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Il sinodo che cambierà volto alla chiesa

Papa Francesco in una piazza San Pietro deserta
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20 Ottobre 2021

Egregio direttore,

Anche per “Noi Siamo Chiesa” sabato scorso a Rosate in provincia di Milano, è stato il giorno del ritorno alla normalità dopo quasi due anni di chiusura forzata, questo piccolo gruppo di credenti, nato 25 anno fa, spinto sin dalla sua nascita dall’amore per la Chiesa nel tentativo di fermare il suo declino, rinnovandola. Erano presenti gruppi di donne e uomini della Lombardia, del Piemonte, della Emilia Romagna, del Veneto.

Collegati via internet c’erano altri gruppi, uno persino da Palermo. Il tema principale è stato il prossimo Sinodo Mondiale della Chiesa Cattolica. Dopo l’introduzione di Vittorio Bellavite, la relazione è stata tenuta di Mauro Castagnaro. L’obiettivo dato da papa Francesco è ambizioso. Rinnovare la Chiesa con un Sinodo aperto a tutti, per camminare insieme, vicini e lontani, un evento mondiale al pari o forse più importante del stesso Concilio Vaticano II. Il punto di partenza è l’Esortazione Apostolica di papa Francesco “Evangelii Gaudium” ma quello che si prospetta è una rivoluzione della Chiesa, non più rigidamente centralizzata dove tutto si decide a Roma, ma che vuole cogliere il valore delle diversità, ove si vogliono promuovere le ricchezze culturali dei diversi continenti pur nella necessaria unità, frenare il declino in atto e proiettare la Chiesa in questo terzo millennio.

Le premesse sono fortemente riformatrici, ma va detto che questo sinodo si colloca in un contesto drammatico per la Chiesa Cattolica, travolta da scandali finanziari e abusi sui minori spaventosi di questi anni, ultimo, ma solo in ordine di tempo, quello scoppiato in Francia con i 216.000 casi di abusi accertati e che minano la sua credibilità. Ci sono poi i tempi che come al solito sono biblici: si parla della probabile conclusione del sinodo nel 2023, ma già si pensa al 2025 o addirittura nel 2030, con il rischio oggettivo (pur augurando eterna salute a papa Francesco) con l’intermezzo di un conclave e quindi le conclusioni di nuovo papa, magari in contrasto con quello precedente, come è avvenuto con il Concilio Vaticano II.

Poi ci sono le divisioni nelle diverse conferenze episcopali, con alcune, come l’Australia, la Germania, l’America Latina o l’Irlanda che sono su posizione nettamente progressiste e altre molto riluttanti a qualsiasi cambiamento, compresi la maggioranza dei vescovi italiani, che rischiano di vanificare l’impronta riformatrice data dal papa. Per non parlare di quel gruppo di cardinali che lavora apertamente per un nuovo conclave per archiviare definitivamente le iniziative non condivise di rinnovamento di papa Francesco. I giornali cattolici parlano che saranno ascoltati tutti. Le intenzioni sono buone, ma ascoltare un “Popolo di Dio” a cui per anni è stato imposto o educato al silenzio si rischia, di dar credito a coloro che sostengono che il sinodo non serve a niente e che non è necessario nessun cambiamento. La mia sensazione è che questo Sinodo arrivi in ritardo con la storia, si discute (quasi come nel crollo del Ponte Morandi a Genova) come intervenire intanto che la Chiesa sta crollando sotto il peso dei suoi scandali interni o quelli che potrebbero scoppiare in questo periodo.

L’altra metafora che mi sembra cogliere è quella di un malato grave che non si sottopone agli esami ed accertamenti necessari, per paura di non conoscere la sua malattia. Ma la paura può solo generare ipocrisia. Una cosa è certa: i ritardi per rinnovare questa Chiesa sono secolari. Forse bisogna saper cogliere i segnali e magari capire che la crisi delle vocazioni sono un messaggio delle Divina Provvidenza (come Porta Pia) per un cambiamento epocale della Chiesa, che si liberi per sempre del clericalismo, di quel Patriarcato e maschilismo che ha prodotto 2000 anni di guerre, si liberi della sua misantropia, e faccia entrare a pieno titolo coloro che nelle chiese sono la stragrande maggioranza, le donne, ovviamente non per fare da tappabuchi alla sua crisi, ma per saper cogliere la loro sensibilità e ricchezza spirituale che gli uomini non hanno per natura e non potranno mai avere.

Forse anche san Paolo commise l’errore di chiedere loro il silenzio, iniziando, già dalle prima comunità a tradire il messaggio evangelico. Il 2021 è stato l’anno tragico in cui l’Occidente ha abbandonato al loro triste destino le donne afghane, forse perché sotto sotto siamo ancora un po’ tutti talebani, Chiesa Cattolica compresa, anche se talebani moderati. Per rinnovarsi la Chiesa non deve avere paura: non deve avere paura di aprire le sue porte alle donne, non deve avere paura di promuovere una commissioni indipendente e autonoma di indagine sugli abusi sessuali commessi in Italia dal clero. La paura non può generare nulla di buono.

In Svizzera nel Toggenburg, c’è una ragazzina poco più che ventenne, Christina Von Dreien, che ha sintetizzato il suo pensiero in poche parole: “La mia religione è l’amore, la verità è la mia vita, la libertà è un mio diritto” Liberiamo questa Chiesa del suo passato inglorioso, delle sue tradizioni medioevali ed imperiali tutt’ora presenti, coniughiamo queste tre parole, amore, verità, libertà e forse ritroveremo la giusta strada per far uscire la Chiesa e questa società dalla sua crisi, dall’individualismo sfrenato, dalla competitività, dalla indifferenza, dalle guerre. Ieri nella mia mente, al termine del convegno di NOI SIAMO CHIESA, mi è sembrato di sentire l’appello di Papa Giovanni Paolo II: “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte alle donne, alla parola di Dio, a tutto il popolo di Dio, a papa Francesco, uscite dalle vostre sacrestie buie e obsolete, non abbiate paura di annunciare la Buona Novella a tutti. Iniziamo senza paura il cammino sinodale, per il resto ci penserà lo Spirito Santo”

Emilio Vanoni Induno Olona

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