{"id":2178534,"date":"2025-03-04T18:36:58","date_gmt":"2025-03-04T17:36:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.varesenews.it\/?p=2178534"},"modified":"2025-03-04T18:53:02","modified_gmt":"2025-03-04T17:53:02","slug":"e-tutto-vero-due-giorni-a-sarajevo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.varesenews.it\/2025\/03\/e-tutto-vero-due-giorni-a-sarajevo\/2178534\/","title":{"rendered":"\u00c8 tutto vero. Due giorni a Sarajevo"},"content":{"rendered":"<p>Poche volte nella mia vita ho vissuto un cortocircuito di connessioni cos\u00ec potente. \u00c8 l\u2019ultimo giorno di febbraio 2025, un venerd\u00ec. Il Papa \u00e8 in crisi respiratoria. Poche ore fa il \u201cnuovo\u201d presidente degli Stati Uniti d\u2019America, quasi ottantenne ma ancora biondo dorato, ha appena liquidato in mondo visione il capo di stato di un paese invaso nel mezzo dell\u2019Europa e tuttora in guerra.<\/p>\n<p><strong>Sono in partenza per Sarajevo<\/strong>. Mi ha convinto <strong>Marco Giovannelli<\/strong>, direttore di Varese News e caro amico. Negli ultimi anni abbiamo intrecciato pensieri e progetti importanti. Uno di questi riguarda l\u2019iniziativa del <a href=\"https:\/\/www.xmasproject.it\/\"><strong>Librosolidale dell\u2019associazione Xmas Project<\/strong> <\/a>che ogni anno racconta e sostiene un progetto di solidariet\u00e0 nel mondo. Il 2025 sar\u00e0 un anniversario importante per questa associazione, compie un quarto di secolo. <strong>Marco insiste nel dedicare la prossima edizione a un piccolo progetto di cooperazione in Bosnia<\/strong>. Sempre quest\u2019anno si celebrano infatti i trent\u2019anni dalla fine della guerra dei Balcani: Sarajevo e la Bosnia sono stati teatro di alcune delle pi\u00f9 efferate atrocit\u00e0 della storia recente. <strong>Un Librosolidale dedicato al tema della pace<\/strong> in un momento storico in cui ogni segnale sembra dimenticare questo ideale.<\/p>\n<p>Viaggia con noi <strong>Neven Adzaip,<\/strong> giovane collaboratore di Marco e promotore di viaggi di turismo lento e di cammini. Neven \u00e8 nato a Sarajevo. A due anni e mezzo riusc\u00ec a fuggire dalla sua citt\u00e0 con la madre, prima raggiungendo la Serbia prendendo uno degli ultimi voli militari che sfollavano le famiglie dalla citt\u00e0 assediata, poi approdando in Italia, grazie alle conoscenze italiane della madre. Il padre rimase in Bosnia per la durata della guerra, riusc\u00ec a sopravvivere e a raggiungerli due anni pi\u00f9 tardi. Per lui, al suo arrivo in Italia, era uno sconosciuto. Neven ha ricevuto il passaporto italiano solo due anni fa, dopo trentatr\u00e9 anni trascorsi nel nostro paese.<\/p>\n<p>Devo raggiungere l\u2019aeroporto di Orio al Serio con lo shuttle che parte dalla Stazione Centrale. Durante il trasferimento, ho fissato una call molto delicata e a cui tengo particolarmente. Si collegheranno il giornalista, scrittore e viaggiatore <strong>Paolo Rumiz<\/strong> e il fotografo e instancabile camminatore e \u201ccercatore di vie\u201d <strong>Riccardo Carnovalini<\/strong>. Insieme a <strong>Piero De Vecchi<\/strong>, collega e produttore di video (e sogni), li abbiamo coinvolti in un laboratorio di comunicazione sul quale lavoriamo da oltre un anno: al centro del progetto vi \u00e8 l\u2019idea di documentare diversi dialoghi intergenerazionali tra classi di adolescenti italiani che stanno ultimando la scuola superiore e due esponenti \u201csenior\u201d della cultura italiana. Il risultato (sperato) sar\u00e0 una serie di mini docufilm che riprendono il loro incontro e che ci permetteranno di ascoltare dubbi, paure e pensieri dei nostri ragazzi, parte imprescindibile per la costruzione del nostro futuro, accompagnati e condivisi da due veterani.