{"id":217753,"date":"2008-04-21T00:00:00","date_gmt":"2008-04-21T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2008-04-21T00:00:00","modified_gmt":"2008-04-21T00:00:00","slug":"mombelli-i-conti-alla-fine-si-pagano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.varesenews.it\/2008\/04\/mombelli-i-conti-alla-fine-si-pagano\/217753\/","title":{"rendered":"Mombelli: &#8220;I conti alla fine si pagano&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><font face=\"arial,helvetica,sans-serif\"><strong>Luigi Mombelli<\/strong>, detto Gigi, \u00e8 stato deputato della Repubblica per due legislature. Ha ricoperto varie cariche amministrative. \u00c8 stato dirigente politico provinciale del Pci negli anni caldi di Tangentopoli, tanto da esserne coinvolto in prima persona.<\/font><font face=\"Arial\" size=\"3\"><\/p>\n<p align=\"left\"><strong><\/strong><\/p>\n<p>__________________________<\/font><\/p>\n<p align=\"left\">Ho militato attivamente nel <strong>Pci<\/strong>, poi <strong>Pds<\/strong>, per circa trent\u2019anni dal <strong>1964 al 1994.<\/strong> Ho fatto il consigliere comunale e provinciale e poi il deputato nazionale dal 1987 al 1994. Ho diretto per otto anni la Federazione Provinciale di Varese del Pci, sono stato membro della Direzione regionale lombarda del Partito e della Commissione Centrale di Controllo per due mandati.<\/p>\n<p align=\"left\">Ho partecipato quindi per un lungo periodo alla vita politica del partito comunista ed ho contribuito al suo dibattito interno ad ogni livello da posizioni che sostanzialmente nell\u2019ultimo decennio di vita del Pci furono indicate come &quot;<strong>miglioriste<\/strong>&quot; o &quot;riformiste&quot; e che facevano capo a <strong>Giorgio Napolitano<\/strong>. Il tentativo operato da questa componente per adeguare il partito alle trasformazioni sociali che stavano avvenendo in Europa e nel mondo fu sempre messo in minoranza dalle componenti estremiste e conservatrici che per lungo tempo ebbero, come punto di riferimento, <strong>Ingrao<\/strong> e poi <strong>Cossutta<\/strong> ed altri. Lo stesso <strong>Berlinguer<\/strong> durante i dodici anni della sua segreteria, a cavallo degli anni 70 e 80, non si confront\u00f2 in maniera approfondita con la componente riformista al fine di indagare la possibilit\u00e0 di un\u2019evoluzione del Pci verso una forma di partito socialista europeo. Stabil\u00ec dei buoni rapporti con la <strong>Spd<\/strong> (Partito socialdemocratico tedesco) e alla fine, grazie anche all\u2019intermediazione di <strong>Craxi<\/strong>, il Pci riusc\u00ec a farsi ammettere nell\u2019Internazionale socialista. Ma questo non signific\u00f2 mai un confronto critico con i partiti socialisti europei ed un\u2019analisi non viziata da ideologia sul ruolo svolto dal partito in Italia a partire dal dopoguerra. Tale esame critico non venne fatto neanche dopo la caduta del muro di Berlino e addirittura dopo la dissoluzione dell\u2019Unione Sovietica ed il fallimento della politica di <strong>Gorbaciov<\/strong>, che si era illuso di poter democratizzare il suo paese attraverso lo strumento che era stato la causa di tutti i guai dell\u2019URSS, cio\u00e8 il Partito Comunista.<\/p>\n<p align=\"left\">Tutto questo provoc\u00f2 certamente uno scossone all\u2019interno del Pci e una discussione che per\u00f2 non and\u00f2 al fondo dei problemi, non si fece una revisione critica dell\u2019operato del partito nei quasi cinquant\u2019anni che erano passati dalla seconda guerra mondiale, cercando di distinguere quanto vi era stato e vi era di nuovo, da quanto invece vi era obsoleto e dannoso per la vita del partito e del paese.