Una riflessione a favore della separazione delle carriere dei magistrati
13 Gennaio 2026
Pregiatissimo Direttore,
non sono un simpatizzante né un sostenitore della maggioranza di Governo di destra, tuttavia, riguardo alla riforma costituzionale relativa alla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, desidero esporre la mia riflessione favorevole fondata sulla mia assurda esperienza personale. Ero dipendente del Comune di Luino (VA) nonché Giudice onorario presso il Tribunale di Varese; non mi sono astenuto da un procedimento esecutivo civile in cui il Comune compariva come debitore poiché il Sindaco aveva presentato l’istanza di astensione alla seconda udienza anziché alla prima, il sindaco (esponente di Fratelli D’Italia) e il presidente del Tribunale mi hanno denunciato così sono stato condannato per abuso d’ufficio (poi il sindaco, quando è diventato deputato, ha votato per l’abrogazione di tale reato troppo generico) e, in modo sproporzionato, sono stato licenziato sia dalla Magistratura che dal Comune, unico dipendente pubblico ad essere stato condannato e licenziato non per corruzione o per peculato o per truffa ma soltanto per non essersi astenuto da un procedimento in cui il giudice non ha alcuna discrezionalità. All’udienza preliminare il pubblico ministero chiese il mio rinvio a giudizio perché l’aveva chiesto il presidente del Tribunale di Varese e il G.U.P. affermò che dovevo essere rinviato a giudizio poiché l’aveva chiesto il pubblico ministero, sottintendendo che costui non poteva fare brutta figura.
Se il Giudice non è un soggetto imparziale ma un “collega” del pubblico ministero, limitandosi a controllare soltanto la correttezza formale degli atti della Procura anziché la fondatezza delle accuse, non avremo la concreta applicazione del principio costituzionale di civiltà giuridica del “giusto processo” stabilito dall’art. 111 della Costituzione, che dovrebbe garantire un processo penale imparziale a tutti gli imputati, indipendentemente dalla loro condizione economica e sociale e dalla loro fede politica e religiosa. Il fondamentale principio costituzionale della separazione e dell’indipendenza dei Poteri dello Stato, che caratterizza lo Stato liberale e democratico rispetto all’asservimento del potere giudiziario a quello politico che avviene negli Stati totalitari e autoritari, principio che prevede il controllo sull’attività del Governo da parte della Magistratura, non può prescindere dall’altrettanto necessario controllo dello Stato sull’attività della stessa Magistratura. Le statistiche fornite dal Ministero della Giustizia evidenziano che il 54% dei rinvii a giudizio si conclude con l’assoluzione degli imputati. L’elevato numero delle assoluzioni, con inutili spese poste a carico delle risorse dello Stato nonché degli imputati per onerosi processi penali, è dovuto a rinvii a giudizio quasi automatici da parte dei G.U.P., con il forte sospetto che i facili rinvii a giudizio derivino dall’evidente anomalia che il pubblico ministero che li chiede sia “collega” del G.U.P. che deve valutarne la fondatezza, e con l’informazione di garanzia inviata dal pubblico ministero agli indagati che comporta quasi automaticamente il rinvio a giudizio, con i giudici che non possono dichiarare che i pubblici ministeri hanno sbagliato.
Chiesi al presidente del Tribunale di Varese la mobilità all’Ufficio del Giudice di Pace ma costui respinse la mia domanda affermando che ero persona “non gradita”. Quando denunciai il presidente del Tribunale per abuso d’ufficio per carenza di motivazione in tale diniego la Procura della Repubblica, poiché il pubblico ministero può sempre interpretare i fatti, archiviò la mia denuncia ritenendo che il presidente del Tribunale, quale magistrato, poteva “interpretare” la Legge che stabilisce l’obbligo della motivazione esaustiva negli atti. Nei Paesi “civili” e democratici anche i Magistrati quando sbagliano, come i funzionari pubblici e come gli esponenti politici, e come ogni altro cittadino, dovrebbero rendere concretamente conto della loro attività, che non deve essere al di sopra della Legge, sia in ambito penale e civile che in ambito disciplinare e contabile.
Colgo l’occasione per porgere i miei più cordiali saluti.
Alberto Morandi
Laveno Mombello (VA)



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