<\/p>\n<p>Parte la chiamata zoom e per rompere il ghiaccio <strong>racconto a Paolo che sto per partire per Sarajevo<\/strong>; so quanto per lui \u00e8 stata importante quella regione del mondo. A lui dobbiamo alcuni dei reportage pi\u00f9 illuminanti sulla storia dei Balcani e sull\u2019Est Europa: tenete a mente il titolo del volume che raccoglie i suoi pi\u00f9 importanti racconti sul tema: <a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/linea-dei-mirtilli-libro-paolo-rumiz\/e\/9791280219435?srsltid=AfmBOorWLs31CKTpGDbDklS2sQllJuMvpZSl9J6b12Yd1d5RmUWaTNhQ\"><em><strong>La Linea dei Mirtilli<\/strong><\/em><\/a>. \u00c8 stupito dell\u2019esistenza di un volo diretto per Sarajevo, quasi a sottolineare la quasi impossibilit\u00e0 di connettere in cos\u00ec poco tempo due mondi cos\u00ec distanti. Basta un\u2019ora e un quarto oggi per raggiungere Sarajevo e se osservo la mappa, in nessun\u2019altra direzione si raggiunge in cos\u00ec poco tempo un luogo cos\u00ec distante dalla mia Milano imbruttita. Distante in tutti i sensi. Paolo prova a solleticare alcuni dei temi sui cui dovr\u00f2 fare attenzione: non \u00e8 solo un luogo che ha sofferto di numerose guerre e tuttora di fragile stabilit\u00e0, ma \u00e8 luogo di influenze cha vanno dalla Turchia al dominio austro-ungarico, dal mondo latino a quello ebraico, attraverso una lunga storia socialismo sotto la guida di Josip Broz Tito.<\/p>\n<div class=\"photo-inside-post\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" fetchpriority=\"low\" width=\"610\" height=\"431\" src=\"https:\/\/www.varesenews.it\/photogallery_new\/images\/2025\/03\/sarajevo-feb-2025-1827981.610x431.jpg\" alt=\"Sarajevo feb 2025\"><\/div>\n<h3>L&#8217;ARRIVO A SARAJEVO<\/h3>\n<p><strong>Sul volo mi addormento e quasi non mi accorgo che stiamo gi\u00e0 atterrando<\/strong>. \u00c8 buio e ci aspetta lo zio di Neven: sar\u00e0 accompagnatore discreto per i seguenti due giorni. Piove, fa parecchio freddo e la citt\u00e0 ci accoglie semivuota. Abbiamo fame e <strong>ci aspetta un \u0107evap\u010di\u0107i<\/strong>, primo piatto irrinunciabile di Sarajevo. Piccole polpettine di carne macinata e speziata, raccolte in forme speciali di pane dette somun e servite con cipolla cruda. Dall\u2019appartamento a due passi dal centro, raggiungiamo il locale Galatasaray dove ci sediamo su classici sgabelli turchi ricoperti di tappeti multicolore. Nel locale semivuoto, un tavolo di quattro ragazzi locali, il proprietario e un ragazzo brasiliano. L\u2019accoglienza \u00e8 calorosa, forza Italia, grande Italia, viva l\u2019Italia, Inter, Milan e via discorrendo. Dopo aver snocciolato a memoria gran parte della formazione a catenaccio del mitico Herrera \u2013 Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi\u2026. \u2013 ci racconta di essere stato un calciatore professionista, di aver militato nella nazionale jugoslava e di essere stato il primo del suo paese ad aver segnato al Maracan\u00e0, in un\u2019amichevole contro il Flamengo. Sto ancora cercando di verificare la notizia ma gi\u00e0 il fatto di averla raccontata, seppur inventata, mi appare come una scena mitica degna del miglior Kusturica, nato nel quartiere in cui ci troviamo. Paghiamo, poco, molto poco, e rigorosamente in Marco bosniaco, banconote in Euro e carta di credito\u2026 Ne hvala, no grazie!