{"id":217529,"date":"2008-04-24T00:00:00","date_gmt":"2008-04-24T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2008-04-24T00:00:00","modified_gmt":"2008-04-24T00:00:00","slug":"la-memoria-delle-forme-le-opere-in-mostra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.varesenews.it\/2008\/04\/la-memoria-delle-forme-le-opere-in-mostra\/217529\/","title":{"rendered":"La memoria delle forme: le opere in mostra"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\"><strong>Mme Duplok, Radiazione fossile, 2008 (piano terra e primo piano colonnato esterno)<\/p>\n<p \/><\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">L\u2019intervento dei Duplok, collettivo artistico deputato all\u2019intervento in spazi pubblici secondo una filosofia che li vede<span style=\"mso-spacerun: yes\">\u00a0 <\/span>tesi sempre alla semplicit\u00e0 e alla non ridondanza delle forme, si innesta quasi impercettibilmente nel quadriportico del chiostro. Apparentemente inesistente. E\u2019 infatti un intervento superminimal sull\u2019apparenza e al superficie delle cose che insistendo sugli assi verticali<span style=\"mso-spacerun: yes\">\u00a0 <\/span>(le colonne) li smaterializza con esiti quasi barocchi quanto la memoria la quale, nell\u2019illusione del vedere in trasparenza l\u2019esistere ne realizza la continua distorsione. La luce trascorre sull\u2019ondolux creando un effetto di destabilizzazione, decentramento, un effetto ottico che alleggerisce la struttura e la rende inedita e innaturale.<\/p>\n<p \/><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">Inoltre l\u2019intervento minimale dei Duplok sottende, senza sforzo apparente e senza percorsi invasivi, alla sottolineatura attraverso un gesto artistico che evidenzia la struttura portante dell\u2019edificio e dunque la sua storia fino al restauro odierno.<\/p>\n<p \/><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">\u00a0<\/p>\n<p \/><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoBodyText\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\"><strong>Francesco Marelli: Per volare, 2008 \/ Salamandra,<span style=\"mso-spacerun: yes\">\u00a0 <\/span>2007, Piroga, legno, 2008 (primo piano ai lati della scala)<\/p>\n<p \/><\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">A prima vista la domanda che corre guardando le sculture di Marelli riguarda il loro possibile utilizzo: modelli di congegni pi\u00f9 grandi? Studi progettuali? Frammenti di opere<span style=\"mso-spacerun: yes\">\u00a0 <\/span>che devono ancora essere composte?. Niente di tutto ci\u00f2. Le sculture di Marelli, sempre ottenute assemblando materiali e pezzi diversi fra loro con una logica artigianale attenta alle propriet\u00e0 di ogni materia usata, sono macchine evocative, impregnate di memoria, suggestioni, sogni, progetti realizzati e non. Quasi frammenti approdati su una spiaggia. Legni corrosi, piroghe pronte a partire o appena arenate, semplici nelle forme, riconoscibili e per questo ancora pi\u00f9 comunicative. La memoria corre veloce verso le macchine di Leonardo, non solo studi progettuali ma veri e propri sogni per un avvenire diverso. Sogni per volare, appunto, titolo dato al congegno che apre le sue ali bianche e che appare davvero<span style=\"mso-spacerun: yes\">\u00a0 <\/span>pronto a portarci via.<\/p>\n<p \/><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">\u00a0<\/p>\n<p \/><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoBodyText\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\"><strong>Azelio Corni, Diagrammi, 2008 (primo piano portico esterno)<\/p>\n<p \/><\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">Gli stendardi pittorici di Corni si inseriscono ad un tempo con decisione e delicatezza nel suggestivo spazio del portico esterno. Leggeri nella loro immaterialit\u00e0 trasparente ma decisi nel segno nero e forte che fa emergere forme pittoriche solo parzialmente riconoscibili: strutture architettoniche appiattite, forme geometriche non rigorose, intrecci di segni regolari capaci di creare una rete di relazioni e di rimandi. Sono opere che hanno la forza della scultura e della tridimensionalit\u00e0 nella dimensione bidimensionale e che disposte in fila diventano quasi una l\u2019eco dell\u2019altra, voci che si rincorrono fino all\u2019ultimo grande stendardo, diverso nella materia ed anche nella forma. Tela nera che attraverso la struttura tagliata con regolarit\u00e0 entra nello spazio, lo accoglie e lo fa proprio. Sono diagrammi appunto, quasi mappe della memoria, indecifrabili ad un occhio che chiede il racconto ma voce poetica per chi sa ascoltare.