{"id":158391,"date":"2010-01-24T00:00:00","date_gmt":"2010-01-24T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2010-01-24T00:00:00","modified_gmt":"2010-01-24T00:00:00","slug":"ero-figlia-della-shoah-e-non-lo-sapevo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.varesenews.it\/2010\/01\/ero-figlia-della-shoah-e-non-lo-sapevo\/158391\/","title":{"rendered":"&#8220;Ero figlia della shoah e non lo sapevo&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Anna Maria Habermann &egrave; una donna che ha scoperto suo padre, <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www3.varesenews.it\/busto\/articolo.php?id=134260\">il dottor Aladar Habermann<\/a>, tardivamente. Non nel senso che non l&#8217;avesse conosciuto e bene come pap&agrave; affettuoso; ma non ne conosceva il passato. Alla vicenda del medico di origine ungherese tardivamente &quot;scoperto&quot; come &quot;giusto&quot; e salvatore di perseguitati durante la guerra, <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www3.varesenews.it\/busto\/articolo.php?id=162189\"><strong>&egrave; dedicata buona parte delle iniziative<\/strong> per la Giornata della Memoria<\/a> a Busto Arsizio, portate avanti dal Comune, da scuole e associazioni. Il racconto della figlia (anticipazione dei contenuti del libro &quot;Il labirinto di carta&quot;), di come arriv&ograve; a scoprire la vicenda che si nascondeva dietro la tranquillit&agrave; della sua famiglia &egrave; asciutto e presentato con semplicit&agrave;, ma va dritto al cuore.&nbsp;Un ringraziamento particolare la signora Habermann ha voluto riservarlo alla giornalista Rosella Formenti e a Delia Cajelli, &quot;donna ovunque&quot; del Teatro Sociale, per la proficua collaborazione instaurata.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" height=\"200\" alt=\"\" hspace=\"5\" width=\"267\" align=\"left\" vspace=\"5\" border=\"1\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201001\/anna_maria_habermann.jpg\" \/>&laquo;Con mio padre avevo un rapporto di intimit&agrave; e di confidenza molto stretto, <strong>tanto pi&ugrave; mi colp&igrave;<\/strong> quindi lo scoprire fatti del suo passato che nemmeno sospettavo: non ne aveva mai parlato&raquo;. Anna Maria scopr&igrave; cos&igrave;, solo dopo molti anni, di avere ascendenze ebraiche, che suo padre era gi&agrave; stato sposato e aveva avuto un figlio, Tam&agrave;s (Tommaso), e che <strong>gran parte della sua famiglia era poi sparita nei forni crematori di Auschwitz.<\/strong> Il dottor Habermann era giunto a Busto Arsizio nel 1933 con la moglie, una bella ungherese di Budapest, e il bambino. Tre anni dopo la moglie, forse stufa della realt&agrave; pronvinciale di quell&#8217;Italietta, se ne torn&ograve; in patria con il figlio, che il dottor Habermann rivide solo poche volte prima della fine. Uno scandalo per l&#8217;epoca, una storia fin troppo comune per i tempi d&#8217;oggi. Durante la guerra Habermann aiut&ograve; varie persone a salvarsi dalla guerra; personalmente riusc&igrave; a sfuggire indenne alle persecuzioni.<br \/>\nPer la figlia la scoperta, fatta alla morte della mamma, bustocca doc, fu enorme. &laquo;Ci misi quasi quindici anni ad accettare questi fatti, queste novit&agrave; sconvolgenti&raquo; che andavano a toccare il senso di identit&agrave; di una persona cresciuta in tutt&#8217;altra realt&agrave; &#8211; e che con la citt&agrave; di Busto Arsizio, dopo la prima giovinezza, mantenne un rapporto legato quasi esclusivamente al lavoro di medico. &laquo;Fu solo nel 2000&raquo; racconta &laquo;dopo aver casualmente ritrovato le <strong>lettere<\/strong> scritte fra il 1936 