<\/p>\n<div class=\"photo-inside-post\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" fetchpriority=\"low\" width=\"610\" height=\"431\" src=\"https:\/\/www.varesenews.it\/photogallery_new\/images\/2025\/03\/sarajevo-feb-2025-1827966.610x431.jpg\" alt=\"Sarajevo feb 2025\"><\/div>\n<p>Torniamo sul vialone principale, sempre pi\u00f9 desolato, tira un vento gelido. Mi accorgo di calpestare la scritta <strong>\u201cSarajevo meeting of cultures\u201d<\/strong> che, come una sliding door, ci trasporta da un suk turco a un vialone mitteleuropeo, in tre passi. A terra, sparse sulla pavimentazione, <strong>calpesto le rose di Sarajevo<\/strong>, fori sull&#8217;asfalto provocati dai proiettili di mortaio durante l&#8217;assedio di Sarajevo tra il 1992 e il 1995. La citt\u00e0 ha deciso di mantenerne alcuni e, nel tempo, di riempirne le schegge di resina rossa, ricordando la forma di una rosa che sta perdendo i petali. Io sto invece perdendo l\u2019orientamento, ho addosso una strana sensazione di essere stato catapultato in un posto che mi coglie impreparato e un po\u2019 indifeso. Ci viene in aiuto la proposta di <strong>Neven che ci trascina al RajvoSa<\/strong>, uno storico pub della citt\u00e0 dove ci attende lo zio e una buona grappa, poi due, poi tre\u2026 Marco si salva perch\u00e9 astemio, a me e Neven tocca tenere botta. Il posto \u00e8 minuscolo e sotterraneo, coperto di ammennicoli di ogni genere: la colonna sonora \u00e8 gentilmente offerta dalla band Zabranjeno Pusenje (Vietato Fumare), uno dei gruppi musicali pi\u00f9 iconici, trasgressivi e influenti del panorama balcanico fin dagli anni 80. Mi ricordano gli Skiantos e le prime storie tese di Elio &amp; Co.; sono assidui frequentatori del locale, nonch\u00e9 grandi amici del proprietario, il quale sta giocando a un continuo zippare tra le canzoni della band per cercare le sue apparizioni come attore nei video su YouTube. Orgoglio, malinconia, sorrisi. Alla quarta rakija, desistiamo e ci piombiamo nei letti.<\/p>\n<div class=\"photo-inside-post\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" fetchpriority=\"low\" width=\"610\" height=\"431\" src=\"https:\/\/www.varesenews.it\/photogallery_new\/images\/2025\/03\/sarajevo-feb-2025-1827963.610x431.jpg\" alt=\"Sarajevo feb 2025\"><\/div>\n<h3>LA GIORNATA DI SABATO<\/h3>\n<p>Sabato mattina <strong>1\u00b0 marzo \u00e8 la festa nazionale di indipendenza in Bosnia<\/strong> (in bosniaco Dan nezavisnosti Bosne i Hercegovine) e viene ricordato il Referendum sull&#8217;indipendenza dalla Jugoslavia, nel 1992. Non lo sapevamo e troviamo tutto chiuso, musei compresi. Per nostra fortuna, \u00e8 rimasta aperta l\u2019esposizione permanente <strong>\u201cGalleria 11\/07\/95\u201d dedicata alle vittime del genocidio di Srebrenica e alla vita dei sopravvissuti<\/strong>.<\/p>\n<p>L\u2019esposizione, che ha come principale protagonista il lavoro fotografico di Tarik Samarah, \u00e8 anche multimediale e mi fa vacillare. Sul muro lungo 16 metri si trovano i nomi e gli anni di nascita delle (fino a oggi) 8372 persone, tra cui tantissimi bambini, che ancora oggi vengono ritrovati in fosse comuni sparse per la regione. Ero a militare durante quei giorni, io inguaribile pacifista, a scontare l\u2019anno obbligatorio di leva. E sorrido amaro, quasi infastidito, dalle mie giornate di inutilit\u00e0 mortale passate a passeggiare con fucile e il cappello d\u2019alpino in marcia nel cortile di Aosta, mentre a pochi chilometri, accadeva un ennesimo olocausto.