Ricerca

» Invia una lettera

Silvio Pellico, precursore della non violenza

Kaki Tree Project, la scritta "Pace" nel giardino della scuola primaria di Morosolo
1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle
Loading...

17 Aprile 2021

Egr. Direttore,
non so quanti tra i suoi lettori abituali, abbiano mai letto il libro di Silvio Pellico, Le mie prigioni. Io me lo sono letto in questi giorni credo per la prima volta e l’ho trovatonon solo interessante, ma molto attuale. Noi tutti, quando ci riferiamo a Silvio Pellico, pensiamo a lui come eroe del Risorgimento italiano come tanti. Intanto è antitetico aCesare Battisti e a Giuseppe Mazzini. Quando si pose il dilemma se scrivere le sue memorie sulla lunga e straziante prigionia allo Spielberg, si domandò con preoccupazione che effetto potuto avere queste sue parole avrebbe sui giovani e sui patrioti in generale.
Comprese che se scriveva tutta la durezza e i patimenti subiti avrebbe rischiato di suscitare un odio contro gli austriaci. Ma lui aveva maturato che un buon scrittore, per giunta cattolico, non può rendersi responsabile di far cadere nell’odio i suoi lettori. Accetta quindi gli inviti di sua madre, fervente cattolica tradizionalista e del suo padre spirituale a scrivere un libro con una forte ispirazione cristiana. Rende esplicito questo suo proponimento, sin dall’incipit del libro:
“Il venerdì 13 ottobre 1820 fui arrestato a Milano, e condotto a Santa Margherita. Erano le tre pomeridiane. Mi si fece un lungo interrogatorio per tutto quel giorno e per altri ancora. Ma di ciò non dirò nulla. Simile ad un amante maltrattato dalla sue bella, e dignitosamente risoluto di tenerle broncio, lascio la politica ov’ella sta, e parlo d’altro”
Se far politica significa seminare odio, lui abbandona la politica, Decide quindi di scrivere queste sue memorie, ma non vuole raccontare tutta la verità, perché la verità potrebbe provocare e diffondere l’odio. Ma lui questo rischio non lo vuole correre. Nel corso della sua prigionia Silvio Pellico ha maturato un percorso spirituale per resistere allo scoraggiamento e trovare la forza per non perdere mai la speranza, perché un buon cristiano che si affida a Dio non deve mai perdere la speranza. A condurlo in questo percorso per ritrovare la fede religiosa fu un compagno di prigionia, un vicino di cella. il conte Antonio Fortunato Oroboni, che sfortunatamente morì in cella per i patimenti subiti.
A differenza del suo amico Piero Maroncelli, dichiaratosi apertamente affiliato alla carboneria, Pellico fu solo sfiorato da questo movimento e fu quindi ingiustamente incarcerato. Dopo che la condanna a morte, a seguito del celebre processo con il suo amico Piero Maroncelli, la pena fu commutata in detenzione al carcere duro.
L’opera ebbe così tanta fortuna presso i contemporanei dello scrittore che divenne il libro italiano più famoso e letto nell’Europa dell’Ottocento. I democratici e i progressisti sabaudi tuttavia accusarono l’autore del libro di eccessiva indulgenza verso gli oppressori Austriaci e anche di clericalismo a causa dei continui riferimenti a Dio e alla religione cattolica presenti nel memoriale.
Il libro, descrivendo comunque con realismo l’asprezza del carcere austriaco, portò il primo ministro austriaco Metternich ad ammettere che danneggiò l’immagine dell’Austria più di una guerra perduta, ma contribuì a volgere verso i primi moti Risorgimentali italiani, molte simpatie degli intellettuali europei.
Nella descrizione dei lunghi anni di prigionia si rivelano al lettore i tesori spirituali che si ricavano dal dolore: la bontà, l’amore e l’umanità sono presenti anche nei suoi carcerieri dove non ci si aspetta che esistano.
Questa sua grande fiducia in tutti gli uomini e in Dio, lo portano dopo la pubblicazione del libro, ad essere fischiato in tutte le sue apparizioni pubbliche come un traditore della causa Risorgimentale. Le sue memorie invece si rileveranno decisive per la formazione della coscienza civile degli italiani cercando di fondere passioni civili e pietà
religiosa, illuminismo e cristianesimo.
Nei suoi capitoli aggiuntivi scritti dopo nel 1832, scrive: “Fra i motivi che mi facevano condannare le ultime rivoluzioni compiute o tentate, certamente è necessario annoverare la mia piena adesione ai principi dell’Evangelo, il quale non permette siffatte imprese della violenza. Non già che fossi divenuto fautore della servitù, e nemico dei lumi; ma ero convinto che i lumi non debbano diffondersi se non con mezzi legittimi e giusti, mai con l’abbattimento del potere costituito, e coll’innalzare la bandiera della guerra civile. Dal punto in cui cessarono i miei dubbi intorno alla religione, e credi fermamente alla verità delle fede cattolica, non potei più ammettere che l’amor della patria possa derivare altronde le sue aspirazioni che dal Cristianesimo, che vuol dire odio profondo contro l’ingiustizia congiunto all’amore del bene comune. Ma colla ferma risoluzione di non commettere il male per la speranza di un bene.”
Parole scritte nel 1832, che possono certamente ascrivere Silvio Pellico come precursore della dottrina della nonviolenza. Per Silvio Pellico il Risorgimento italiano non avrebbe mai dovuto produrre nessuna guerra contro l’impero austro-ungarico. Di fatto ha enunciato in maniera esplicita il grido “Mai più la guerra” della Chiesa Cattolica quasi duecento anni prima! Cosa aspetto allora la Chiesa ad annoverare come santo questo eroe nonviolento del nostro Risorgimento. Comunque “Le mie prigioni” è un libro da rileggere e consigliare a tutti i giovani alla stessa stregua come quelli Anna Frank o di Liliana Segre.
Emilio Vanoni Induno Olona

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Vuoi leggere VareseNews senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.