{"id":235704,"date":"2007-05-25T00:00:00","date_gmt":"2007-05-25T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2007-05-25T00:00:00","modified_gmt":"2007-05-25T00:00:00","slug":"c-era-una-volta-sarajevo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.varesenews.it\/2007\/05\/c-era-una-volta-sarajevo\/235704\/","title":{"rendered":"C\u2019era una volta Sarajevo\u2026"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">Abitata sin dall\u2019epoca romana, <strong>Sarajevo acquis\u00ec importanza con l\u2019arrivo dei turch<\/strong>i che governarono la citt\u00e0 per quasi quattro secoli. Luogo di sosta per mercanti e carovane, durante l\u2019epoca ottomana la citt\u00e0 divenne un importante centro dei commerci lungo la via dell\u2019oriente. L\u2019etimo della citt\u00e0 risale probabilmente a questo periodo, prendendo il nome dal saray, termine arabo per indicare un luogo di riposo. <\/span><\/p>\n<p \/>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">Pensando alla capitale bosniaca, a passi lenti e brevi come in una passeggiata da dopo pranzo domenicale, <strong>mi avvio da Salim<\/strong>. L\u2019appuntamento \u00e8 vicino a Sebilj, la fontana situata all\u2019imbocco di Bravad\u017eiluk, una delle vie principali dell\u2019artigianato bosniaco. Da pi\u00f9 di un secolo la fontana \u00e8 il punto di ritrovo degli abitanti della citt\u00e0 e dei suoi piccioni. Vecchie e minute signore ricurve su se stesse si prendono cura dei piccoli ospiti attorno alla fontana. Vestite di pochi cenci, spesso con un fazzoletto avvolto attorno al capo, queste donne sono ormai parte dell\u2019arredo urbano. <strong>Persone sole di cui nessuno pi\u00f9 si cura<\/strong>, riversano tutto il loro affetto sui piccioni, accudendoli e dando loro da mangiare. L\u2019assedio prima, e il mercato dopo, hanno costretto le vecchie generazioni a una situazione di indigenza, privandole di una dignitosa pensione e delle colonie estive per anziani sulla costa dalmata. La piazza dei piccioni, come \u00e8 altrimenti chiamata la Fontana di Sebilj, \u00e8 invasa da raggi di luce che spaziano nel cielo azzurro di primavera. Il sole del primo pomeriggio non permette ancora all\u2019ombra degli alti pioppi neri di allungarsi sui passanti. In questo contesto ritrovo finalmente Salim. Bosniaco di fede musulmana, il mio giovane amico \u00e8 una di quelle persone che suscitano interesse e curiosit\u00e0 sin dal primo incontro.<span style=\"mso-spacerun: yes\">\u00a0 <\/span><\/span><\/p>\n<p \/>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\"><strong>Di padre bosniaco e madre algerina<\/strong>, Salim \u00e8 cresciuto fra il Magreb e i Balcani, per poi trasferirsi definitivamente a Sarajevo nel 1996 dato che la situazione in Algeria era divenuta critica. Ricordo la prima volta che ascoltai la storia della sua vita. La descrizione di Sarajevo come di un luogo sicuro dove rifugiarsi per sfuggire ai problemi dell\u2019Algeria. Quasi divertente, se fosse una barzelletta. Le mie parole non riescono forse a trasmettere l\u2019autoironia con cui Salim parla di se stesso. Quei suoi piccoli occhietti marroni che mi guardano e sembrano dire: \u201cEh, eh come sono fortunato io che ho il doppio passaporto, algerino e bosniaco\u2026giramondo spensierato senza problemi di visti!