<\/p>\n<div class=\"photo-inside-post\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" fetchpriority=\"low\" width=\"610\" height=\"431\" src=\"https:\/\/www.varesenews.it\/photogallery_new\/images\/2025\/03\/sarajevo-feb-2025-1827960.610x431.jpg\" alt=\"Sarajevo feb 2025\"><\/div>\n<p><strong>Usciamo confusi e camminiamo senza parlare, diretti lungo il fiume Miljacka<\/strong> dove oggi \u00e8 stato allestito un lungo percorso pedonale. Lo immagino in primavera tutto fiorito, o in estate, colmo di giovani e turisti, perch\u00e9 oggi \u00e8 immerso in un grigio silenzio che ben per\u00f2 calza al mio umore. Sulle palazzine che si affacciano sulla riva, ancora i segni delle bombe, dei proiettili e delle granate. Sono passati trent\u2019anni ma le ferite sono aperte, lo sento.<\/p>\n<p>Facciamo pausa a <strong>un noto caff\u00e8 dedicato a Tito<\/strong>, intriso di nostalgia per un\u2019epoca passata, dove all\u2019entrata campeggia uno striscione con la scritta \u201cMi smo titovi\u201d, che tradotto significa \u201cNoi Siamo Tito\u201d ma che, nel parlare comune bosniaco, prende in significato di qualcosa tipo \u201cnoi siamo fantastici\u201d\u2026<\/p>\n<p>\u00c8 l\u2019ultima tappa in centro citt\u00e0, prima di dirigerci, sempre a piedi, nei quartieri periferici dove ci attende l\u2019appuntamento pi\u00f9 importante di questo viaggio lampo a Sarajevo. Arriviamo a destinazione e Neven si rende conto esterrefatto di essere a una strada di distanza dalla casa nella quale \u00e8 nato e ha vissuto con i suoi genitori i primi anni della sua vita. All\u2019incrocio delle due vie, si fionda in una panetteria e ordina un po\u2019 di pita, diversi tipi di torte salate, ripiene di verdure, formaggi o carne. Ha gli occhi che brillano, il sapore \u00e8 quello di casa. Piacciono molto anche a noi, divoriamo i tre vassoi in alluminio nel quale abbiamo spezzettato le pietanze per condividerle. Degustiamo il tutto con un insolito yogurt molto liquido \u2013 mai pasteggiato con uno yogurt, eppure mi sembra davvero azzeccato!<\/p>\n<div class=\"photo-inside-post\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" fetchpriority=\"low\" width=\"610\" height=\"431\" src=\"https:\/\/www.varesenews.it\/photogallery_new\/images\/2025\/03\/sarajevo-feb-2025-1827978.610x431.jpg\" alt=\"Sarajevo feb 2025\"><\/div>\n<h3>L&#8217;INCONTRO CON RADA<\/h3>\n<p>All\u2019ottavo piano di uno dei palazzi di fronte <strong>ci attende Rada Zarkovic, attivista e pacifista bosniaca aderente al movimento delle \u201cDonne in Nero\u201d e conoscenza di Marco<\/strong>. Nel 2013 ha fondato con dieci soci, in maggioranza donne, la <strong>Cooperativa \u201cInsieme\u201d<\/strong> nell\u2019area del comune di Bratunac, vicino a Srebrenica, enclave a maggioranza musulmana in un territorio a prevalenza serbo ortodosso e per questo dichiarata area protetta dall\u2019Onu.<\/p>\n<p>Attraverso la coltivazione in fattorie di famiglia di piccoli frutti di bosco prima e alla loro trasformazione in marmellate e succhi di frutta poi, la cooperativa punta al lavoro agricolo come strumento terapeutico per riportare a casa le persone cacciate dalla guerra e colmare il solco profondo di odio e diffidenza tra chi \u00e8 rimasto e chi \u00e8 andato via. Le donne che lavorano nella cooperativa provengono da comunit\u00e0 ed etnie diverse, imparano a condividere usi e costumi lavorando insieme e superando le diversit\u00e0, anche compartecipando alle storie dolorose che le accompagnano. <strong>La cooperativa oggi produce i \u201cFrutti di Pace\u201d, marmellate e succhi di frutta di ottima qualit\u00e0, entrati anche in Italia nei circuiti della Coop<\/strong>, diventato partner commerciale.<\/p>\n<p>A lei raccontiamo del Librosolidale e della nostra intenzione di dedicare la venticinquesima edizione del Xmas Project alla Bosnia, a questa cooperativa, alla pace.