{"id":145484,"date":"2010-06-09T00:00:00","date_gmt":"2010-06-09T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2010-06-09T00:00:00","modified_gmt":"2010-06-09T00:00:00","slug":"vent-anni-di-impegno-per-proteggere-la-mia-valle","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.varesenews.it\/2010\/06\/vent-anni-di-impegno-per-proteggere-la-mia-valle\/145484\/","title":{"rendered":"&#8220;Vent&#8217;anni di impegno per proteggere la mia valle&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><em>La Val Bavona &egrave; una valle ticinese che si estende dall&#8217;alpe di Robiei fino al paese di Bignasco, dove il fiume Bavona, che la percorre interamente, si unisce alla Maggia, della quale &egrave; uno dei tre maggiori affluenti.&nbsp;Vent&#8217;anni fa, il 9 giugno 1990, &nbsp;&egrave; nata&nbsp;la Fondazione Valle&nbsp;Bavona (http:\/\/www.valle-bavona.ch, <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.bavona.ch\/\">www.valle-bavona.ch<\/a>). Un progetto&nbsp;comune tra Comuni e Patriziati di Bignasco e Cavergno (ora Comune di Cevio),&nbsp;Cantone, Confederazione e STAN-Heimatschutz per la protezione attiva di una&nbsp;vallata unica, protetta dalla Confederazione elvetica. Pubblichiamo il ricordo di questo cammino inviato da Germano Mattei&nbsp;impegnato per anni nella protezione e valorizzazione di questo territorio.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"valle bavona \" width=\"300\" height=\"199\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" border=\"1\" align=\"left\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201006\/valle bavona.jpg\" \/>L&rsquo;unico legame effettivo che ho con la Valle Bavona &egrave; quello di essere nato a San Carlo di Peccia e in Val Bavona vi &egrave; l&rsquo;ultima Terra che porta il nome di San  Carlo, il Santo dei poveri, un&rsquo;appassionato missionario nei villaggi remoti. Il resto &egrave; un affetto e rispetto dovuto un po&rsquo; ai casi della vita e alla mia modesta, ma ferma formazione quale figlio di queste valli, montagne e delle loro realt&agrave;. Esse esprimono la lotta continua di uomini e donne, specialmente donne, in perenne lotta con realt&agrave; non scelte, imposte per secoli. La meraviglia, un miracolo annunciato, &egrave; che se la sono cavata in modo eccellente seppur tra fatiche e problemi inenarrabili, lasciandoci in eredit&agrave; realt&agrave; incredibili, oggi immaginabili. Siamo talmente sconcertati che abbiamo paura a salvaguardarle, valorizzarle, a farle rivivere in forme consone al nostro tempo.<b> La Fondazione Valle Bavona<\/b> &egrave; stata per venti anni un pioniere, ma lo dovr&agrave; essere anche in futuro: un esempio tangibile in questa lotta per la protezione e valorizzazione attiva del territorio naturale e antropizzato. Testamenti non scritti quelle delle nostre Valli, ma costruiti con sangue, sacrifici, sudore e ingegno. Per questo dimenticarli, aspettare per vedere quel che succede, seguire le mode del tempo, non prendere in mano le situazioni che si presentano o, peggio, non rispettare questi beni e valori comuni &egrave; un atto di incomprensibile mancanza di rispetto, nonch&eacute; di un po&rsquo; d&rsquo;amore per un mondo che sembra passato, ma che infine vuole rivivere, che ha il diritto di rivivere in altre forme e dimensioni. Il nostro territorio deve essere un buon futuro per i nostri figli, a noi aspetta il compito di costruirne le basi. Territorio quale cassaforte di un capitale unico, irripetibile, quindi non solo protezione, ma anche futuro economico, di opportunit&agrave; occupazionali e di nuove professioni.<\/p>\n<p><b>Q<\/b><b>uesta valle l&#8217;ho scoperta dall&rsquo;alto, avevo forse diciassette anni.