{"id":134334,"date":"2010-11-08T00:00:00","date_gmt":"2010-11-08T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2010-11-08T00:00:00","modified_gmt":"2010-11-08T00:00:00","slug":"mazzini-garibaldi-cavour-padri-nobili-ma-dimenticati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.varesenews.it\/2010\/11\/mazzini-garibaldi-cavour-padri-nobili-ma-dimenticati\/134334\/","title":{"rendered":"Mazzini, Garibaldi, Cavour: padri nobili, ma dimenticati"},"content":{"rendered":"<p>La Storia: non per circoli elitari, ma <strong>con il popolo e per il popolo<\/strong> che giorno per giorno la scrive. Sarebbe piaciuta tanto ad Abramo Lincoln la chiave di lettura scelta dall&#8217;amministrazione comunale di Solbiate Olona per dare il via al convegno dedicato a tre figure di padri della patria: <strong>Camillo Benso<\/strong><strong>, conte di Cavour<\/strong>, l&#8217;abilissimo ministro piemontese artefice delle condizioni politiche che permisero l&#8217;unificazione nazionale; <strong>Giuseppe Garibaldi<\/strong>, l&#8217;Eroe dei Due Mondi, personaggio a tutto tondo; <strong>Giuseppe Mazzini<\/strong>, il repubblicano genovese ispiratore di ideali generosi e rivoluzioni soffocate, grande &quot;perdente&quot; delle lotte risorgimentali ma sempre rimasto riferimento di pensatori e patrioti.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" height=\"225\" border=\"1\" align=\"right\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201011\/img_2201_500.jpg\" \/>Presso l&#8217;Auditorium solbiatese, davanti ad una platea in cui non mancavano autorit&agrave; civili e militari, ma anche studenti, con due classi seconde medie, e il &quot;sindaco dei ragazzi&quot;, il 14enne Simone Colombo, sul palco con il maggiore dell&#8217;esercito Vincenzo Ciaraffa a moderare, erano presenti <strong>Mario Cervi<\/strong>, giornalista e scrittore di fama; il professor <strong>Vittorio Emanuele Parsi<\/strong>, docente presso la Cattolica di Milano; il professor <strong>Giuseppe Armocida<\/strong> dell&#8217;UnInsubria, <strong>Luigi Barion <\/strong>presidente di &quot;Varese per l&#8217;Italia&quot;, comitato varesino per le celrazioni del 150enario; e ancora il prefetto <strong>Simonetta Vaccari<\/strong> e il generale <strong>Gianmarco Chiarini<\/strong>, comandante del Corpo d&#8217;Armata di Reazione Rapida NATO a guida italiana (Nrdc-It) di base presso la caserma Mara in Solbiate Olona. Aspetti dunque s<strong>torici, militari e istituzionali <\/strong>per chiudere <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www3.varesenews.it\/tempo_libero\/articolo.php?id=186768\">la &quot;tre giorni&quot; che ha pavesato di tricolore Solbiate<\/a>. E che ha visto anche un episodio da libro Cuore, narrato dal maggiore Ciaraffa: <strong>due residenti extracomunitari hanno espresso il desiderio di acquistare la bandiera italiana<\/strong> dai negozi che la esponevano. &laquo;Che vi interessa, siete stranieri&raquo; gli ha opposto qualcuno. &laquo;No, siamo in Italia e vogliamo essere italiani&raquo;.<\/p>\n<p>Dopo una versione <em>soft<\/em> e con (splendida) voce femminile dell&#8217;Inno di Mameli, ricondotto da impetuoso inno di battaglia a canzone d&#8217;amore per l&#8217;Italia, il Prefetto Vaccari ha consegnato al sindaco Melis la <strong>medaglia commemorativa voluta dal presidente della Repubblica Napolitano<\/strong>. Melis confermava l&#8217;intenzione di creare in Solbiate un <strong>centro di Studi patri<\/strong> che almeno una volta l&#8217;anno faccia incontrare studiosi di fama; Vaccari leggeva un testo del Presidente Napolitano che invitava a liberarsi dei complessi, a superare &laquo;l&#8217;eccesso di orrore per la retorica&raquo; che &laquo;ci fa riluttanti a parlare di eroi&raquo;. &laquo;C&#8217;&egrave; molto bisogno di senso unitario, di attingere energia e fiducia dal passato, specialmente in tempi di crisi&raquo;: cos&igrave; Vaccari, che nel suo intervento avrebbe ripercorso il ruolo di portatori locali del poter centrale ricoperto fin dal 1865 dai prefetti, <strong>elementi chiave<\/strong> della costruzione unitaria di un Paese nato diviso da enormi differenze, soprattutto di lingua.