e il 1944 dai familiari di mio padre, dai miei parenti ungheresi, che molto timidamente mi rivolsi all&#8217;associazione Figli della Shoah&raquo;. Scoprendovi l&#8217;universo fin l&igrave; poco conosciuto dell&#8217;ebraismo, laico come religioso. <\/p>\n<p>Anna Maria aveva avuto modo di parlare, in Ungheria, con una sorella di suo padre (la famiglia proveniva dalla citt&agrave; di Baja). Ma il racconto della zia, a sua volta deportata e unica sopravvissuta della famiglia, <strong>la fer&igrave;<\/strong> con la sua freddezza e il distacco quasi clinico a fronte di fatti narrati terribili. Negli anni Duemila la Habermann &egrave; comunque tornata nella terra dei magiari, impegnandosi anche per impararne la lingua (notoriamente ostica ndr) in modo da poter <strong>tradurre<\/strong> le lettere e i documenti che aveva trovato. Ha visto i luoghi d&#8217;origine del padre, quella terra di pianure e di orizzonti infiniti dove vive un popolo vivace e dalle mille origini, che si dice discendente di Attila in persona ma, bastonato da due guerre mondiali e una rivoluzione, ha da tempo attitudini decisamente pacifiche. Laggi&ugrave; la Habermann ha ricostruito la storia del ramo paterno della famiglia, tragicamente troncato dalla delirante follia dei nazisti.<br \/>\nTra i documenti rintracciati da Anna Maria Habermann anche quelli in cui il fratellastro T&agrave;mas veniva indicato, in magiaro, come <strong>&quot;da deportare anche se nato cristiano&quot;<\/strong>. Per lo sterminio nazista l&#8217;ebreo non era esponente di una cultura, ma di una &quot;razza&quot;: letteralmente &quot;contagiosa&quot; anche in caso di matrimoni &quot;misti&quot; (?). Al di fuori dell&#8217;Olocausto fisico, la definizione di <em>chi<\/em> fosse ebreo <em>e quanto<\/em> resta uno dei punti pi&ugrave; assurdi dell&#8217;intera vicenda. &quot;Chi &egrave; ebreo, lo decido io&quot; &egrave; una battuta attributa variamente a Goering o Goebbels, in realt&agrave; apparterebbe ad un lontano &quot;precursore&quot; ideale dei nazisti spesso citato da Hitler, il sindaco della Vienna asburgica Karl Lueger. Un antisemita molto <em>sui generis <\/em>che in verit&agrave; aveva vari amici ebrei &#8211; e soprattutto non ammazz&ograve; mai nessuno, n&egrave; incit&ograve; a farlo. Anche questa notazione storica va a riprova dell&#8217;assurdit&agrave; di tutti i razzismi, di tutti gli odi gratuiti e generalizzati. Per non dimenticare, anche questa storia familiare disseppelita dall&#8217;oblio e che lega Busto all&#8217;Ungheria e ad Auschwitz merita di essere conosciuta. Lo spettacolo teatrale del Sociale di mercoled&igrave; 27 gennaio e la presentazione del 2 febbraio al Teatro Manzoni saranno occasione di approfondimento. E di ammonimento a che il peggiore passato mai pi&ugrave; si ripeta.<br type=\"_moz\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il dottor Habermann, bustocco d&#8217;adozione, durante la guerra salv\u00f2 ebrei e perseguitati. La sua prima famiglia, rimasta in Ungheria, fu sterminata ad Auschwitz. La figlia Anna ha ricostruito con pazienza le vicende familiari: una pagina di storia<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[10182,10657],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v20.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>&quot;Ero figlia della shoah e non lo sapevo&quot;<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Il dottor Habermann, bustocco d&#039;adozione, durante la guerra salv\u00f2 ebrei e perseguitati. La sua prima famiglia, rimasta in Ungheria, fu sterminata ad Auschwitz. 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