<\/b> Finita la fienagione un pomeriggio domenicale d&rsquo;agosto con l&rsquo;amico Stefano decidiamo di andare sull&rsquo;alpe Serodano, sandali di plastica ai piedi!. Giunti al Corte di fondo si va al Piatto di Serodano, vi &egrave; tempo e si prosegue per la bocchetta di Sevinera: sotto ai piedi la Bavona sino a quel momento a noi quasi sconosciuta, se non per scolastiche informazioni o per alcune precedenti frettolose salite al Poncione di Braga. Ma non ne abbiamo abbastanza, abbiamo visto una corda fissa e con giovanile curiosit&agrave; si continua sul costone che sale al Pizzo Castello. Inconsciamente passo dopo passo, valletta dopo valletta, sperone dopo sperone<b> raggiungiamo i 2808 metri della cima del Pizzo<\/b>, con i sandali ai piedi, inconsapevolezza pura! Sulla cima scriviamo vacuamente il nome e la data sulla sabbia. Scrutiamo la profonda e un po&rsquo; buia valle che ci sta ai piedi, valutiamo le alte montagne che la cingono, le profonde valli che si vedono insinuarsi o che si intuiscono e, infine, ci affascina l&rsquo;imponenza del Pizzo del Basodino. La discesa risulta impressionante, a picco su San Carlo. Ci vengono i brividi, ci rendiamo conto della sprovveduta iniziativa alpinistica, il tutto condito da una scivolata che solo un miracolo non l&rsquo;ha trasformata in tragedia. E poi gi&ugrave; a valle, nessuno sapeva dove eravamo andati, lungi da noi dal raccontare la gitarella &ldquo;fuori porta&rdquo; per evitare le oggi comprensibili ire familiari!.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"206\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" border=\"1\" align=\"right\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201006\/valle bavona2.jpg\" \/>Ecco il primo approccio che non si scorda pi&ugrave; alla Valle Bavona. Poi giunti i 18 anni venne l&rsquo;auto e con amici si and&ograve; in Bavona per serate festose, ricordo le notti nel rustico dell&rsquo;amico Aldo Bornia, onsernonese doc, forse era a Mondada o a Fontana?. Una conoscenza &ldquo;prendi e fuggi&rdquo; senza contesto. Poi sui vent&rsquo;anni amici cavergnesi mi invitarono ad una gita sull&#8217;Alpe Antabia, con pernottamento a Muiar&ouml;&ouml; &ndash; con la danza notturna dei ghiri -, poi salita al Corte Grande e a Piano delle Creste (2&#8217;108 m.s.m.). <strong>Mi innamorai a prima vista di Piano delle Creste<\/strong>, sembra un castello medioevale attorniato da irte torri costituite delle montagne che attorniano il luogo, ai piedi del maniero una spianata maestosa sino a Sch&uuml;pa Basa. Un paesaggio da favola, avvincente, che ti prende e non ti lascia pi&ugrave;. Poi ai Laghetti omonimi, alla faticosa bocchetta, poi gi&ugrave; ai laghi della Crosa, in Caln&egrave;gia &#8211; con l&rsquo;Arnoldo Dad&ograve; e la sua famiglia che mungevano le capre -, Gerra, Spl&uuml;ia Bela, il bell&rsquo;aereo ponte a schiena d&rsquo;asino di Punt&igrave;d &ndash; una gigantografia di questo manufatto stroneggia nella sala ricevimenti dell&rsquo;Ambasciata Svizzera in Cina a Pechino &#8211; , la cascata e Foroglio. Una gita epica che non si pu&ograve; dimenticare, un&#8217;avventura che vale quasi da sola la scrittura di un libretto, tanti sono stati gli eventi di quei due giorni.<\/p>\n<p>Per me &egrave; stata la scoperta della valle, il vero battesimo alla stessa. Non ho legami specifici, non ho interessi materiali con questo territorio, ma da quel momento e per sempre credo<b> &egrave; diventata anche la mia Valle<\/b>. Poi vi fu il periodo dei piani per i sentieri, della costruzione dei Rifugi del Piano delle Creste, della tremenda testata contro la palestra dell&rsquo;entrata della cascina del Sedom, delle settimane escursionistiche, degli interventi post-alluvionali, della Colonna di soccorso, della pianificazione speciale della valle &#8211; con la sua tormentata approvazione -, del premio di Pro Patria per la pianificazione nei Comuni, della lotta per la costituzione della Fondazione e poi per 15 anni nella funzione di Segretario animatore della FVB, con le sue gioie e delusioni. Non va dimenticata nemmeno la lezione unica, umana e spirituale, dell&rsquo;annuale processione di Gannariente d&rsquo;inizio maggio. Ve ne &egrave; per una vita, ne &egrave; valsa la pena viverne questo scorcio.