<\/p>\n<p>Risorgimento vuol dire molte cose: ad esempio, la nascita di un <strong>esercito<\/strong>. Che forse, esisteva gi&agrave; prima della data ufficiale del <strong>4 maggio 1861<\/strong>, quando la nota del ministro Manfredo Fanti la dispose, creando quello che da subito fu &laquo;un esercito sabaudo allargato&raquo; in cui i piemontesi erano meno del 10% dei soldati e il <strong>50%<\/strong> degli ufficiali. Fu quello che represse con ferocia il <strong>brigantaggio<\/strong> al Sud e fece magra figura nella terza guerra d&#8217;Indipendenza a Custoza, che giustapponeva gli &quot;istituzionali&quot; fedeli alla corona sabauda ai &quot;pratici&quot; venuti dal campo, e, come Fanti, anche da esperienze estere. La massima lode dal generale Chiarini andava a un &quot;non-generale&quot; come Garibaldi, mai accettato fra i ranghi ufficiali: <strong>&laquo;Fu un grande comandante sul campo&raquo;<\/strong> ha detto, analizzando la gestione intelligente anche di una battaglia &quot;regolare&quot; come quella del Volturno, con idee moderne come quella di servirsi della ferrovia per spostare le riserve dietro Capua&nbsp; parare l&#8217;assalto borbonico. Mossa vincente.<\/p>\n<p>Mario Cervi del Cavour dice che non era proprio un simpaticone. &laquo;Ma un &#8216;piacione&#8217; l&#8217;Italia l&#8217;avrebbe fatta?&raquo; chiedeva maligno il maggiore Ciaraffa. &laquo;Domanda antipatica, <strong>quando l&#8217;Italia &egrave; affidata ad un tipico piacione&raquo;<\/strong> rispondeva Cervi, distinguendo dal politico lo statista, che sa porre l&#8217;interesse generale sopra quello di fazione, o peggio ancora personale. E <strong>Cavour, &laquo;genio pi&ugrave; di Tremonti, e antipatico quanto lui&raquo;<\/strong>, statista era, come Mazzini, per quanto bollato di &laquo;utopista e menagramo&raquo; dai detrattori del tempo, o lo stesso Garibaldi: <strong>&laquo;tutti ispirati da grandi ideali, non da politica di parte, o da quella sotto le lenzuola&raquo;<\/strong>. &laquo;Momento straordinario e irripetibile, un miracolo&raquo; quello dell&#8217;unificazione: perch&egrave; gettarlo via? Oggi la Lega &laquo;del tricolore sappiamo cosa vuol farsene&raquo;, al sud avanza il <strong>revisionismo filoborbonico<\/strong> secondo cui prima della calata dell&#8217;orda dei Savoia il Sud era progredito e felice. Tesi che appagher&agrave; certo piagnisteo meridionalista, ma &egrave; storicamente insostenibile. <strong>&laquo;Deluso e amareggiato&raquo;<\/strong> quindi Cervi nel vedere maltrattare i protagonisti del processo di unit&agrave; nazionale, un secolo e mezzo dopo: la sintesi &egrave; spietata. &laquo;Il Paese &egrave; figlio di quel principe di casa Savoia che se finiva una guerra dalla stessa parte da cui  l&#8217;aveva cominciata, <strong>voleva dire che aveva cambiato alleanza due volte&raquo;.<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" height=\"225\" border=\"1\" align=\"left\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201011\/img_2200_500.jpg\" \/>Ricca di spunti, la riflessione del professor Parsi sul difficile rapporto fra <strong>unificazione e cattolici<\/strong>, o meglio fra le classi dirigenti dell&#8217;Italia unificata e la gerarchia vaticana stretta intorno a Pio IX: Papa beatificato nel 2000 &laquo;ma che ancora ghigliottinava i liberali&raquo;. La lettura di Parsi andava a toccare i nodi delle rotture e delle continuit&agrave; storiche e il tiepido sostegno all&#8217;unit&agrave;, &quot;fatta&quot; non dalla povera gente che aveva ben altro cui pensare, ma perlopi&ugrave; da borghesi, studenti, intellettuali. &laquo;Chi sostiene l&#8217;unit&agrave; d&#8217;Italia oggi <strong>non lo fa per Garibaldi, Cavour o Mazzini&raquo;<\/strong> riconosceva tristemente il professore, <strong>&laquo;ma pi&ugrave; per la Cassa del Mezzogiorno, o per Mike Bongiorno&raquo;.