{"id":280617,"date":"2005-01-28T00:00:00","date_gmt":"2005-01-28T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2005-01-28T00:00:00","modified_gmt":"2005-01-28T00:00:00","slug":"conferenza-programmatica-dell-artigianato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.varesenews.it\/2005\/01\/conferenza-programmatica-dell-artigianato\/280617\/","title":{"rendered":"CONFERENZA PROGRAMMATICA DELL\u2019ARTIGIANATO"},"content":{"rendered":"<p><font face=\"arial,helvetica,sans-serif\">CONFERENZA PROGRAMMATICA DELL\u2019ARTIGIANATO Milano, 28 gennaio 2005 Auditorium Consiglio Regionale _____________________________________________________________________________ II Sessione<strong> LE ASPETTATIVE E LE PROPOSTE DELLE IMPRESE<\/strong> <\/font><\/p>\n<p><font face=\"arial,helvetica,sans-serif\"><img decoding=\"async\" hspace=\"3\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/200409\/Presidente.jpg\" align=\"left\" vspace=\"3\" border=\"0\" \/>\u201c<strong>Azioni per la competitivit\u00e0 delle microimprese nell\u2019economia lombarda: semplificazione e aggiornamento normativo<\/strong>\u201d<\/font><\/p>\n<p><font face=\"arial,helvetica,sans-serif\">\u00a0<strong>relazione di Giorgio Merletti \u2013 Presidente di Confartigianato Lombardia in rappresentanza di Confartigianato, Cna, Claai, Casa<\/strong> <\/font><\/p>\n<p><font face=\"arial,helvetica,sans-serif\">Autorit\u00e0, egregi colleghi, gentili ospiti, permettetemi innanzitutto di salutarvi calorosamente e di ringraziare in particolare il Presidente Formigoni, l\u2019Assessore Pozzi e i rappresentanti della Regione Lombardia, che ci ospita, ed i colleghi di tutte le associazioni di categoria dell\u2019artigianato lombardo, presenti, che ho l\u2019onore di rappresentare in questo momento. Sento il \u201cpeso\u201d della responsabilit\u00e0 delle oltre 260mila imprese artigiane attive nella nostra Regione le cui esigenze e aspettative siamo qui oggi a definire per cercare di individuare le linee comuni e condivise per il loro sostegno e il loro sviluppo. Entro subito nel merito del mio intervento partendo da quella che considero una svolta fondamentale per il futuro dell\u2019imprenditoria minore: la nuova definizione comunitaria di microimprese e pmi entrata in vigore meno di un mese fa, il primo gennaio 2005. La Commissione europea ha adottato i nuovi criteri per la definizione di micro, piccola, e media impresa decisi dalla \u201cRaccomandazione&quot; dell\u20198 maggio 2003, dal punto di vista della suddivisione del numero di dipendenti, della soglia del fatturato e del totale di bilancio. Questi i nuovi \u201cvalori soglia\u201d entrati in vigore a livello europeo: &#8211; \u00e8 una piccolissima o micro impresa quella che conta meno di 10 dipendenti, che ha un fatturato annuo inferiore o pari a 2 milioni di euro e che ha un totale di bilancio inferiore o pari a 2 milioni di euro. La novit\u00e0 sostanziale \u00e8 che le soglie del fatturato e del totale di bilancio non erano definite nella passata definizione del 1996; &#8211; \u00e8 una piccola impresa quella che conta da 10 a 49 dipendenti, che ha un fatturato minore o pari a 10 milioni di euro e un totale max di bilancio di 10 milioni di euro. Nella passata definizione queste soglie erano rispettivamente di 7 e 5 milioni di euro; &#8211; \u00e8 una media impresa quella che conta da 50 a 249 dipendenti, che ha un fatturato annuale minore o pari a 50 milioni di euro (il limite era di 40 milioni) e un totale di bilancio massimo di 43 milioni di euro (27 milioni nel 1996). <\/font><\/p>\n<p><font face=\"arial,helvetica,sans-serif\">Nella \u201cRaccomandazione\u201d della Commissione del maggio 2003, che