<\/p>\n<p>Mentre sorseggiamo un bicchiere di succo di mirtilli \u2013 eccola qui, caro Rumiz, la sottile linea che continua\u2026 \u2013 Rada ci inonda di storie e sembra un\u2019animale in gabbia. Ha vissuto anni e anni di proteste e manifestazioni di strada. Oggi, con un po\u2019 di acciacchi, ci racconta commossa dell\u2019attuale mobilitazione dei giovani studenti serbi che da mesi (quattro per la precisione e partita dal crollo di una tettoia alla stazione ferroviaria di Novi Sad, nel quale sono morte 15 persone), protestano contro una dilagante corruzione del governo serbo guidato da Aleksandar Vu\u010di\u0107.<\/p>\n<p>\u00c8 orgogliosa della maturit\u00e0, dell&#8217;intelligenza e della organizzazione che i giovani serbi stanno mettendo in campo con costanza, e scalpita, vorrebbe essere l\u00ec con loro, a sostenere il loro slancio nello sfidare quello che si pu\u00f2 ragionevolmente definire un altro \u201cregime autoritario\u201d. Mi chiedo perch\u00e9 io non ne sono nulla \u2013 ma alzi la mano chi tra voi ne sa qualcosa \u2013, mi chiedo perch\u00e9 una storia cos\u00ec sui nostri media non \u00e8 raccontata se non da pochissime testate, mentre l&#8217;Unione europea non solo ha rifiutato di sostenere o riconoscere queste proteste, ma ha continuato la sua politica di mantenimento di un\u2019apparente stabilit\u00e0 nella regione, sostenendo ulteriormente il governo di Vu\u010di\u0107.<\/p>\n<p><strong>Dopo due ore di chiacchierata, ringraziamo Rada<\/strong>, ci promettiamo di risentirci presto e di impegnarci nel provare a realizzare qualcosa insieme. Tornando in centro citt\u00e0, arriviamo tardi all\u2019ingresso della famosa biblioteca di Sarajevo \u2013 primo edificio distrutto durante la guerra, nel quale andarono in cenere oltre un milione e cinquecentomila volumi \u2013 e ora sede del municipio. Una fotografia storica mi torna alla mente, nella quale il musicista Vedran Smailovi\u0107 suona sulle macerie della biblioteca, nel 1992. Ma invece di immaginarmi la melodia di questo ricordo, siamo interrotti dal passaggio assordante di una carovana di clacson, motociclette a motore accelerato e decine di grezzi fuoristrada che sfilano lungo il fiume, curvando proprio davanti all\u2019edificio. \u00c8 una parata che stona, fuori registro, si percepisce un senso di fanatismo che stride con una citt\u00e0 cos\u00ec inestricabilmente intrisa di diversit\u00e0. I giovanotti tatuati e corpulenti strombazzano e alzano i decibel, sventolando la vecchia bandiera nazionale adottata fino al 1998 e ispirata alla casata dei Kotromanic che regn\u00f2 sulla Bosnia dal XIII al XV secolo. Lo zio di Neven storcer\u00e0 il naso a cena quando chiederemo spiegazioni sui protagonisti della sfilata: l\u2019orgoglio nazionalista serpeggia un po\u2019 ovunque nel mondo attuale ma qui \u00e8 come se facesse pi\u00f9 paura, quasi a risvegliare fantasmi ancora troppo recenti.<\/p>\n<div class=\"photo-inside-post\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" fetchpriority=\"low\" width=\"610\" height=\"431\" src=\"https:\/\/www.varesenews.it\/photogallery_new\/images\/2025\/03\/sarajevo-feb-2025-1827972.610x431.jpg\" alt=\"Sarajevo feb 2025\"><\/div>\n<p>\u00c8 ora di cena, e che cena! Neven e lo zio ci portano sulle colline sopra la citt\u00e0, che <strong>ci fermiamo ad ammirare illuminata dall\u2019alto\u2026 Sarajevo \u0107e biti, sve drugo \u0107e pro\u0107i<\/strong> (Sarajevo rimarr\u00e0, tutto il resto passer\u00e0), una citazione di una famosa canzone del cantauore \u0110or\u0111e Bala\u0161evi\u0107 e dal bosniaco Zlatan Fazli\u0107 Fazla all&#8217;inizio dell&#8217;assedio di\u00a0Sarajevo, ci introduce in una elegante sala che troviamo per\u00f2 vuota, tutta