{"id":124320,"date":"2011-03-04T00:00:00","date_gmt":"2011-03-04T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2011-03-04T00:00:00","modified_gmt":"2011-03-04T00:00:00","slug":"buon-anniversario-statuto-albertino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.varesenews.it\/2011\/03\/buon-anniversario-statuto-albertino\/124320\/","title":{"rendered":"Buon anniversario Statuto Albertino"},"content":{"rendered":"<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"width: 171px; height: 225px\" border=\"1\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" align=\"left\" width=\"294\" height=\"400\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201103\/CarloAlberto.jpg\" \/>Il 4 marzo del 1848 nasceva l&#8217;antenato della Costituzione italiana: lo Statuto Albertino<\/strong>. La sua importanza sta nell&#8217;aver enunciato nero su bianco, per la prima volta, i diritti fondamentali di cittadinanza in quello che sarebbe diventato in seguito il nucleo del regno d&#8217;Italia, a partire da quelli all&#8217;eguaglianza, alla stamapa, alla libera riunione, alla difesa della propriet&agrave;.&nbsp; <strong>Si trattava della prima Costituzione<\/strong> concessa nel regno di Sardegna &#8211; che oltre all&#8217;isola comprendeva Piemonte, Savoia, Valle d&#8217;Aosta, Liguria, contea di Nizza, Lomellina e Oltrep&ograve; Pavese &#8211;&nbsp; in un anno di<strong> eccezionale fermento politico<\/strong> in gran parte d&#8217;Europa, rimasto proverbiale (&quot;&egrave; successo un quarantotto&quot; si disse per pi&ugrave; di un secolo per indicaare grandi sommovimenti). Nello stesso anno si attuava anche l&#8217;emancipazione di Valdesi (protestanti delle valli piemontesi) ed Ebrei, fin l&igrave; cittadini di serie B, pur precisando lo Statuto che lo Stato era confessionale, e di religione &quot;cattolica, apostolica e romana&quot;.<br \/>\nUn periodo, quello del 1848, <strong>dalle sorprendenti similtudini con il nostro 2011<\/strong> e le rivoluzioni che scuotono il Nordafrica. Allora era l&#8217;Europa a fremere e scuotersi sotto il giogo di regimi reazionari e oscurantisti, <strong>nel nome del liberalismo e della causa nazionale<\/strong>, contro la tradizione e il diritto divino dei re, sotto l&#8217;occhio della superpotenza di turno (allora la Gran Bretagna, signora dei sette mari), benevola ma attenta a tutelare i suoi interessi. Il <strong>fallimento<\/strong> di quelle rivoluzioni, in particolare nel mondo di lingua tedesca, ebbe le pi&ugrave; deleterie conseguenze e si pu&ograve; considerare una delle cause pi&ugrave; remote della stessa Prima Guerra Mondiale, scoppiata pi&ugrave; di due generazioni dopo, ove si interpretasse quest&#8217;ultima come uno scontro, almeno sul fronte occidentale, fra chi a seguito di quel periodo aveva accettato il liberalismo (Francia, Gran Bretagna) e chi in ogni modo cercava di evitarlo (Germania, Austria-Ungheria).<br \/>\nFu <strong>re Carlo Alberto<\/strong>, poi detto &quot;re tentenna&quot;, a concedere quel 4 marzo 1848 lo Statuto a fronte delle continue notizie di rivoluzioni &#8211; in Francia, in Sicilia, a Napoli e altrove &#8211; in cui folle guidate dalla borghesia progressista, nel bel mezzo di una pesante crisi, chiedevano <strong>pane e libert&agrave;<\/strong>. Si diceva allora, con orrido francesismo, che quella fosse una carta &quot;ottriata&quot;, da <em>octroy&eacute;e<\/em>, cio&egrave; &quot;concessa&quot; graziosamente dal sovrano, non strappata dal popolo con la sua lotta &#8211;&nbsp; a Torino non vi furono moti di piazza. Nondimeno, fu<strong> un passaggio politico importantissimo<\/strong> che fece entrare il regno dei Savoia nella modernit&agrave; politica. Il re considervava l&#8217;esercizio esclusivo del potere esecutivo: il governo era responsabile solamente di fronte a lui quale Capo dello Stato, persona sacra e inviolabile, non soggetta a sanzioni penali ma tenuto a rispettare quanto pattuito coi sudditi. Si prevedeva poi l&#8217;istituzione di un <strong>parlamento bicamerale<\/strong>: un Senato di esclusiva nomina regia (e a vita) a bilanciare una Camera elettiva (a suffragio censitario, molto ristretto, in pratica votavano solo i pi&ugrave; benestanti, purch&egrave;, s&#8217;intende, maschi). Le leggi dovevano avere l&#8217;approvazione delle due camere, e beninteso la non contrariet&agrave; del Re.