<\/p>\n<p align=\"left\">La superficialit\u00e0 dell\u2019analisi condotta negli organismi dirigenti del partito, fu in larga misura favorita dal cataclisma di <strong>Tangentopoli<\/strong>. Il fatto che quest\u2019azione giudiziaria avesse distrutto i due partiti principali di governo, la Dc e il Psi, e avesse colpito solo marginalmente il Pci-Pds, soprattutto nella sua ala riformista, illuse i dirigenti di allora ed il segretario <strong>Occhetto<\/strong>, che finalmente la strada era spianata per la conquista del potere: il primo punto all\u2019ordine del giorno fu la preparazione della &quot;<strong>gioiosa macchina da guerra<\/strong>&quot; per l\u2019attacco a Palazzo Chigi. Dopo si sarebbe pensato al partito, al suo eventuale rinnovamento, alla sua nuova collocazione nella societ\u00e0 italiana. Ma la &quot;gioiosa macchina da guerra&quot; fall\u00ec e Palazzo Chigi fu appannaggio di un signore che avendo mosso i primi passi in politica qualche mese prima fond\u00f2 un partito, si alle\u00f2 con <strong>Alleanza nazionale<\/strong> e la Lega Lombarda e vinse le elezioni politiche del 1994.<\/p>\n<p align=\"left\">Questa volta la ragione politica avrebbe voluto che si riflettesse attentamente su quanto era accaduto e si desse avvio alla costruzione di uno strumento-partito all\u2019altezza delle nuove esigenze e delle trasformazioni sociali intervenute. Ma non and\u00f2 cos\u00ec. Ci si rifiut\u00f2 di capire le ragioni profonde del fenomeno Berlusconi e ci si accontent\u00f2 di attribuire la vittoria di questo parvenu della politica al suo potere mediatico ed economico ed anche ai suoi legami con la malavita organizzata. Si vide di buon occhio la persecuzione giudiziaria messa in atto contro il nuovo arrivato e ci si convinse che Berlusconi fosse, tutto sommato, un corpo estraneo alla politica nazionale dalla quale sarebbe stato presto espulso.<\/p>\n<p align=\"left\">Intanto occorreva riprendere subito il potere. Ci fu una mobilitazione generale in funzione antiberlusconiana: oltre a tutte le forme politiche di centro-sinistra e ai sindacati e si arruolarono i magistrati, la maggior parte degli organi di stampa cosiddetti indipendenti con in testa il <em>Corriere<\/em> (si ricordi il titolo a nove colonne in prima pagina sull\u2019avviso di garanzia al Presidente del Consiglio mentre questi riceveva a Caserta la conferenza internazionale contro la criminalit\u00e0). Si arruol\u00f2 in questa battaglia anche il presidente della Repubblica Scalfaro che, oltre al resto, sembra aver avuto un ruolo importante nel convincere Bossi a mollare il cavaliere. Non si volle capire che l\u2019alleanza di <strong>Berlusconi<\/strong> aveva vinto grazie soprattutto alla mancanza di un\u2019offerta politica soddisfacente da parte delle forze tradizionali, incapaci di dare risposte alle domande che venivano dalla parte pi\u00f9 moderna del paese, che si poneva in Italia oltre alla vecchia ma insoluta questione meridionale anche una nuova questione settentrionale. Tra i vecchi esponenti del Pci solo <strong>Macaluso<\/strong>, con la sua rivista &quot;Le ragioni del socialismo&quot;, sembr\u00f2 capire che la sinistra italiana doveva impegnarsi per dar vita ad un partito socialista di tipo europeo. Ma la sua battaglia era ed \u00e8 un impegno quasi solitario nel panorama politico italiano. Napolitano accett\u00f2 di far parte del governo nato nel 96 dopo l\u2019abbattimento per via giudiziaria del primo governo di centro-destra; segu\u00ec poi, anche da deputato europeo, la sua antica vocazione di uomo delle istituzioni che lo porter\u00e0 nel 2006 alla presidenza della <strong>Repubblica Italiana<\/strong>.