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I vaccini, le disuguaglianze tra i Paesi e il ruolo dell’Unione Europea

Vaccinazioni anti Covid-19 ai soccoritori
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2 Marzo 2021

Gentile direttore

alcune domande all’attuale Primo Ministro credo che debbano essere fatte proprio a partire dalla “questione vaccini”. Per incominciare come mai l’Unione Europea continua ad opporsi alla liberalizzazione delle licenze per il vaccino Covid? Infatti a partire da un intervento apparso sul quotidiano “Avvenire” di qualche giorno fa si sottolineava come la proposta avanzata in sede di Organizzazione mondiale del commercio da Sudafrica e India, sia perfettamente legale ai sensi della Convenzione di Marrakesh, conseguente all’accordo firmato il 15 aprile del 1994 (atto finale del’Uruguay Round).

Tale posizione, quelle delle liberalizzazioni delle licenze per la produzione dei vaccini, trova un crescente consenso, man mano che si avvicina il termine per la decisione finale al Consiglio generale, 1-2 marzo; si ricorda, all’attuale Presidente del Consiglio che esattamente un anno fa, a Codogno, la dottoressa Anna Malora decideva di assumersi la responsabilità di forzare i protocolli medici e fare il test diagnostico a Mattia Maestri, intercettando così per la prima volta la presenza del virus Sars-CoV-2 in Italia. 
Da lì a poche settimane, la Lombardia divenne una delle aree clinicamente più colpite nella storia di Covid-19, e il nostro Paese l’epicentro del virus a livello mondiale.

Appare quasi pacifico, a questo punto, sostenere che in questo contesto pandemico occorre sempre sforzarsi di prevedere cosa possa succedere a breve in rapporto con il peggior scenario possibile e credo che questa sia l’unica strada da battere per poter dare una risposta efficace al problema pandemia da Covid-19.
 In Europa stiamo sperimentando i ritardi che non ci permettono di effettuare con tempestività l’utilizzo dei vaccini per realizzare l’immunità di popolazione in quanto non abbiamo produzioni autonome e dipendiamo da produzioni estere che hanno precisi interessi economici e nazionali ed economici . Una condizione che molte popolazioni dei paesi in via di sviluppo, del Sud del mondo conoscono bene. La sensazione di trovarci di fronte ad un ennesimo cul de sac è più che certo.

E al netto dei numerosi errori commessi nella conduzione delle trattative con le case farmaceutiche da parte della Commissione Europea, il rischio di non avere in tempo i vaccini è più che certo, cosa di cui si sono accorti gli stessi organismi europei. Infatti, è più sicuro che non si riuscirà a sfornare vaccini in quantità dell’ordine di centinaia di milioni di dosi in poche settimane o mesi, possibilmente a un ritmo tale da precedere eventuali ulteriori mutazioni del virus, è tutt’altro che scontato. E ciò da un punto di vista tecnico, inerente al ciclo di realizzazione dei vaccini ed anche per il fatto dovuto alla produzione, ad una produzione che è concentrata nelle mani di pochissime case farmaceutiche. 
Si impone all’Europa riunita nel Consiglio europeo una seria riflessione sulla visione nel campo della salute e delle politiche farmaceutiche, non solo per far fronte all’attuale pandemia ma anche alle eventuali future crisi sanitarie, basti pensare alla resistenza dei batteri agli antibiotici, una pandemia silente con una mortalità annuale di circa 30mila persone in Europa, un terzo delle quali solo in Italia.

Ma ritornando a Sars-CoV-2, lo scenario che si prospetta è incerto ma si può prevedere che il virus continui a circolare nei Paesi ad alto reddito per almeno tutto il 2021, e per alcuni anni continui a essere presente nei Paesi a basso reddito che non hanno a disposizione il vaccino. Una disuguaglianza urticante, anche sotto il profilo epidemiologico, che i Paesi ricchi non hanno ancora compreso. Senza dimenticare che c’è in corso lo sviluppo di mutazioni del virus che comportano la circolazione di “varianti” più contagiose, una sorta di pandemia nella pandemia che può determinare una ridotta o completa insensibilità ad alcuni degli attuali e futuri vaccini. Queste prospettive richiedono una nuova e urgente attenzione da parte dell’Europa alla necessità di essere parte attiva nella produzione di vaccini contro SarsCoV-2.

Usando appieno tutti gli spazi normativi esistenti, occorre uscire da false sicurezze e porre in atto un programma per realizzare nuovi settori farmaceutici –produttivi a forte influenza del pubblico ed ampliare quelli esistenti, in Italia e negli altri Paesi europei, sotto l’egida di una gestione strategica pubblica. Nel contempo, occorre acquisire tutte le conoscenze scientifiche che servono per riuscire a organizzare e diffondere quanto più possibile una risposta adeguata alla pandemia, e soprattutto “la consapevolezza da parte delle autorità europee” della necessità di una vaccinazione globale per poter bloccare la diffusione del virus che la pandemia . 
 Senza “la consapevolezza” si ha a che fare una battaglia senza esclusione di colpi con la diffusione del virus, ma anche una lotta, al contempo, con le regole proprie di un modello economico che pensa ancora alla ottimizzazione dei profitti, anche di fronte al diritto universale alla salute non si andrà in alcun luogo se no quella della messa in definitivamente in mora degli organismi europei e mondiali che dovevano contrastare la diffusione della pandemia da covid-19 e che così non è stato.

Se non sarà così, se una nuova visione dell’interesse del pubblico non sarà posto all’ordine dell’agenda politica dell’attuale classe dirigente europea, si assisterà a tutt’altro, si assisterà alla diffusione di un darwnismo politico –sociale e sanitario senza precedenti, il rischio, dunque, che oltre al virus covid- 19 si aggiunga il virus dell’individualismo radicale che ben si sposa con la logica del profitto ad ogni costo spazi via qualsiasi barlume di civiltà è all’ordine del giorno. 
Dubito però che l’Europa, questa Europa abbia si tale percezione, e la dimensione dei rischi a cui si va incontro; forse c’è bisogno di un’altra classe dirigente, per alcuni versi a quella che aveva ragionato in virtù della rinascita dalla distruzioni della Seconda Guerra Mondiale. Quella attuale, da quanto si è potuto notare, ha ancora in mente il ruolo della moneta e non delle sorti, della vita, di migliaia e migliaia di cittadini e di lavoratori.

Cosimo Cerardi – PCI Varese

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