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Siamo stranieri, vaccinati ma non ci danno il green pass e non possiamo lavorare!

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28 Settembre 2021

Egregio direttore,

Siamo vaccinati, ma non possiamo lavorare, anzi, non possiamo neanche vivere. Per chiarire la situazione: noi non siamo “No-vax”, non siamo “indecisi”, siamo assolutamente a favore dei vaccini. Quando è iniziata la campagna vaccinale, aspettavamo fiduciosi il nostro turno, secondo la nostra fascia di età… Però, quando è arrivato il momento, abbiamo scoperto che non potevamo neanche prenotare l’appuntamento per fare il vaccino.

Ecco il motivo: siamo stranieri, provenienti da un paese extra U.E, da anni residenti in Italia, dove lavoriamo, siamo perfettamente integrati e paghiamo le tasse. Eravamo e siamo in fase di rinnovo del nostro permesso di soggiorno (quest’anno, secondo le disposizioni italiane, il periodo precedente il rinnovo dura dieci mesi, invece dei 90 giorni secondo legge) durante il quale, cioè fino a gennaio 2022, siamo in possesso solo di tessera sanitaria temporanea, non valida per la prenotazione vaccinale.

Abbiamo cercato di metterci in contatto con il Centro Vaccinale, con vari uffici dell’ ATS, abbiamo chiamato il numero verde di Regione Lombardia: a parte la difficoltà di comunicare con un interlocutore valido, non abbiamo trovato NESSUNO in grado di dirci SE e QUANDO sarebbe stato possibile per noi sottoporci a vaccinazione anticovid. Così siamo stati lasciati senza protezione vaccinale, senza aiuto e anche senza una risposta chiara da parte del sistema sanitario italiano. Soltanto: “aspettate”, “vi richiameremo” (fino ad oggi non abbiamo ricevuto nessuna chiamata).

Abbiamo quindi deciso, per proteggere noi stessi, di recarci nel nostro paese, dove abbiamo ricevuto due dose di un vaccino, cioè un intero ciclo vaccinale, tra quelli messi là a disposizione dei cittadini. Successivamente abbiamo scoperto (dagli amici, non dalle strutture ufficiali, che ci hanno totalmente ignorato e non ci hanno mai contatto, malgrado le ripetute assicurazioni verbali) che adesso sarebbe possibile per noi prenotare il vaccino qui in Italia, ma è ormai tardi. Il vaccino che ci è stato inoculato nel nostro paese di origine non è riconosciuto nel nostro paese di residenza, cioè l’Italia.

Al nostro sconcerto si è aggiunta, poi, l’amara sorpresa del Greenpass, a cui noi non abbiamo diritto (benché vaccinati!) e che serve non solo per viaggiare nei paesi dell’ Unione Europea, ma anche, per esempio, per andare a mangiare una pizza, entrare in un museo, assistere ad una conferenza, per entrare nella scuola dei nostri bambini, partecipare ai colloqui con gli insegnanti, entrare nelle strutture dove i nostri figli svolgono le attività sportive, ecc. Abbiamo chiesto al nostro medico di base cosa possiamo fare per superare questi gravi limiti legati alla mancanza di Greenpass: la dottoressa ha contattato Ats Insubria, che ha ribadito che col nostro tipo di vaccino non possiamo avere il Greenpass, che ci saremmo dovuti recare al centro vaccinale, dove ci sarebbe stata data l`esenzione dall’obbligo vaccinale (dato che non possiamo essere vaccinati una seconda volta).

Così abbiamo fatto: il medico del centro vaccinale di Schiranna a Varese ha confermato che non possiamo essere vaccinati ancora una volta, ma che loro non hanno nessuna informazione e capacità decisionale in merito all’esenzione dall’obbligo in un caso come il nostro. Ha preso tutti i nostri dati, che ha consegnato al responsabile del centro vaccinale e ci è stato detto di aspettare di essere da loro contattati. Dopo due settimane siamo andati di nuovo all’Hub di Schiranna per avere una risposta, che telefonicamente o tramite mail non era arrivata. Ci hanno risposto “stiamo lavorando, aspettate”.

È passato più di un mese. Nel frattempo non possiamo entrare nella scuola frequentata dai nostri figli, tra un po’ non potremo neanche lavorare, dunque ricevere uno stipendio, dunque vivere.

A questo punto ci chiediamo: perché? Noi siamo vaccinati, abbiamo adempiuto il nostro dovere civico e sociale per proteggere noi stessi e gli altri. E’ vero, abbiamo ricevuto un vaccino non riconosciuto dall’Unione Europea, ma per colpa del sistema sanitario italiano che aveva ignorato e continua ad ignorare tutte le nostre istanze; tuttavia nel mondo esistono tanti altri vaccini diversi da quelli autorizzati nell’ U.E., che funzionano e creano immunità. Ci sentiamo discriminati, abbandonati, privati della nostra libertà, senza aver commesso alcuna colpa. Come mai il responsabile del centro vaccinale di Varese non riesce a ricevere una risposta da Ats dopo più di un mese, mentre il nostro medico di base l’ha ricevuta dopo un giorno? Noi abbiamo diritto almeno ad una risposta, positiva o negativa, ma non accettiamo di essere ignorati ed abbandonati dalle istituzioni sanitarie del paese in cui viviamo da anni, di cui rispettiamo tutte le regole, di cui ci sentiamo di far parte, al quale versiamo onestamente le tasse. Grazie per l’attenzione.

Anna Barysheva

Varese, 25 settembre 2021

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