<\/p>\n<p align=\"left\">La sconfitta del blocco antiberlusconiano, nel 2001 dopo la vita stentata del primo governo Prodi, dei due governi D\u2019Alema e del governo Amato, non riusc\u00ec neanche questa volta a far ragionare gli ex-dirigenti Pci, Pds, Ds che stavano ormai confluendo nell\u2019Ulivo. L\u2019obiettivo dichiarato era sostanzialmente aritmetico: mettere insieme tutti appassionatamente, comprese anche le forze antisistemiche e paraterroriste, per battere l\u2019odiato nemico Berlusconi. Sfrattato da Palazzo Chigi l\u2019&quot;homo novus&quot; della politica italiana questa volta non sarebbe pi\u00f9 tornato. La valutazione era sempre la medesima: il leader del centro-destra non godeva di un vero consenso politico, ma le sue fortune si basavano sul potere mediatico ed economico e su un messaggio di tipo populistico ben comunicato. Giocava a suo favore anche la &quot;stupidit\u00e0&quot; degli italiani come ebbe a dire Scalfari, il profeta del centro-sinistra e dell\u2019antiberlusconismo, insieme a numerosi altri esponenti della stampa e della politica italiana.<\/p>\n<p align=\"left\">Ecco dunque la grande forza unitaria della Unione pronta per la battaglia elettorale del 2006. Con due punti di debolezza: si era dovuto ricorrere ancora una volta a Prodi come candidato presidente perch\u00e9 anche questa volta, ed era la terza dopo il 1996 e il 2001 (Rutelli), gli ex-Pci non avevano ritenuto opportuno e vantaggioso presentarsi con la faccia di un loro esponente per chiedere il voto degli italiani. La seconda debolezza derivava dal fatto che, se i numeri potevano tornare, non tornavano le idee politiche e programmatiche, la visione di cosa fosse e dovesse diventare l\u2019Italia, la collocazione internazionale del nostro paese, il suo ruolo nel combattere il terrorismo, e molte altre questioni fino a quella della fuoriuscita dalla societ\u00e0 capitalista sostenuta dall\u2019ala pi\u00f9 estrema. Quadravano insomma i conti aritmetici, non certo quelli politici. E lo si vide nel biennio 2006-2008 del governo Prodi. Il governo non \u00e8 caduto per i capricci di Mastella o di qualcun altro, il governo \u00e8 caduto perch\u00e9 non stava in piedi politicamente. Lo ha capito subito Veltroni che ha scaricato immediatamente la sinistra massimalista per cercare di dare vita ad una forza politica pi\u00f9 coesa che potesse mandare un messaggio pi\u00f9 chiaro al paese invece delle 280 pagine del programma dell\u2019Unione del 2006. Anche da questa esigenza nasce il Partito democratico.<\/p>\n<p align=\"left\">Ora, a parte la considerazione che la omogeneit\u00e0 politica che doveva caratterizzare il Pd \u00e8 stata annacquata vistosamente in prossimit\u00e0 della scadenza elettorale del 2008 con la inclusione dei Radicali e l\u2019alleanza con <strong>Di Pietro<\/strong>, il vero problema per <strong>Veltroni<\/strong>, ma soprattutto per la sinistra italiana e per il Pese, \u00e8 se questa fusione tra un pezzo del vecchio Pci, sostanzialmente la sua componente di centro che ha ruotato intorno all\u2019asse Belringuer-Occhetto-D\u2019Alema-Veltroni e la componente di origine dossettiana della vecchia Dc, possa dar luogo ad una forze politica capace di porsi all\u2019altezza dei problemi nuovi del Paese e dell\u2019Europa.<\/p>\n<p align=\"left\">Il Partito Democratico \u00e8 nato da una giustapposizione meccanica di due pezzi di vecchie forze politiche. Non si \u00e8 affrontata una discussione critica delle vicende storico-politiche di cui per cinquant\u2019anni esse sono state protagoniste da versanti contrapposti, delle ragioni ideali e dei valori in cui erano radicate queste forze, della misura nella quale queste radici valgono ancora, della possibilit\u00e0 e attualit\u00e0 di fonder due tradizioni politiche cos\u00ec distanti, non tanto al fine di ottenere un buon risultato aritmetico ma di dare vita ad un partito