per noi. La cosa non ci dispiace, ci sentiamo ospiti d\u2019onore ma \u00e8 semplicemente giorno di festa e le famiglie festeggiano in casa. Assaggiamo prima una gustosissima zuppa e poi la terza delizia bosniaca, il Bosanski Lonac (pentola bosniaca), uno stufato bosniaco a base di cavoli e carne cotto a fuoco lento, arricchito con patate, verze, aglio e pomodori. Il tutto anticipato da una grappa che, mi dicono, apre lo stomaco e mette appetito. Chiudiamo la giornata con una breve camminata per smaltire l\u2019abbondanza delle portate. Attraversiamo il quartiere principale dove passiamo, nel giro di poche centinaia di metri, davanti a due moschee, due sinagoghe, una cattedrale cattolica e una ortodossa. Eppure, ho la sensazione che qui dio si sia un po\u2019 distratto.<\/p>\n<div class=\"photo-inside-post\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" fetchpriority=\"low\" width=\"610\" height=\"431\" src=\"https:\/\/www.varesenews.it\/photogallery_new\/images\/2025\/03\/sarajevo-feb-2025-1827969.610x431.jpg\" alt=\"Sarajevo feb 2025\"><\/div>\n<h3>DOMENICA E IL MUSEO DELL&#8217;INFANZIA IN GUERRA<\/h3>\n<p>La mattina ci accoglie con uno spiraglio di luce migliore. Le colline sono innevate e il paesaggio \u00e8 pi\u00f9 dolce. Abbiamo ancora una mattinata a disposizione; <strong>la dedichiamo al Museo dell\u2019Infanzia di Guerra (War Childhood Museum)<\/strong>, un museo inaugurato nel 2017 a Sarajevo per raccontare le esperienze dei bambini che sono cresciuti durante la guerra in Bosnia ma che oggi, grazie a un costante aggiornamento, accoglie pensieri, oggetti e contributi provenienti da altre parti del mondo, come Gaza o Kiev\u2026 un\u2019esperienza di resilienza che consiglio a tutti, organizzata e concepita in modo davvero coinvolgente.<\/p>\n<p>Anche qui, usciamo tutti e tre abbastanza provati. Per fortuna sembra sbucare un raggio di sole a scaldarci il cuore. Decidiamo di sfruttare una luce migliore salendo su una delle terrazze pi\u00f9 alte della citt\u00e0 per ammirarla dall\u2019alto, questa Sarajevo, improvvisamente piombata nella nostra vita. Mentre bevo un t\u00e8, <strong>ricevo un messaggio Whatsapp di Marco<\/strong> che \u00e8 proprio seduto davanti a me con la sua limonata: \u201cSarajevo ci ha accolto con sospetto, con il freddo umido, ma poi ci ha regalato momenti di grande valore\u201d. <strong>E nel messaggio condivide anche un articolo del cantautore Vinicio Capossela<\/strong> pubblicato sull\u2019ultimo numero della rivista Internazionale, che ci spinge, \u201cper attivare un antidoto alla rassegnazione dei tempi\u201d, di riabilitare \u201cun neologismo dantesco meraviglioso e rivoluzionario: immegliarsi. Rendersi migliori\u201d. Marco non sa, come ennesimo cortocircuito di questo breve viaggio, che Vinicio, oltre a essere un musicante da me molto apprezzato, \u00e8 mio vicino di casa, vive proprio di fronte al mio palazzo. Trover\u00f2 il modo per offrirgli un caff\u00e8 e dirgli grazie, come ringrazio ora i miei due compagni di strada: <strong>immegliamoci insieme!<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una sorta di reportage in presa quasi diretta per raccontare l&#8217;immersione nella capitale bosniaca tra musei di guerra, locali tipici, stelle del calcio e del rock e soprattutto Rada, fondatrice della coop Insieme pensando al Librosolidale 2025<\/p>\n","protected":false},"author":54,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[142214],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v20.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>\u00c8 tutto vero. 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