<\/p>\n<p \/><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">\u00a0<\/p>\n<p \/><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoBodyText\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\"><strong>Domenico Pievani, Geometrie del sonno \u2013 cinque fiumi dorati, 2003; Geometrie del sonno \u2013 specchio d\u2019acqua (prima sala)<\/p>\n<p \/><\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">Domenico Pievani espone<span style=\"mso-spacerun: yes\">\u00a0 <\/span>due opere indipendenti e tuttavia strettamente connesse tra loro, non solo perch\u00e9 appartenenti al ciclo chiamato \u201cGeometrie del sonno\u201d ma anche perch\u00e9<span style=\"mso-spacerun: yes\">\u00a0 <\/span>entrambe sono<span style=\"mso-spacerun: yes\">\u00a0 <\/span>progettate e realizzate con la stessa poetica della costruzione e disseminazione di forme e di oggetti semplici e banali che denunciano la loro origine: letti di ferro, lampadine, fogli di plastica, candele accese, piccole pozze d\u2019acqua. Ciascuno di questi elementi \u00e8 parte di un \u201cracconto\u201d pi\u00f9 ampio,<span style=\"mso-spacerun: yes\">\u00a0 <\/span>in cui la narrazione non \u00e8 consequenziale ma sincopata e sovrapposta. Il letto offre una dimensione al tempo stesso intima e sacrale, una dimensione elevata e tutta sua capace di accogliere piccoli segni, gesti, oggetti che costruiscono la dimensione del tempo e del respiro trattenuto. Da un lato cinque piccoli fiumi dorati la cui luce \u00e8 interna ma anche esterna, naturale e artificiale, quasi icona sacrale della nostra quotidianit\u00e0. Dall\u2019altro due vasche geometriche accolgono il tempo reale che consuma le candele e che fa evaporare l\u2019acqua. Fino a che tutto si spegne o si consuma. Fino a che qualcuno, partecipe dell\u2019opera, non abbia la voglia di riaccendere il ciclo.<\/p>\n<p \/><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">\u00a0<\/p>\n<p \/><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoBodyText\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\"><strong>Federico Simonelli, FUR IMMER UND EWIG, 2008 (seconda sala)<\/p>\n<p \/><\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">Rigore e semplicit\u00e0 guidano, come sempre, le opere di Simonelli, capaci di muoversi in punta di piedi tra la storia pi\u00f9 alta e aulica e la quotidianit\u00e0 pi\u00f9 semplice e afferrabile, nella consapevolezza che gli uomini, tutti gli uomini, anelano ad una qualsiasi forma di eternit\u00e0 e nella certezza che nessuno pu\u00f2 veramente raggiungerla. \u201cL\u2019arte ha senso solo se \u00e8 leopardianamente morale, cio\u00e8 se riflette sull\u2019essere al mondo. Il resto \u00e8 decorazione\u201d : sono parole di Simonelli che trovano un preciso riscontro nell\u2019opera qui esposta. Un\u2019unica installazione antica e contemporanea ad un tempo, un dialogo privato che il pubblico pu\u00f2 solo stare ad ascoltare. Un grido di eternit\u00e0 quello che con perentoria sicurezza denuncia il busto classico nella forma e nella postura \u201cper l\u2019eternit\u00e0\u201d, parole pronunciate da Goethe a spiegare il perch\u00e9 del suo essere poeta e la risposta del ritratto fotografico, lo stesso del busto ma ben pi\u00f9 attuale, quotidiano, accessibile, \u201cnon ho avuto il tempo\u201d. Perch\u00e9 il tempo trascorre, sempre, lasciando una memoria debole, appannata, impercettibile, e via via pi\u00f9 sbiadita.<\/p>\n<p \/><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">\u00a0<\/p>\n<p \/><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoBodyText\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\"><strong>Antonio Maria Pecchini, Portopalo, 2006 (terza sala)<\/p>\n<p \/><\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">Chiude la mostra un\u2019opera fra le pi\u00f9 tragiche realizzate da Antonio Pecchini, la messa in scena, con rigore e consapevolezza dei propri strumenti, del dolore degli uomini, nella vita ed anche nella morte. Non \u00e8 un racconto ma un canto corale, una voce impercettibile ma terribile che proviene dall\u2019insieme dei volti sommersi dall\u2019acqua, volti senza nome, senza storia messi l\u00ec a testimoniare un unico terribile istante della loro e della nostra vita: il naufragio di Portopalo, a sud della Sicilia, che dal 1996 insegue tutti noi come una velo nero non dissipabile. Le barche sono immobili, gli occhi sono chiusi, la luce rasenta la grande installazione<span style=\"mso-spacerun: yes\">\u00a0 <\/span>rendendola ancora pi\u00f9 inquietante e terribile. Potente nella sua tragica evidenza. Non servono altre parole. Serve solo ascoltare.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>M.me Duplok, Azelio Corni, Francesco Marelli, Antonio Maria Pecchini, Domenico Pievani e Federico Simonelli al Chiostro<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v20.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>La memoria delle forme: le opere in mostra<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"M.me Duplok, Azelio Corni, Francesco Marelli, Antonio Maria Pecchini, Domenico Pievani e Federico Simonelli al Chiostro\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" 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