{"id":232401,"date":"2007-07-25T00:00:00","date_gmt":"2007-07-25T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2007-07-25T00:00:00","modified_gmt":"2007-07-25T00:00:00","slug":"le-ipocrisie-del-ciclismo-mondiale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.varesenews.it\/2007\/07\/le-ipocrisie-del-ciclismo-mondiale\/232401\/","title":{"rendered":"Le ipocrisie del ciclismo mondiale"},"content":{"rendered":"<p>Mi sento un po&#8217; chiamato in causa dalla lettera del signor Rimoldi, soprattutto per l&#8217;amicizia che mi lega al giornale e ai colleghi di Varesenews. L&#8217;appello del lettore non poteva che essere raccolto da chi, partito dalla redazione di Marco Giovannelli, ha visto il Tour per sei anni consecutivi come inviato per una testata specializzata: cinque anni di regno di Lance Armstrong e uno di anarchia con il dopato Floyd Landis in maglia gialla a Parigi. L&#8217;ultimo americano ha festeggiato al traguardo di fronte al mondo e, soprattutto, di fronte agli organizzatori della corsa che gi\u00e0 sapevano del disastro ma che fingevano di applaudire, per non compromettere la propria immagine e il business: quattro giorni dopo, a luci spente sullo show, venne fatto scoppiare lo scandalo. E&#8217; andata cos\u00ec, ma i pochi l&#8217;hanno saputo: soltanto una manciata di giornalisti, in tutto il mondo, l&#8217;hanno scritto e, senza presunzione, ma con un pizzico di orgoglio il sottoscritto (pesce piccolissimo dell&#8217;informazione) l&#8217;ha fatto. A qualcuno sembrer\u00e0 un piccolo aneddoto, ma \u00e8 un episodio che in realt\u00e0 inquadra bene questo mondo, ipocrito e sgangherato, che gravita attorno al ciclismo professionistico.<br \/>\nQuest&#8217;anno, la partenza da Londra e altri aspetti folkloristici ammetto che un po&#8217; mi allettavano. Ha poi prevalso il senso di nausea, troppa ipocrisia, tanta amarezza: chi ama il ciclismo e lo deve raccontare da giornalista non pu\u00f2 non andare in crisi di fronte a questo panorama desolante. Per la prima volta, da quando lavoro alla rivista Ciclismo, ho girato al largo da quella che viene definita la corsa pi\u00f9 grande del mondo: di storie da raccontare ce ne sono anche altrove, per fortuna.<br \/>\nIn questi mesi, in questi anni gli scandali doping sono diventati purtroppo compagni inseparabili del mio lavoro, ho vissuto in prima persona tutte le vicende, anche se a volte ha prevalso, come un istinto, la voglia di autocensura. Cosa sta accadendo veramente nel ciclismo? Come mai assistiamo, ormai ogni giorno, a un escalation di vicende che hanno a che fare pi\u00f9 con la cronaca nera e giudiziare che con lo sport?<br \/>\nDal mio modesto e parzialissimo punto di vista, ci\u00f2 che vedo \u00e8 uno sport che sta cercando in tutti i modi di voltare pagina, ma non ci riesce. Il ciclismo si sta accartocciando su se stesso, colpita a morte da una crisi che non affonda le radici nel doping, ma un complesso intreccio di politica e business. I corridori di oggi sono molto meno dopati di quelli di che imperversavano dieci anni fa, lo dicono dati e informazioni scientifiche, sono molto pi\u00f9 onesti della generazione dei Pantani, per intenderci: eppure passano per malviventi. I quotidiani quasi giustificano e perdonano l&#8217;omicida e il tossicodipendente, ma distruggono il dopato, oggi. Il corridori di oggi pagano responsabilit\u00e0 proprie e, soprattutto, incassano le conseguenze di quindici anni di gestione assurda e vergognosa: all&#8217;inizio degli anni Novanta, con il benestare di TUTTI, il ciclismo \u00e8 entrato nell&#8217;era dell&#8217;epo e del doping ematico e da allora \u00e8 entrato in un circolo vizioso senza uscita.