<\/p>\n<p><b>Venti anni sono passato da quel 9 giugno 1990<\/b> nella Sala patriziale di Cavergno per la firma ufficiale dell&rsquo;atto costitutivo della Fondazione Valle Bavona (FVB): riuniti festosamente rappresentanti della Confederazione, del Consiglio di Stato e dei suoi servizi, dell&rsquo;Heimatschutz e STAN, dei Comuni e Patriziati. Tanta strada percorsa, tante realizzazioni stanno dietro alle nostre spalle, e a quelle dei bavonesi. Tanto interesse suscitato a livello locale e da parte dei non bavonesi, del popolo confederale direi in senso lato. Un&rsquo;esperienza unica quella della FVB e del suo progetto di rilancio attivo e non museale della Valle, che ha suscitato condivisioni ad ogni livello, ma anche un po&rsquo; d&rsquo;invidia per i risultati raggiunti con il corale sostegno nazionale, per iniziative puntuali: due esempi .Uno, il sostegno finanziario individuale allo sfalcio e alla tenuta del bestiame. Due, il ricupero di aree agricolo inghiottite dal bosco, da ca. 280&#8217;000 metri quadri sfalciabili a oltre 450&#8217;000 dal 1992 al 2004.<\/p>\n<p>Il progetto FVB era ed &egrave; l&rsquo;avanprogetto del Parco nazionale: un&rsquo;area di grande valore antropico, storico e naturale, che ha vissuto, vive e deve vivere in simbiosi con l&rsquo;uomo, nient&#8217;altro pu&ograve; essere.<\/p>\n<p>Nel vedere l&rsquo;evolversi delle situazioni di questi ultimi anni concludo che non abbiamo purtroppo saputo far passare il messaggio per convincere la nostra gente, seppur esso non teorico, ma tanto tangibile e di sostegno a chi opera in Valle, alla sua economia e nella protezione e cura attiva del territorio.<\/p>\n<p>Le paure nei confronti del Parco &ndash; brutto nome, in effetti, che ci ricorda il recinto angusto cui eravamo relegati da bambini &#8211; &egrave; la paura di coloro che non vedono un futuro a questo bene unico dei bavonesi, ma anche dell&rsquo;umanit&agrave; tutta. Un esempio la Bavona, ma cos&igrave; lo sono anche tante realt&agrave; delle nostre vallate alpine, un segno di sofferta e tragica umanit&agrave; che si pu&ograve; leggere su ogni centimetro quadrato del territorio, dal fondovalle alle sommit&agrave; dei pizzi, ma nel contempo questi spazi alpini traspirano anche tanta gioia e meraviglia: basta ricordare i &ldquo;grid&rdquo; che a sera risuonavano da una valle all&rsquo;altra qual segno di aluto di vita. Oggi ci sono i telefonini, ma sono meno empatici, manca il gusto del mistero e della fiaba!. Basta leggere Balli, i fratelli Martini, Cattaneo e altri autori per sentire lo spessore di quelle secolari realt&agrave;. In questi ultimi anni passando per la Valle guardo un po&rsquo; con tristezza i villaggi a sera, sempre pi&ugrave; vuoti, un po&rsquo; abbandonati, un po&rsquo; troppo malinconici. Troppi camini non fumano pi&ugrave;, troppe tremule lucine non segnano pi&ugrave; la vita dietro finestre, oramai inesorabilmente scure, per sempre? Confido che no!.