a sua volta si rif\u00e0 alla Carta europea per le piccole imprese del 2000, si attua il passaggio fondamentaledella compiuta e nuova definizione delle micro e piccole imprese per le quali, per la prima volta, si contemplano soglie finanziarie precise. Si tratta dunque di una decisione solo apparentemente formale perch\u00e9, sempre nelle intenzioni della Commissione, \u201cdovrebbe contribuire ad agevolare i programmi di sostegno delle autorit\u00e0 regionali e nazionali per questa categoria di imprese\u201d, in merito a quelli che sono i fattori pi\u00f9 importanti di intervento a favore dello sviluppo, ovvero l\u2019agevolazione all\u2019accesso al credito, la promozione degli investimenti nell\u2019innovazione e nell\u2019attivit\u00e0 di ricerca, la promozione di raggruppamenti di imprese. <\/font><\/p>\n<p><font face=\"arial,helvetica,sans-serif\">Viene subito da domandarsi ora qual \u00e8, nel nuovo contesto decritto, la posizione di questa categoria di imprese, in Europa , in Italia e nella nostra Regione. I dati dell\u2019Osservatorio delle PMI europee offrono un quadro aggiornato della situazione. Da molti anni ormai le piccole imprese rappresentano il 99,8% di tutte le imprese europee. In particolare le micro (0-9 dipendenti) sono il 92,3%, le piccole (10-49 dipendenti) il 6,5%, le medie (50-249) l\u20191%, mentre le grandi con pi\u00f9 di 250 dipendenti sono \u201csolo\u201d lo 0,2%. Micro, piccole e medie occupano complessivamente il 69,8% dei lavoratori europei. <\/font><\/p>\n<p><font face=\"arial,helvetica,sans-serif\">L\u2019Italia batte l\u2019Europa: per numero di imprese micro, piccole e medie sono il 99,9% del totale (contro il 99,8% dell\u2019Europa) e occupano l\u201983,6% dei lavoratori (contro il 69,8% europeo). Da notare che solo le micro imprese (0-9) rappresentano il 94,9% sul totale e occupano il 48% dei lavoratori. Rispetto all\u2019Europa risulta anche significativamente pi\u00f9 elevato il ruolo delle microimprese in termini di formazione di fatturato e,soprattutto, del valore aggiunto: 32,5% contro, per esempio, l\u20198,5% della Germania e il 19,5% della Francia. Per quanto riguarda la Lombardia non dispongo al momento di dati cos\u00ec aggregati e cos\u00ec aggiornati, ma considerando la nostra Regione una di quella a pi\u00f9 alta densit\u00e0 di pmi in Italia, non possiamo se non confermare, e semmai considerare pi\u00f9 elevati, i dati appena espressi su base nazionale. <\/font><\/p>\n<p><font face=\"arial,helvetica,sans-serif\">A conferma: in Europa sono solo 18 su 264 le aree in cui l\u2019industria rappresenta la specializzazione produttiva prevalente, di queste 5 sono in Italia (Lombardia, Piemonte Veneto, Emilia Romagna, Marche). Analizzando la situazione italiana sono 15 su 100 le province in cui il manifatturiero garantisce oltre il 40% del reddito e dell\u2019occupazione. Ben 5 delle 15 province pi\u00f9 industrializzate appartengono alla Regione Lombardia (Bergamo, Brescia, Como, Lecco e Varese). Dal censimento del 2001 rileviamo che in Lombardia le imprese operanti erano oltre il 15% del totale nazionale, e che le esportazioni rappresentavano oltre il 28% di tutte le esportazioni italiane. Ma l\u2019aspetto da sottolineare \u00e8 appunto la pluralit\u00e0 di specializzazioni e di comparti che caratterizzano l\u2019imprenditoria lombarda, un elemento che rappresenta un punto di forza per l\u2019intera Regione. Le micro e piccole imprese sono le \u201cvere giganti\u201d della nostra economia. <\/font><\/p>\n<p><font face=\"arial,helvetica,sans-serif\">In Lombardia, e in particolare nelle due zone a pi\u00f9 forte sviluppo cio\u00e8 la conurbazione Milano-Varese-Como e