<br \/>\nParliamoci chiaro: il ciclismo professionistico \u00e8 business ed \u00e8 da questo punto di vista che bisogna leggere ogni vicenda pi\u00f9 o meno scabrosa. Ora, questo business sta andando in crisi e, come d&#8217;incanto, le istituzioni dello sport, per troppo tempo compiacenti, hanno capito che la situazione va invertita e impongono un giro di vite con controlli molto pi\u00f9 severi o, in alcuni casi, con operazioni di facciata. Risultato? Uno scandalo al giorno.<br \/>\nRagazzi di venti\/trent&#8217;anni sono travolti da una repressione doverosa, ma a senso unico e, lo ripeto, ipocrita. L&#8217;aspetto pi\u00f9 paradossale del ciclismo \u00e8 proprio questo: il corridore, ovvero, il principale attore di questo sport \u00e8 l&#8217;elemento pi\u00f9 debole dell&#8217;intero sistema, piccoli uomini abituati a spianare le montagne, ma incapaci di reagire e di voltare pagina. Perch\u00e9? Perch\u00e9 il sistema ciclismo \u00e8 dominato da ben altre figure, gente senza scrupoli che gestisce questo mondo da venti\/trent&#8217;anni, ad ogni livello, dietro le quinte, tra i tecnici, tra i giornalisti e, soprattutto, tra gli organizzatori dei grandi Giri. Gi\u00e0, gli organizzatori del Tour, Giro e Vuelta: gli unici che incassano denaro, tanto, dai diritti televisivi. E i diritti televisivi costituiscono la fetta pi\u00f9 grossa dell&#8217;intero business del ciclismo. Dietro a questo business, in questi anni, si sta infammando uno scontro politico che, negli ultimi tempi, \u00e8 degenerato enormemente: non mi stupirei che tutti questi scandali doping non fossero casuali.<br \/>\nS\u00ec, ma agli appassionati, ai tifosi, ai telespettatori cosa arriva di tutto ci\u00f2? Nulla, e probabilmente non interessa nemmeno. La gente soffre e si scandalizza per ci\u00f2 che vede: e il ciclismo, visto in questi mesi, \u00e8 davvero triste. Per\u00f2, occorre ricordare questa situazione mette in crisi un intero sistema.<br \/>\nIl Tour de France, per dare un&#8217;idea, muove il 70% del business mondiale del ciclismo. Si tratta di un affare commerciale da oltre 130 milioni di euro. Ma oggi i veri padroni del vapore cadono dalle nuvole, si scandalizzano, mostrano indignazione contro i dopati: possibile che si accorgano solo ora che il giocattolo ciclismo non funziona pi\u00f9? E non dimentichiamo le colpe, tante, di media: l&#8217;ipocrisia, magari non interessa al lettore, ma c&#8217;\u00e8. Per questo motivo non posso accettare che Mario Sconcerti, oggi, pontifichi sul Corriere della sera: per essere pi\u00f9 credibile, usi la stessa solerzia nel chiedere controlli VERI anche alle squadre di calcio di serie A, gli stessi che fanno i ciclisti ogni giorno. E allo stesso modo, trovo scandaloso che la Gazzetta dello sport faccia del moralismo su questa storia: ma come?! Per vent&#8217;anni ci hanno raccontato imprese leggendarie e oggi ci vengono a dire: &#8220;dieci anni fa, tutti usavano l&#8217;epo, tutti lo sapevano&#8221;. Ma hanno taciuto: TUTTI. Molto ci sarebbe da aggiungere, non basterebbe un libro&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mi sento un po&#8217; chiamato in causa dalla lettera del signor Rimoldi, soprattutto per l&#8217;amicizia che mi lega al giornale<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[58],"tags":[],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v20.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Le ipocrisie del ciclismo mondiale<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Mi sento un po&#039; chiamato in causa dalla lettera del signor Rimoldi, soprattutto per l&#039;amicizia che mi lega al giornale e ai colleghi di Varesenews.\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" 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