<\/p>\n<p>Il progetto del Parco, ma per la Bavona non era pi&ugrave; tanto un progetto ma una realt&agrave; da confermare, &egrave; un richiamo ad un passo necessario e diverso per un nuovo futuro, una porta per una speranza di vita economica e sociale. L&rsquo;occasione l&rsquo;abbiamo avuta davanti agli occhi, a portata di mano, ci siamo lasciati abbagliare e intimorire da problematiche molto pi&ugrave; grandi di noi, presentate come il &ldquo;diavolo in corpo&rdquo; da abili manipolatori e parlatori raffinati<b>. Ancora una volta le nostre Valli messe nel sacco<\/b> da interessi reconditi e di parte, da paure comprensibili ma superabili, un po&rsquo; dall&rsquo;egoismo oso dire. Le nostre comunit&agrave; hanno bisogno di salvarsi, di crescere, di vivere un mondo nuovo attuato per mezzo di strumenti e azioni concrete che valorizzano l&rsquo;immenso patrimonio lasciatoci dai nostri antenati. Costruire un possibile futuro per i nostri figli, che oggi, dopo una tregua di alcuni decenni, scappano uno dopo l&rsquo;altro dalle nostre terre e valli &ndash; fuga non solo di uomini e donne, ma peggio ancora di cervelli &ldquo;brainstorming&rdquo; &ndash;.<\/p>\n<p>Credo fermamente, per la Bavona e per le altre nostre Valli, che la strada da percorrere senza reticenze ed inutili paure &egrave; quella di valorizzare e di investire in questo nostro unico bene e vero patrimonio che abbiamo: il nostro territorio, sia esso naturale quanto antropizzato. Nessun speculatore bancario e di borsa non lo potr&agrave; mai rubare o perdere in speculazioni lecite o azzardate: un valore sicuro che solo noi uomini e donne delle Alpi abbiamo, un investimento di ferro, che non subir&agrave; svalutazioni di sorta, se non per nostra mano. <b>Bisogna un po&rsquo; crederci<\/b>, investire umanamente e in mezzi finanziari e non essere schiavi di paure, condizionamenti che non devono esistere: siamo noi i destinatari di questa importante eredit&agrave;, perche vanificarla, sprecarla?. Semplicemente valorizziamola!<\/p>\n<p>Quando accompagno ospiti in Valle mi dicono che si sente che Valle &egrave; un po&rsquo; come un mio &ldquo;bambino&rdquo;, arrossisco e non so cosa dire. In effetti, non sono bavonese, sono un alogeno, ma so che infine questo mondo &egrave; anche un po&rsquo; mio, sicuramente l&rsquo;ho nel cuore, in senso montanaro, in senso di figlio della montagna che si rende conto che se qualcosa non cambia, se nuovi orizzonti non si aprono, tra poco il tutto sar&agrave; un territorio abbandonato a se stesso, un po&rsquo; visto da turisti nel motto &ldquo;prendi, mordi e fuggi&rdquo;, precluso ad una vera vita. Le nostre realt&agrave;, emarginate e dimenticate per secoli, sono oggi mutate. <strong>Il mondo contadino e pastorale vive una nuova dimensione<\/strong>. Un tempo tutti vivevano e dipendevano da questa economia contadina e pastorale, oggi pochi possono esserlo  se vogliono vivere, dico vivere e non sopravvivere!<\/p>\n<p>Quindi il territorio va visto e vissuto con occhi nuovi, nuovi mezzi vanno approntati per la sua gestione e per assicurare la vivibilit&agrave;. Il tema pi&ugrave; importante, centrale direi, &egrave; quello di valorizzare e di capitalizzare questo bene, non solo al servizio degli altri, ma in primis al nostro servizio, al servizio del futuro nostro e delle generazioni future. Non occuparci di queste realt&agrave;, rinchiudersi a mo&rsquo; di arrocco in un guscio come le lumache non ci aiuta, purtroppo ci condanna. Proponiamo un cattivo servizio ai nostri antenati se accettiamo questa devastante e tetra visione del futuro. Dio ce ne scampo e liberi!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Germano Mattei, della Fondazione Valle Bavona, racconta la passione e il progetto per valorizzare un territorio racchiuso tra le Alpi <\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[8,46],"tags":[132,73935],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v20.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>&quot;Vent&#039;anni di impegno per proteggere la mia valle&quot;<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Germano Mattei, della Fondazione Valle Bavona, racconta la passione e il progetto per valorizzare un territorio racchiuso tra le Alpi\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" 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