<br \/>\nNella generale repressione dei moti rivoluzionari che segu&igrave; il fallimento della Prima guerra d&#8217;indipendenza, e che nello stesso Regno, dopo l&#8217;abdicazione di Carlo Alberto <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Battaglia_di_Novara_%281849%29\">sconfitto a Novara<\/a> dall&#8217;Austria, vide un episodio odioso, e nascosto in tutti i libri di storia, come il <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Sacco_di_Genova\">sacco di Genova<\/a>, lo Statuto <strong>non<\/strong> venne revocato, a differenza di varie altri costituzioni concesse dai sovrani nel momento del pericolo e tolte ad agitazioni sconfitte. Ebbe invece mod di evolvere invece in uno strumento permanente e fondamentale, <strong>applicato anche al regno d&#8217;Italia<\/strong> quando questo fu proclamato il 17 marzo 1861; e cos&igrave; accadde anche per il sistema parlamentare bicamerale, cui ben presto, gi&agrave; con <strong>Cavour<\/strong>, nei fatti finirono per rispondere i governi, pur in teoria responsabili solo di fronte al Re. Essendo modificabile <strong>con legge ordinaria<\/strong>, a differenza della Costituzione della Repubblica Italiana di un secolo dopo, lo Statuto detto Albertino dal nome del sovrano che lo aveva firmato era anche uno strumento, a modo suo, <strong>flessibile<\/strong>, e piegabile ad interpretazioni. Di tale caratteristica, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, a lungo non si abus&ograve; pi&ugrave; di tanto; alla fine fu il regime fascista, con l&#8217;assenso di un distratto e complice Vittorio Emanuele III, ad aggiungervi una serie di punti di suo gradimento a pezza giustificativa dello Stato totalitario. Era stato fra l&#8217;altro sempre Mussolini a rimarcare per legge, nel 1925, di <strong>non<\/strong> essere responsabile di fronte a quel Parlamento che aveva gi&agrave; umiliato con il famoso discorso del 3 gennaio che segna l&#8217;avvio della sua dittatura.<\/p>\n<p><strong>La strada per la Costituzione Repubblica del 1948<\/strong>, cent&#8217;anni dopo quel primo Statuto, fu lunga e <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"1\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" align=\"right\" width=\"280\" height=\"400\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201103\/docusa1.jpg\" \/>irta di difficolt&agrave;. Lo Stato regio.fascista si dissolse letteralmente nel 1943 con la disfatta bellica e la duplice occupazione, nazista e angloamericana, del Paese conteso e percorso da eserciti, in preda alla guerra civile tra la <strong>Resistenza<\/strong> partigiana, vera matrice della Costituzione, e il fascismo morente e pi&ugrave; feroce che mai. Si avvi&ograve; un periodo transitorio, detto della luogotenenza, in cui l&#8217;autorit&agrave; fu condivisa fra l&#8217;erede al trono Umberto II, che cercava di salvare il salvabile del disastro ereditato dal padre, e <strong>i risorti partiti democratici<\/strong> riuniti nel Comitato di Liberazione Nazionale, quindi nell&#8217;<strong>Assembea Costituente<\/strong>. Fu dalle file di questi partiti che emersero gli intellettuali e combattenti antifascisti che diedero forma all&#8217;<a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.governo.it\/governo\/costituzione\/principi.html\"><strong>attuale Carta costituzionale<\/strong><\/a>, ispirata, pi&ugrave; che ai contenuti del vecchio Statuto, a quelli della Costituzione della <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Repubblica_Romana_%281849%29\">Repubblica Romana<\/a> del 1849 (sfortunato esperimento, represso con le armi, che ebbe Mazzini tra i suoi leader e Garibaldi per difensore), per i tempi davvero rivoluzionaria nella sua laicit&agrave; democratica. La Costituzione della Repubblica italiana del 1948 fu concepita come <strong>difficile da modificare, rigida, prescrittiva, analitica<\/strong>; basata su un ampio compromesso tra i partiti politici; democratica e repubblicana, nell&#8217;affermare che la sovranit&agrave; appartiene <strong>al popolo<\/strong>, non pi&ugrave; alla persone di un re ormai esautorato dal popolo stesso, con il referendum del 1946; laica, non essendo p&ugrave; lo Stato, almeno formalmente, confessionale; con un&#8217;enfasi sulla dignit&agrave; del lavoro laddove prima si privilegiava la propriet&agrave;; e sull&#8217;internazionalismo e la collaborazione tra le nazioni, mentre priva vigeva supremo l&#8217;interesse del singolo Stato. La sua attuazione &egrave; un processo che si &egrave; protratto nei decenni, con difficolt&agrave;, e che si traduce oggi in una difesa a denti stretti, in un clima politico ormai decisamente ostile ai principi ispiratori.<br type=\"_moz\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 4 marzo 1848 re Carlo Alberto concedeva lo Statuto, prima carta costituzionale di quello che tredici anni dopo sarebbe diventato il Regno d&#8217;Italia. 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