\u201d Nonostante il suo immaginabile buon rapporto con le frontiere, <strong>Salim ha viaggiato<\/strong>, parla fluentemente arabo, bosniaco, francese, inglese e sta apprendendo l\u2019italiano. Figlio della cultura araba e di quell\u2019irruenza tutta balcanica, sentirlo parlare \u00e8 un\u2019esperienza interessante. Dal tono di voce costantemente alto, \u00e8 impossibile fermarlo quando comincia. <strong>Con lui la comunicazione \u00e8 unidirezionale<\/strong>, tentare di interromperlo un\u2019impresa per pochi eletti e contraddirlo \u00e8 impossibile. Ogni volta che ci provo, la sua voce sale di tono fino a quando non desisto per sopravvenuta mancanza di fiato. Il volume della sua voce aumenta e non accenna a sosta alcuna. Nonostante ci\u00f2, ascoltare i suoi racconti su Sarajevo e sulle sue leggende \u00e8 affascinante. <\/span><\/p>\n<p \/>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">Liquidiamo i convenevoli con un abbraccio e subito<strong> ci tuffiamo in un amarcord che occuper\u00e0 buona parte del mio soggiorno in citt\u00e0<\/strong>. Come sempre si mostra interessato all\u2019Italia e alla politica, ai pettegolezzi e alla sua amata Inter. Glisso dicendo che \u00e8 ormai qualche mese che manco dal mio paese e non segue molto l\u2019evolversi delle vicende. Come due amici che non si vedono da tanto tempo, iniziamo a camminare senza decidere dove andare o cosa fare. La conversazione ci porta vicino alla moschea pi\u00f9 grande di Sarajevo. Sulla destra c\u2019\u00e8 la madrasa, luogo di studio e centro del sapere musulmano fin dal XVI secolo. Prima e dopo gli orari di preghiera, l\u2019andirivieni di studenti \u00e8 notevole. La moschea di Gazi Husref Beg \u00e8 immediatamente dall\u2019altro lato della strada. Sono molte le leggende che circondano la moschea e la vita di Husref Beg. Questi fu probabilmente uno dei maggiori benefattori, nonch\u00e9 uno dei costruttori della citt\u00e0. Si racconta che, dopo la morte, egli lasci\u00f2 tutto il suo patrimonio per il mantenimento della moschea e dell\u2019area circostante. La leggenda dice che un giorno Husref Beg si rec\u00f2 davanti a una corte per certificare il lascito di tutti i suoi beni per opere di carit\u00e0. Ogni cosa, anche i vestiti che indossava e la casa in cui risiedeva. Il giudice, felice davanti a tanta bont\u00e0, gli lasci\u00f2 tuttavia i vestiti e un tetto sotto il quale dormire, almeno fino al giorno della sua morte. In un altro giorno, un uomo sogn\u00f2 <strong>Husref Beg<\/strong> in paradiso, immerso nella bont\u00e0 di quel luogo sacro. Nel sogno, Husref Beg rispose all\u2019uomo dicendo che lui non aveva meritato il paradiso come ricompensa per il suo operato sulla Terra, ma solo per aver aiutato un povero garzone di una bottega. <strong>Questo garzone aveva per errore fatto cadere un bardak<\/strong> (recipiente di porcellana o di terracotta simile ad una caraffa). Avendolo rotto, era ora terrorizzato dall\u2019idea di dover tornare dal suo padrone. Comprandone uno nuovo, Husref Beg aveva evitato al giovane una tremenda punizione e la sua bont\u00e0 gli aveva fatto meritare il paradiso. Le leggende attorno a Husref Beg, benefattore della citt\u00e0 sono conosciute in tutta Sarajevo. I racconti che si tramandano su come fosse facile e profittevole fare affari in citt\u00e0, rimandano a Husref Beg e alla benedizione che questi aveva dato alla citt\u00e0. Chiunque fosse giunto in citt\u00e0 indossando poveri sandali, ne sarebbe uscito con nuovi calzari di pelle. Gli anziani sono orgogliosi di raccontare come ogni commercio fosse possibile nella citt\u00e0, solo grazie a Husref Bag e alla sua benevolenza.<\/span><\/p>\n<p \/>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\"><strong>Minuto nel fisico e grande nella mente, Salim \u00e8 un oratore entusiasta delle sue origini<\/strong>. La conoscenza di un\u2019enorme quantit\u00e0 di dati, la rapidit\u00e0 nel fare collegamenti, la ricchezza delle sue espressioni ne fanno un cicerone perfetto. La magnifica facciata della moschea, bianca e illuminata dal sole, \u00e8 per Salim un luogo di ispirazione. <\/span><\/p>\n<p \/>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">Un giorno il Sultano chiese a Husref Bag di costruire due moschee, una per se stesso e una per il Sultano. Senza