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Ringraziamento agli operatori del PS di Varese

intervento chirurgico professor carcano
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24 giugno 2019

Buongiorno,
mi chiamo Riccardo Aliprandi e vi scrivo questa mail (se vorrete pubblicarla) per ringraziare gli uomini e le donne che si sono occupati di me al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Circolo di Varese nei giorni scorsi.
Ho avuto un bruttissimo incidente motociclistico in Valganna, del quale è stato anche scritto su VareseNews, mercoledi 19 giugno 2019 e sono arrivato al pronto soccorso in ambulanza in codice giallo.
Fortunatamente dopo tutti gli accertamenti del caso le mie lesioni si sono rivelate meno gravi rispetto a quanto ci si potesse attendere dopo l’incidente, ma comunque sono stato tenuto in osservazione presso la sala OBI del PS.
E da qui sono cominciati 3 giorni durante i quali, dal mio letto, ho potuto osservare il lavoro a volte frenetico e altre volte credo frustrante di queste persone (medici, infermieri e oss) che si sono occupati oltre che di me di altre decine di pazienti. Queste persone ogni giorno si ritrovano a combattere contro la mancanza di personale e di spazi adeguati; contro un sistema ospedaliero a volte davvero inefficiente e con tempi biblici; contro la palese maleducazione di tanti pazienti e dei loro parenti; contro i consulti specialistici che non arrivano o i computer che non funzionano; contro il continuo esodo di colleghi verso posizioni meno stressanti o magari piu’ remunerative.
Tutto questo cercando di rispondere a migliaia di emergenze (o presunte tali) nel miglior tempo e con la miglior diagnosi e cura possibili.
E’ vero, i pazienti, come dice la parola stessa, devono avere “pazienza” per il tempo che purtroppo è necessario ad analizzare ogni singolo caso, e i loro parenti spesso non vengono informati tempestivamente sulle condizioni dei propri cari. Ma posso garantire che questo tempo certo non dipende solo dagli operatori del Pronto Soccorso.
Il Pronto soccorso è un posto dove “si arriva e si va” nel giro di poco, solo io e pochi altri credo abbiamo potuto vedere per 3 giorni interi tutta la gente e le storie che arrivano e vengono viste, valutate, esaminate, gestite e reindirizzate, nel mezzo di consulti, trasferimenti, richieste, letti che vanno e vengono, lenzuola da cambiare, esami da fare, pranzi da distribuire, e chissà cos’altro; e tutto questo in una sola camerata, figuriamoci le altre 3 o 4 e i corridoi, l’accettazione, la “barellaia” e tutto il resto!
E’ per questo motivo che mi sento in dovere di ringraziare tutti per la loro gentilezza e professionalità: il dottor Fichera, il dottor Truda, la dottoressa Petrolo e il dottor Bianchi, tutte le infermiere e le oss (solo di alcune conosco il nome e non vorrei fare preferenze) che ho avuto il piacere di vedere e conoscere.
Non mi hanno mai risparmiato un sorriso, una parola gentile, una rassicurazione e mi hanno fatto sentire comunque a casa nonostante fossi in ospedale e nonostante tutto lo stress cui ogni giorno sono sottoposti.

grazie grazie grazie

RA

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