quella di Bergamo-Brescia, la forza del tessuto produttivo \u00e8 rappresentata da quella rete di relazioni interindustriali che davvero rappresenta il maggior fattore di competitivit\u00e0 della Regione. Qui esistono tutte le competenze umane, manageriali e tecnologiche di cui un\u2019impresa ha bisogno, qui esiste la specializzazione e una rete di produttori conto terzi in ogni ramo di attivit\u00e0. Questo \u00e8 il vantaggio che dobbiamo difendere. E\u2019 evidente che ogni indebolimento del tessuto connettivo riduce il vantaggio competitivo per le imprese e si ripercuote sulle altre. La nostra Regione ha finora retto abbastanza bene ai processi periodici che hanno pesantemente ridimensionato nel corso degli ultimi decenni il numero degli addetti del settore. Negli ultimissimi anni per\u00f2 si \u00e8manifestata un\u2019erosione del tessuto produttivo dovuta alla crisi strutturale di vari comparti, in particolare il settore manifatturiero, attribuibili alla concorrenza estera, al calo della domanda, e a una serie di disinvestimenti di attivit\u00e0 industriali da parte di investitori italiani ed esteri che ha coinvolto un numero notevole di medie e grandi imprese. Fenomeni questi che hanno indebolito notevolmente il comparto industriale lombardo anche se contestualmente e sulle ceneri delle imprese chiuse, delocalizzate o ridimensionate, sono sorti nuovi modelli di imprenditoria, con professionisti di elevata competenza che hanno saputo offrire e trasmettere una sana \u201cvoglia\u201d d\u2019impresa: elementi questi che rendono ancor oggi la Lombardia il cuore pulsante del sistema Italia. E cos\u00ec oggi la realt\u00e0 delle micro, delle piccole e medie imprese in Lombardia si mostra profondamente diversa rispetto a qualche decennio fa. Vediamo di descriverla e delinearne i pi\u00f9 importanti cambiamenti. Tra le molteplici possibilit\u00e0 di descrizione del nostro comparto quella che preferisco e che pi\u00f9 valorizza le varie realt\u00e0 da cui \u00e8 composto, \u00e8 quella che prevede la suddivisione delle micro imprese in sei macroaree ovvero: \u00a8 artistica e tradizionale, \u00a8 manifatturiera di produzione, \u00a8 edilizia ed arredo urbano, \u00a8 di servizio per il sistema produttivo, \u00a8 di servizio per le persone e le famiglie, \u00a8 di servizio di rete. Questa suddivisione \u00e8 in grado di comprendere anche i grandi cambiamenti che si sono verificati in questi anni e che riguardano i mutamenti nei modelli di produzione, nel concetto e nelle forme di lavoro autonomo e anche nel contesto economico locale e territoriale. <\/font><\/p>\n<p><font face=\"arial,helvetica,sans-serif\">Gli elementi di modernit\u00e0 che si riscontrano nei nuovi modelli di produzione risiedono nella capacit\u00e0 dell\u2019imprenditore di innovare, fare rete e sistema, esplorare e conquistare mercati di nicchia, puntare alla qualit\u00e0. Ci\u00f2 che oggi rende la produzione delle micro e piccole imprese competitiva, a dispetto delle dimensioni ridotte, delle carenze infrastrutturali, della mancanza di strutture di sostegno e di normative adatte, sono in sintesi quei fattori di flessibilit\u00e0 e creativit\u00e0 che anche la grande impresa cerca di imitare. Il vero valore aggiunto di un\u2019impresa di successo \u00e8 dunque nel patrimonio di conoscenze e di relazioni, fatto di fattori immateriali della produzione quali l&#8217;organizzazione, la gestione finanziaria, la commercializzazione, la logistica, la sicurezza, la progettazione, i marchi, l&#8217;immagine, la comunicazione e la certificazione. Sono questi i fattori che rendono anche le micro imprese parte integrante di un&#8217;economia moderna, globalizzata e