muovere alcuna obiezione, l\u2019ardimentoso Husref si mise al lavoro. Convoc\u00f2 un primo muratore a cui chiese quale fosse la prima cosa da fare quando si costruisce una moschea. Sorpreso da questa domanda, il muratore corrivo rispose che la prima cosa da fare quando si costruisce una moschea, \u00e8 costruirla. Infastidito da tale considerazione, Husref decise l\u2019esecuzione del muratore e ne convoc\u00f2 un secondo. Davanti allo stesso quesito, il secondo muratore afferm\u00f2 che la prima cosa da fare \u00e8 costruire una cucina dove i lavoratori possano rifocillarsi per essere in salute e lavorare meglio. Non contento di questa risposta, Husref chiam\u00f2 un terzo muratore. Davanti alla stessa domanda, il terzo muratore si ferm\u00f2 a riflettere per qualche istante. Dopodich\u00e9 sugger\u00ec che la prima cosa da fare sarebbe stato costruire un bagno dove i lavoratori potessero lavarsi e non sporcare l\u2019area attorno alla futura moschea. Husref, compiaciuto da quest\u2019ultima risposta, decise di affidare il lavoro all\u2019uomo, un muratore di Dubrovnik. Terminata la costruzione, <strong>Husref avvis\u00f2 Istanbul del lavoro svolto<\/strong>. Tuttavia, il Sultano aveva gi\u00e0 scoperto, grazie ad un suo informatore, che una delle due moschee era pi\u00f9 grande e pi\u00f9 bella dell\u2019altra. Temendo di essere ingannato, invi\u00f2 a Sarajevo l\u2019ordine che la moschea costruita per Husref diventasse sua, lasciando l\u2019altra moschea al giovane benefattore. Ignaro della bont\u00e0 di quest\u2019ultimo, il Sultano fin\u00ec per ingannare se stesso perch\u00e9 Husref aveva voluto la moschea pi\u00f9 grande per il Sultano, lasciando per s\u00e9 la pi\u00f9 piccola.<\/span><\/p>\n<p \/>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">\u201cOra capisci perch\u00e9 la moschea pi\u00f9 grande di Sarajevo non \u00e8 dedicata a nessun Sultano\u201d, conclude cattedratico il mio giovane amico. <strong>Come \u00e8 diverso visitare una nuova citt\u00e0 con qualcuno che conosce il posto<\/strong>. La cordialit\u00e0 e le conoscenze di Salim valgono mille guide turistiche. Non so quando torner\u00f2 a Sarajevo ma quanto ho ascoltato oggi rimarr\u00e0 a lungo nella mia mente. Penso a cosa sia l\u2019ospitalit\u00e0, valore semplice e spontaneo che l\u2019occidente sofisticato sta lentamente dimenticando. Guardo Salim, persona genuina, con le mani in tasca cammina al mio fianco. Nel sole di Sarajevo quasi invidio la sua spontaneit\u00e0 e l\u2019orgoglio con cui parla della sua terra martoriata. La Bosnia Erzegovina non \u00e8 soltanto guerra e terrore. <strong>\u00c8 storia e tradizioni, cultura e religione che resistono alle angherie del passato<\/strong>. Visto dal di dentro, \u00e8 un paese che ti insegna a fare autocritica, a non sminuire quello che hai e a scegliere quali sono i tuoi sogni. Per essere pi\u00f9 chiari, quello che voglio dire \u00e8 che un sorriso \u00e8 pi\u00f9 importante del cellulare nuovo, un amicizia ti arricchisce di pi\u00f9 che far carriera. Forse mi sbaglio, forse anche qui l\u2019auto e il cellulare sono obiettivi ambiti. Avr\u00f2 tempo per scoprirlo girando questo paese ma, per ora, lasciatemi pensare che le debolezze dell\u2019occidente non attecchiranno facilmente in questo angolo di mondo dimenticato. Cerco di guardare all\u2019Italia attraverso questi luoghi dimenticati dal mondo. Imparare a riconoscere quali sono le vere necessit\u00e0 e che cosa sia superfluo. \u201cChiss\u00e0 come vedr\u00f2 l\u2019Italia al mio ritorno\u201d \u00e8 la domanda che mi occupa la mente.