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Strage di Bologna, è il momento di una risposta a troppi interrogativi

Bologna - strage stazione 2 agosto 1980
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2 agosto 2020

Egregio Direttore,

oggi si ricorda il 2 agosto di 40 anni fa, alle 10.25, alla stazione di Bologna, nella sala d’attesa per viaggiatori di seconda classe, esplode una bomba. I morti sono 85, i feriti 200.
 Questa vicenda era e resterà il più grave ed efferato atto stragista della storia repubblicana. È la più rimossa delle stragi del nostro Novecento, ma, paradossalmente, quella dove la giustizia penale è arrivata più vicina a una verità definitiva.

Con sentenze passate in giudicato, che sono risultate mancanti di soluzioni “giuridicamente adeguate” a quanto era realmente accaduto.
La “Politica delle Stragi” fu stata una stagione decisiva per bloccare esiti elettorali a sinistra nel nostro paese, e questo , nel momento in cui dal punto di vista elettorale il Partito Comunista Italiano stava per superare l’allora partito di maggioranza relativa qual era la DC, “la politica delle bombe” doveva instaurare un clima generale di terrore atto a bloccare il superamento del blocco democristiano.

Epicentro di questo attacco rispetto all’avanzamento elettorale della sinistra erano regioni decisive elettoralmente e politicamente parlando: l’Emilia-Romagna ed altre regioni dell’Italia Centrale.
La Strage alla Stazione di Bologna entrava in questo quadro di “strategia della tensione”, senza dimenticare la strage dell’Italicus, ed altre stragi evitate per puro caso.
 I mandanti si conoscevano, dalla Loggia P2, a funzionari dei servizi segreti deviati, fino a coperture di alti funzionari dello stato, ciò in passato comportò depistaggi, mai efficacemente perseguiti, depistaggi che rasentavano il ridicolo, giuridicamente parlando, ma che avevano il compito di nascondere le diverse responsabilità, nazionali e internazionali, a tal proposito si ricorda anche la strage di Ustica.

Ad oggi solo “manovalanza” neofascista è stata processata e condannata, mancano ancora i veri mandati (alcuni di questi sono deceduti). Forse a quarantadue anni di distanza è arrivato “il momento”, il momento per dare risposta a interrogativi che hanno segnato drammaticamente il percorso storico della democrazia della Repubblica Italiana, nata dalla Resistenza. Dare risposta politica a questo significa rispondere ad un esigenza di giustizia, quella che per quasi mezzo secolo è mancata nel nostro paese con un grave danno per la memoria collettiva e individuale dei cittadini, del popolo, della Repubblica Italiana .

Cosimo Cerardi Segretario PCI – Varese

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