<\/strong> L&#8217;Italietta prevale sull&#8217;Italia alta, convenienze e abitudini sulla Storia, &laquo;la paura di non farcela da soli&raquo; sulla volont&agrave; di stare insieme. Chi rema invece in direzione dell&#8217;unit&agrave;? Le forze armate, dice Parsi. Ma nel paese serpeggia lo scoramento: e <strong>il disprezzo per tutto ci&ograve; che sa di intellettualit&agrave;<\/strong>, come dimostra l&#8217;incomprensione di una figura come il Mazzini da un lato (gabellato persino per &#8216;terrorista&#8217;, per l&#8217;enfasi sull&#8217;azione rivoluzionaria e il tirannicidio, ripresa poi dalla Resistenza), dall&#8217;altro il <strong>disinteresse &laquo;sostanziale e bipartisan<\/strong>, al di l&agrave; dei discorsi&raquo;, della politica per il mondo della scuola e dell&#8217;universit&agrave;. Il rifiuto della meritocrazia, <strong>&laquo;l&#8217;incapacit&agrave; di chiudere i conti col passato e di guardare avanti&raquo;<\/strong>, il &laquo;disconoscimento delle competenze&raquo;. Quello per cui, morto un militare in missione, si commenta: &laquo;Non poteva fare altro, ha fatto il soldato&raquo;. Per cui, &laquo;basta sconti, poniamo un limite: fin qui, ma non oltre. Da l&igrave;, &egrave; colpa vostra, non mia&raquo;.<\/p>\n<p>Il professor Armocida dedicava il suo intervento alle <strong>donne<\/strong>: &laquo;La vera unificazione &egrave; quella della primavera del 1946: per la prima volta, le donne votano e partecipano pienamente alla vita del Paese. Non a caso oggi abbiamo qui un Prefetto donna. Che Risorgimento avremmo avuto senza madri come Adelaide Cairoli o le romane che nel 1849 curavano i feriti, ma imbracciavano anche il fucile?&raquo; Idem, che repubblica senza le partigiane? &laquo;Attenzione, perch&egrave; <strong>oggi c&#8217;&egrave; un&#8217;aggressione a questo tipo di repubblica e alla Costituzione del 1948<\/strong>, dobbiamo porci a difesa di un&#8217;unit&agrave; che &egrave; a rischio&raquo;.<br \/>\nBarion, infine da buon varesino, ricordava che &egrave; a Varese che sventol&ograve; nel 1859 il primo &quot;vero&quot; tricolore d&#8217;Italia (quello napoleonico di Reggio Emilia &laquo;era della Repubblica Cisalpina, altra cosa&raquo;) a Biumo nei giorni della battaglia di San Fermo, quando Garibaldi dirigeva i combattimenti dalla panchina in cima al colle-osservatorio dove sorgono le Ville Ponti. <strong>Cosa ne sanno i giovani d&#8217;oggi? Niente.<\/strong> Alla domanda su chi fossero i Cacciatori delle Alpi, &laquo;ragazze di uno dei licei pi&ugrave; prestigiosi della citt&agrave; dicevano: certo, quegli inglesi che venivano a caccia qui in montagna&#8230;&raquo;<br \/>\nIl maggiore Ciaraffa rivangava infine <strong>certe avventure di Garibaldi con le donne<\/strong> (il matrimonio con la marchesina Castiglioni, finito all&#8217;uscita dalla chiesa: aveva scoperto che era gi&agrave; incinta&#8230;), chiedendo se queste non lo rendessero pi&ugrave; popolare. Barion ha risposto satiricamente: <strong>&laquo;Fosse cos&igrave;, Berlusconi diventerebbe immortale&raquo;.<\/strong> A lui anche rievocare il quarto &quot;convitato di pietra&quot;: Carlo Cattaneo, caro alla Lega. &laquo;Se Cattaneo fosse qui ora, parlerebbe di federalismo italiano, o <strong>europeo?<\/strong> Dobbiamo pensare a un disegno continentale compiuto&raquo; l&#8217;invito di Barion, &laquo;saper sognare come hanno sognato i ragazzi del Risorgimento, tenendo mano ferma sulla Costituzione&raquo;.<br type=\"_moz\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il convegno con la presenza fra i relatori di Mario Cervi chiude la tre giorni di celebrazioni per i 150 anni dell&#8217;unificazione nazionale. &#8220;L&#8217;unit\u00e0 fu un miracolo, un momento irripetibile: perch\u00e8 buttarlo 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