<\/span><\/p>\n<p \/>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">La moschea si trova lungo Sara&#269;i, via pedonale che conduce a Ferhadija, il viale principale della citt\u00e0. Lentamente l\u2019atmosfera di Sarajevo muore nel brulicare di persone con le buste dello shopping in mano. I negozi d\u2019abbigliamento delle grandi firme internazionali hanno trasformato il viale in un\u2019anonima passeggiata. <strong>Purtroppo questo \u00e8 il prezzo che bisogna pagare quando si vuole scimmiottare l\u2019occidente. <\/strong>Salim non riesce a trovare spunti lungo la via, la nostra conversazione lentamente abbandona le leggende e le tradizioni per spostarsi<span style=\"mso-spacerun: yes\">\u00a0 <\/span>su temi pi\u00f9 frivoli come il tempo e il cibo. Il viale termina davanti alla Fiamma Eterna, il monumento che ricorda i compagni di tutta la Jugoslavia caduti durante la seconda guerra mondiale nella difesa della patria. Ci fermiamo qualche istante davanti alla piccola fiamma che ancora timidamente tiene accesso il fuoco degli Slavi del Sud. Non riesco a non vedere una amara ironia in tutto ci\u00f2. Proprio qui, nella citt\u00e0 assurta a simbolo di un\u2019assurda guerra \u201cetnico-fratricida\u201d, un fiamma posta nel pieno centro cittadino commemora i caduti nella guerra di liberazione. L\u2019unit\u00e0 e la fratellanza si possono vedere oggi solo nei barboni radunati attorno al fuoco. Quasi come se leggesse nella mia mente, uno sconsolato Salim fa spallucce. Immancabilmente con le mani in tasca, il suo volto sembra dire: \u201cQuesto \u00e8 tutto quello che ci rimane della gloriosa Jugoslavia, un insieme di barboni radunati attorno a un fuocherello\u201d.<span style=\"mso-spacerun: yes\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span><\/span><\/p>\n<p \/>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\"><strong>La complessit\u00e0 balcanica \u00e8 un\u2019affascinante esempio di quanto lontano possa giungere l\u2019assurdit\u00e0 umana<\/strong>. Ci sar\u00e0 pure un motivo se nella lingua italiana una situazione confusionale che tende al conflitto pu\u00f2 essere definita balcanizzazione, e non certo germanizzazione! Non distante dal fuocherello eterno, si trova il Palazzo in cui \u00e8 stato trasferito il Parlamento dopo la fine del conflitto degli anni novanta. Lungo Viale Maresciallo Tito, la sede attuale del Parlamento mi permette di illuminarvi su una delle migliori batracomiomachie linguistiche dell\u2019universo serbo-croato. Skup\u0161tina e Parlament sono le traduzioni, rispettivamente in serbo ed in croato, di Parlamento. Come potete immaginare, all\u2019atto della fondazione delle istituzioni del nuovo paese, si pose l\u2019arduo problema di come chiamare il Parlamento; usare l\u2019espressione serba o quella croata? Per non fare torto a nessuno, \u00e8 stata scelta l\u2019espressione Parlmentarna Skupu\u0161tina che potrebbe essere tradotta in italiano con \u201cParlamento Parlamentare\u201d. Hanno trovato il modo di mettere assieme due cose diverse facendole diventare una sola senza scontentare nessuno, almeno nella forma. Per quanto riguarda la sostanza, vi invito a decifrare l\u2019organigramma dei poteri in Bosnia Erzegovina. <strong>Io non l\u2019ho ancora capito.<\/strong> Per assurdo, \u00e8 un po\u2019 come se in Italia qualcuno decidesse di prendere due cose diverse, poniamo per esempio dei cattolici e degli ex-comunisti, e di metterli insieme con la pretesa di formare una cosa unica. Anche se la cosa funzionasse nella forma e decidessero di non tornare indietro, mi domando se, alla lunga, le cose andrebbero come da queste parti. <\/span><\/p>\n<p \/>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">Il mio paragone piace a Salim. \u201cBravo\u201d mi dice, \u201cassorbi in fretta il fatalismo balcanico\u201d. Iniziamo a disquisire di autoironia e di quanto questa aiuti a sopportare le difficolt\u00e0 della vita. Salim riassume la sua saggezza in un aneddoto su Mujo, il corrispettivo balcanico