nostra inquietudine contemporanea. Segni tangibili di una Speranza».
Il pittore se n’è andato con discrezione, ma le sue opere continueranno a far vivere la sua creatività e la sua straordinaria sensibilità artistica.

Carlo Premoselli entrerà legittimamente nell’«Olimpo dei Pittori» perché, come scriveva Pablo Picasso, «ci sono pittori che trasformano il sole in una macchia gialla, ma ci sono altri che con l’aiuto della loro arte e della loro intelligenza, trasformano una macchia gialla nel sole.»

Sergio Melchiorre

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