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In ricordo di un uomo buono

Angelo Lovetti
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10 Maggio 2021

Egregio direttore,
a partire dal superamento della soglia dei cinquant’anni, avvenuto quattro lustri or sono, mi è capitato più volte di ricordare persone che ci hanno lasciati in séguito alle visite della “signora della porta accanto”. E così accade con una cara persona a cui sono legati molti bei ricordi: l’architetto Angelo Lovetti.

A dargli, l’altro giorno, l’estremo saluto nella basilica di Gallarate vi erano parenti, amici e conoscenti, fra i quali ho potuto notare due sindaci di Gallarate, il professor Patrini e l’avvocato Luini, oltre alle tante persone che sono state vicine ad Angelo nel corso degli anni o hanno collaborato con lui nelle attività che egli ha promosso in qualità di presidente della Legambiente. Angelo Lovetti apparteneva infatti a quel settore dei ceti professionali cittadini che hanno pienamente meritato, per la loro sensibilità politica e intellettuale, la qualificazione di sinceri democratici, svolgendo sul terreno del concreto impegno sociale e civile, come ricordava l’amico Osvaldo Bossi, la preziosa funzione di “compagni di strada” del movimento studentesco e del movimento dei lavoratori.

Tuttavia, nel tratteggiare la personalità di Angelo, ciò che altri potranno e dovranno porre in rilievo è certamente la sua opera di bene a favore della città: opera giustamente sottolineata dallo stesso sacerdote che ha officiato la cerimonia funebre. Io vorrei invece testimoniare la sua bontà, frutto di una intelligenza e di una sensibilità simboleggiate dal suo stesso nome. Una bontà, fra l’altro, sempre manifestata con un misto di garbata ironia e di sorridente autoironia, le quali costituivano una parte essenziale del fascino che emanava la sua figura di moderno galantuomo. Da questa particolare angolazione mi piace allora ricordare due episodi che gettano una viva luce su tale figura.

Entrambi abitammo, infatti, per alcuni anni nello stesso condominio a Crenna, e fra le tante gentili attenzioni che Angelo prestava alla mia famigliola ve ne fu una davvero commovente nella sua semplicità: tre orsetti di peluche, di formato ridotto – papà, mamma e relativo figlio – che egli aveva trovato in un negozio e che aveva deciso di regalare a nostra figlia, la quale li conserva ancor oggi con grande cura.

Dal canto mio, conservo invece, con altrettanta cura, il cofanetto con i cinque volumi della “Storia del partito comunista italiano” di Paolo Spriano, di cui Angelo mi fece dono in quello stesso torno di tempo. Questo è quanto desideravo testimoniare di un uomo che ha rappresentato non solo ai miei occhi, e ancor più se si raffronta il suo esempio con quelli odierni, un aspetto assai bello della realtà gallaratese, giacché va detto che una città è tale quale la rendono la natura, il carattere e l’agire degli uomini che vivono in essa.

Eros Barone

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