che possa rispondere in maniera soddisfacente alla domanda di un nuovo governo del Paese. Se non si vorr\u00e0 fare questa discussione fino in fondo per paura di aprire troppo presto delle crepe nel tessuto del <strong>Partito democratico<\/strong>, temo che il futuro di questo non sar\u00e0 affatto roseo. L\u2019operazione in s\u00e9 \u00e8 difficile, ma i protagonisti della medesima dovrebbero evitare l\u2019errore che hanno commesso per pi\u00f9 di dieci anni: pensare alla salvaguardia dei posti di potere invece che alla costruzione di una nuova forza politica. <\/p>\n<p align=\"left\">Vi \u00e8 poi la difficolt\u00e0 di collocare nel contesto politico europeo la nuova formazione. Dovrebbe essere una nuova forza riformista di sinistra, e quindi la sua collocazione dovrebbe essere al fianco dei partiti socialisti europei.Ma riuscir\u00e0 Veltroni a trascinare su questo terreno la componente cattolica del Pd fino a farle accettare i valori laici di questa famiglia europea. La cosa non sembra facile perch\u00e9 significherebbe per questa componente rinunciare a certi valori tipici del cattolicesimo, anche di quello di sinistra, che sono s\u00ec valori culturali e religiosi, ma che ne informano l\u2019attivit\u00e0 politica. Il Pd \u00e8 insomma un partito ibrido che esiste solo in Italia e che ha preso il nome dagli Stati Uniti, il cui Partito democratico ha per\u00f2 un\u2019altra storia ed un\u2019altra tradizione.<\/p>\n<p align=\"left\">La tradizione europea \u00e8 fatta di partiti socialisti (da cui si svilupparono in un certo periodo storico i partiti comunisti ora in via di sparizione) e di partiti popolari di tradizione cristiano-cattolica. E\u2019 difficile prevedere l\u2019affermazione di un partito nazionale in Europa non legato organicamente ad una di queste due tradizioni (non citiamo la tradizione liberale minoritaria ma pur gloriosa con la quale il PD non ha proprio nulla da spartire).<\/p>\n<p align=\"left\">Il risultato elettorale non \u00e8 stato negativo per il PD, e tuttavia io ritengo che questa formazione politica, sradicata da una tradizione robusta, non arricchito culturalmente da una riflessione puntuale, avr\u00e0 una vita difficile. La sconfitta elettorale del 2008 non \u00e8 imputabile a Veltroni e al suo PD: essa viene da lontano, viene dalla fine degli anni 80 quando era gi\u00e0 chiaro che la sinistra e il Pci dovevano cambiare se volevano reggere alla sfida dei nuovi tempi. Neanche le elezioni degli anni 90 e del 2001 hanno indotto i dirigenti di Pci, Pds, Ds a ragionare su come costruire una nuova forza socialista, mettendo in conto che questo lavoro poteva anche comportare una sconfitta elettorale e la perdita di poltrone, perch\u00e9 per i ritardi accumulati si presentava come un lavoro di lunga lena. Non lo si \u00e8 capito o non lo si \u00e8 voluto fare. Non si \u00e8 voluto pagare i conti che si erano aperti con la storia ma, come si sa, i conti prima o poi si devono pagare. Il risultato elettorale del 2008 ne \u00e8 la dimostrazione palese.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;ex deputato varesino del Pci analizza la sconfitta della sinistra<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[16],"tags":[],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v20.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Mombelli: &quot;I conti alla fine si pagano&quot;<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"L&#039;ex deputato varesino del Pci analizza la sconfitta della sinistra\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.varesenews.it\/2008\/04\/mombelli-i-conti-alla-fine-si-pagano\/217753\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" 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