competitiva. Un altro aspetto che sottolinea la modernit\u00e0 della micro impresa \u00e8 dato dalla trasformazione del concetto e delle forme del lavoro che l&#8217;imprenditore, artigiano e non, sta attuando e che \u00e8 perfettamente definito nel concetto di &quot;capitalismo personale&quot;. Un capitalismo animato da persone che impegnano in azienda e nella propria professione autonoma intelligenza e passione oltre che beni e affetti e investono su se stesse, assumendosi i rischi in prima persona. E questi sono gli artigiani, i piccoli imprenditori e i professionisti che sono comunque imprenditori di se stessi e che si relazionano, si aggiornano e cercano nuove forme di tutela e rappresentanza. Una platea che si allarga, che cerca e ha bisogno innanzitutto di identit\u00e0. Questa nuova imprenditorialit\u00e0 in cerca di un\u2019identit\u00e0 definita si trova inoltre oggi ad operare nel territorio in un contesto socio-economico basato ancora sul ruolo di cinque attori: gli imprenditori che fanno gli investimenti, gli amministratori locali che velocizzano le procedure e forniscono gli spazi, le banche locali, le associazioni che accompagnano le imprese, le Camere di commercio che svolgono l&#8217;importante ruolo di organizzatori e promotori delle iniziative economiche sul territorio, le Universit\u00e0 e i centri di ricerca che sostengono lo sviluppo. Ma oggi a un\u2019impresa, per essere competitiva, non sono pi\u00f9 sufficienti, come prima, fattori di contiguit\u00e0 e vicinanza, di sapere condiviso nel territorio o di relazioni fiduciarie di vicinato. <\/font><\/p>\n<p><font face=\"arial,helvetica,sans-serif\">Le micro e piccole imprese sono sempre pi\u00f9 proiettate verso mercati pi\u00f9 ampi e inserite in un&#8217;economia di flussi (finanziari, di informazione, di merci e persone) sempre pi\u00f9 complessi. Non sono dunque le peculiarit\u00e0 imprenditoriali da sole che determinano la capacit\u00e0 competitiva, ma la loro collocazione all&#8217;interno di una catena del valore quella formata dai main contractor, i fornitori, i terzisti, i distributori, i fornitori di servizi. Una catena che genera vantaggi competitivi e che occorre rafforzare. Ed \u00e8 questa una delle sfide pi\u00f9 importanti che dobbiamo sostenere. Attorno alle sfide della crescita per le micro e piccole imprese, e dello sviluppo della competitivit\u00e0, ruotano dunque scelte strategiche. Diventa sempre pi\u00f9 necessaria una risposta di sistema che mobiliti tutte le risorse presenti nella Regione. Anche dal punto di vista normativo e della semplificazione amministrativa che favorisca queste scelte e la possibilit\u00e0 per le imprese di innovarsi, aggregarsi e rafforzare le relazioni di rete. Ma anche a questo sottende, come gi\u00e0 sottolineavo, la necessit\u00e0 di definire con chiarezza la nuova identit\u00e0 dell\u2019imprenditore e dell\u2019impresa e in particolare della micro impresa moderna e del loro ruolo nel territorio. E per definire l&#8217;identit\u00e0 dell&#8217;imprenditore moderno occorre valorizzare le dinamiche evolutive dell&#8217;impresa artigiana e del lavoro autonomo, salvaguardando, quali micro e piccole imprese, nel contempo gli aspetti tradizionali che sono alla base del successo dell&#8217;impresa stessa. E anche sul piano della rappresentanza occorre dare peso politico al tessuto della micro e piccola impresa: un peso politico quantomeno adeguato al suo peso economico. <\/font><\/p>\n<p><font face=\"arial,helvetica,sans-serif\">Questo tessuto produttivo deve essere reso visibile ed egemone rispetto alle grandi scelte di politica economica e sociale, diventando un punto di riferimento centrale per la