del nostro Pierino. Un giorno Mujo cammina per strada preceduto di una decina di metri dalla sua fidanzata. Quando incontra un amico davanti al bar, questi gli fa notare che, secondo la parola del profeta, la donna dovrebbe camminare dieci metri dietro il proprio uomo, e non davanti. Mujo, infastidito da questo commento, risponde che ai tempi del profeta non c\u2019erano mine disseminate nei campi. Ci metto qualche secondo a capire la battuta. Un sarcasmo che quasi ti gela il sangue nelle vene. Le avventure di Mujo non hanno certo la spensieratezza del nostro Pierino. Per qualche istante il mio imbarazzo \u00e8 visibile, non so bene che cosa dire. Salim mi rassicura dicendo che lui \u00e8 il primo a scherzarci sopra, senza esitazioni. Mi adeguo al suo modo di pensare su questo tema anche se non capisco.<\/span><\/p>\n<p \/>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\"><strong>Fra una chiacchiera e l\u2019altra, arriviamo a casa sua<\/strong>. Piccola e accogliente, \u00e8 una tipica casa bosniaca con tappeti in ogni stanza. I molti quadri alle pareti lasciano pochi spazi vuoti. In salotto troneggia una foto della Mecca, ancora una volta scopro anche io di non essere immune dall\u2019etnocentrismo dilagante. Non \u00e8 la mia prima volta in una casa musulmana ma<span style=\"mso-spacerun: yes\">\u00a0 <\/span>ho bisogno di qualche momento per spogliarmi dai preconcetti che il bombardamento mediatico occidentale ci rifila ogni giorno. All\u2019ospitalit\u00e0 di Salim, si aggiunge quella di sua sorella Samra che ci accoglie appena arrivati. Non rifiuto l\u2019offerta di un caff\u00e8 che subito arriva appena ci sediamo sull\u2019ampio divano. Fantozzianamente sprofondo nei soffici cuscini. Sarebbe l\u2019ideale per un riposino pomeridiano. La levataccia mattutina per prendere il pullman, unita all\u2019impegnativo pranzo, cominciano a farsi sentire. Mentre Samra prepara il caff\u00e8 in cucina, Salim ed io cominciamo a organizzare il mio breve soggiorno in citt\u00e0. Decidiamo di trascorrere il resto del pomeriggio in casa per riposare in vista della cena, evento che si prevede impegnativo dato che Samra \u00e8 ai fornelli da ore. Esprimo il mio desiderio di visitare il Museo del Tunnel e Salim promette che ci andremo assieme il giorno seguente. Gli dico che non deve disturbarsi perch\u00e9 posso andarci anche da solo, non voglio abusare della sua ospitalit\u00e0. <strong>Dalla sua grossa poltrona, non mi lascia opzioni<\/strong>, rammentandomi come sia difficile sfuggire all\u2019ospitalit\u00e0 balcanica. Il caff\u00e8 viene servito assieme ad una quantit\u00e0 di dolci diversi di cui ignoro il nome. Un sottofondo di ritmi zigani accompagna la nostra conversazione che piacevole scorre fra un sorso di caff\u00e8 e un dolce. Il resto \u00e8 una piacevole giornata fra amici. Racconti, cibo e ricordi ci accompagnano fino a tarda sera . <\/span><\/p>\n<p \/>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">Penso al giorno dopo dove mi attende la visita al museo. Non so bene che cosa aspettarmi ma la fastidiosa sensazione di sembrare un turista di guerra non mi abbandona. <strong>Mi addormento con questo pensiero.<\/strong><\/span><\/p>\n<p \/>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">Buonanotte.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Seconda puntata del diario di Michele Cimmino, volontario nei Balcani con il Servizio Volontario Europeo<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v20.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>C\u2019era una volta Sarajevo\u2026<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Seconda puntata del diario di Michele Cimmino, volontario nei Balcani con il Servizio Volontario Europeo\" \/>\n<meta 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