politica dei fattori in Lombardia. Per definire il suo ruolo nel territorio la sfida sta nella capacit\u00e0 del locale di connettersi con il globale, legandosi ad una proposta e a una competenza riconoscibile e apprezzata dal circuito globale. Il territorio deve poter offrire conoscenza e competenze a carattere distintivo, reti, infrastrutture, qualit\u00e0 ambientale e servizi adeguati, cos\u00ec come fondamentale risulta la dotazione di autonomie funzionali in grado di connettersi con il globale (aeroporti, fiere, interporti, nodi della logistica, universit\u00e0 e istituzioni). E chi pu\u00f2 garantire queste dotazioni? Il compito \u00e8 del ruolo strategico esercitato dalle istituzioni e dal sistema della rappresentanza attenta alla devolution e alle trasformazioni dello Stato inteso come \u201cStato leggero\u201d. Da noi imprenditori insieme alla Regione e ai processi di governace dipende la ricostruzione dei fattori contestuali del vantaggio competitivo. Da noi dipende definire una strategia organica che dia voce alle esigenze della micro e piccola impresa e ne supporti lo sviluppo che sia ascoltata e accolta dalla Regione stessa. Ma da noi dipende anche e soprattutto dare un volto a questa realt\u00e0 non solo riconoscendone la forza economica, sociale e politica ma anche definendone una nuova identit\u00e0 giuridica e normativa, in linea con le indicazioni espresse anche dalla Comunit\u00e0 europea e con la raccomandazione appena entrata in vigore, in rapporto anche con l\u2019evoluzione delle esigenze del sistema economico lombardo appena analizzato. Ed \u00e8 sulla scorta di queste considerazioni, che a nome di tutte le associazione di rappresentanza dell\u2019artigianato lombardo propongo che la Regione si doti di una strategia organica che definisca a livello giuridico l\u2019identit\u00e0 della micro e piccola impresa lombarda. E questo a partire dal Titolo V della Costituzione. Una legge che comprenda e nello stesso tempo superi le esperienze del passato integrandosi su una base solida con una politica dei fattori che rappresenti la vera spinta allo sviluppo. <\/font><\/p>\n<p><font face=\"arial,helvetica,sans-serif\">Perch\u00e9 se \u00e8 vero che l\u2019Europa deve promuovere in modo pi\u00f9 efficace lo spirito imprenditoriale, ancora di pi\u00f9 dobbiamo e possiamo fare noi oggi insieme. Possiamo, a partire da questa legge fondamentale e unica, attivare tutta una serie di fenomeni di spinta e attrazione imprenditoriale fondamentali per il futuro della micro e della piccola impresa. Fattori di spinta, ovvero tutta quella serie di esperienze e conoscenze accumulate che influiscono sullo spirito e sulle aspirazioni imprenditoriali, e fattori di attrazione che riguardano componenti oggettivi del mercato (accessibilit\u00e0 delle fonti, metodi di produzione, condizioni economiche e finanziaria, disponibilit\u00e0 dei fattori produttivi). Questi fattori possono essere ricondotti ad azioni comuni e condivise indipendentemente dalla tipologia dell\u2019impresa. Mettiamo a disposizione la nostra profonda conoscenza di questa realt\u00e0 e tutta la nostra capacit\u00e0 di analisi dei bisogni e delle esigenze derivante dal contatto quotidiano e continuativo con gli imprenditori. Solo partendo da questo infatti \u00e8 possibile tradurre e anticipare quei processi innovativi in grado di riportare con decisione la nostra Regione ai massimi livelli di sviluppo e competitivit\u00e0 d\u2019Europa come spinta propulsiva per l\u2019intero sistema Italia.<\/font> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Milano, 28 gennaio 2005, Auditorium Consiglio Regionale. 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