{"id":292392,"date":"2003-04-05T00:00:00","date_gmt":"2003-04-05T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2003-04-05T00:00:00","modified_gmt":"2003-04-05T00:00:00","slug":"arcumeggia-la-patria-perduta-dei-pittori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.varesenews.it\/2003\/04\/arcumeggia-la-patria-perduta-dei-pittori\/292392\/","title":{"rendered":"Arcumeggia, la patria perduta dei pittori"},"content":{"rendered":"<table height=\"121\" cellspacing=\"6\" cellpadding=\"0\" width=\"99%\" border=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"100%\" height=\"1\"><font face=\"Arial\">Si sale per tornanti ingentiliti dalle viole, che riempiono le rivette e i fossi assieme alla scilla e all\u2019anemone, tra i primi a metter capolini in primavera. Il bosco \u00e8 ancora sonnacchioso ma l\u2019aria \u00e8 gi\u00e0 pi\u00f9 fine e Arcumeggia una meta che porta il ricordo della fanciullezza, quando con pap\u00e0 e mamma si andava a vedere gli affreschi del Salvini e del Montanari e si passeggiava nelle viuzze a collo d\u2019oca gustando una coppa Smeralda. Il fotografo Faoro ritraeva le celebrit\u00e0 di passaggio nel borgo e poi esponeva le foto nel suo negozio di Varese, la tv svizzera girava documentari sul \u201cpaese dei pittori\u201d, Manlio Raffo, dinamico direttore dell\u2019Ept, aveva un\u2019idea al giorno per portare gente in Valcuvia. Erano i Sessanta e Arcumeggia, il cui nome pare derivi da \u201cArx media\u201d rocca in mezzo a due valli, Valcuvia e Valtravaglia, viveva la sua epoca d\u2019oro di luogo inventato e offerto alla cultura e allo svago.\u00a0<br \/><\/font> <\/p>\n<p><font face=\"Arial\">Oggi, in un giorno d\u2019aprile, lo sguardo stenta a ritrovare quei profili, i colori, le voci. La \u201cCasa del Pittore\u201d \u00e8 deserta, l\u2019uscio sprangato, c\u2019\u00e8 silenzio e un senso forte di abbandono, con la gente di qui che ha fretta di scomparire dietro i muri, dopo un faticoso saluto. Qualche turista il sabato e la domenica, gente di passo in estate, il tempo di mangiare qualcosa nell\u2019unico ristorante e poi via per qualche sentiero. Nulla trattiene il viandante, una mostra, un corso, una grigliata. I gatti accompagnano lungo il percorso dell\u2019arte, un signore gentile arriva da Gemonio per nutrire la colonia di soriani e aprire ogni tanto la splendida casa di famiglia rimasta come un secolo fa, con gli attrezzi della vita contadina appesi nel porticato. \u00abArcumeggia \u00e8 morta, non ci abita quasi pi\u00f9 nessuno, ci sono soltanto case di vacanza e non tutte si rianimano nella bella stagione. Molte parole, \u00e8 vero, promesse, ma gli affreschi cadono a pezzi e i restauri appaiono lontani\u00bb, dice.\u00a0<\/font> <\/p>\n<p><font face=\"Arial\">\u00a0L\u2019ultimo pittore ad affrescare un muro \u00e8 stato Antonio Pedretti, nell\u2019agosto del 2001, un monte Rosa lontano che domina il verdazzurro di Lombardia. \u00abUn piccolo fuoco d\u2019artificio, l\u2019occasione per riparlare un po\u2019 del paese dipinto, cocktail all\u2019aperto, autorit\u00e0 e qualche artista, ma nulla di pi\u00f9 concreto, magari un progetto nel segno della continuit\u00e0, nonostante l\u2019impegno della Comunit\u00e0 Montana della Valcuvia\u00bb, racconta l\u2019amico dei micioni. Camminare in questo museo all\u2019aperto \u00e8 come leggere un libro appassionante: vi si legge l\u2019amore per l\u2019arte e per l\u2019incontro, il confronto tra artisti amici, lo sforzo per portare quass\u00f9 Migneco e Guttuso, Brindisi e Funi, Menzio e Gentilini, Aldo Carpi e Umberto Faini, Montanari, Salvini, Sassu, Treccani&#8230; \u00abHo un bel ricordo delle mie estati ad Arcumeggia, ci venni nel 1974 per realizzare l\u2019affresco intitolato \u201cComposizione agreste\u201d. Per quei tempi era un\u2019esperienza assai positiva, c\u2019era un bel clima, mi dispiace profondamente che quella strada si sia interrotta\u00bb, dice Ernesto Treccani, l\u2019ottantatreenne maestro del gruppo di \u201cCorrente\u201d. Il suo \u00e8 uno degli affreschi meno deteriorati assieme al lavoro di Migneco, al contrario di quelli di Ferruccio Ferrazzi ed Enzo Morelli, piuttosto malconci.<\/font> <\/p>\n<p><font face=\"Arial\">\u00a0\u201cLa riscoperta di Arcumeggia avvenne ai primi del secolo da parte di modesti villeggianti milanesi che si contentavano di qualche stanza ariosa, del latte fresco e dell\u2019aria pulita. (\u2026) Le strade della Valcuvia conoscevano da qualche secolo la libera e fantasiosa attivit\u00e0 degli affrescatori popolari. Paesi come Rancio e Cantevria erano cosparsi di affreschi lungo le vie e dentro i cortili, nei quali si ripeteva a fine devozionale e votivo la tradizionale iconografia cristiana consacrata nelle chiese\u201d, scriveva Piero Chiara. Ogni passo riporta alla mente l\u2019opera di quel gruppo di volonterosi che nel 1956 diedero vita a uno dei cento paesi dipinti italiani: i critici d\u2019arte Vincenzo Costantini e Dino Villani, il pittore Arduino Nardella e l\u2019avvocato Aldo Lozito, presidente del Circolo degli Artisti di Varese, nonch\u00e9 il presidente dell\u2019Ept, Mario Beretta. Il primo artista ad aderire fu Giuseppe Montanari, finalmente ricordato da Varese con una bella mostra a villa Recalcati (fino al 27 aprile), poi Morelli, Usellini, Funi e Tomea, con Manlio Raffo a coordinare e organizzare incontri e poi mostre e corsi d\u2019affresco, perfino la costruzione della \u201cCasa del Pittore\u201d, destinata ad offrire agli artisti un soggiorno piacevole e tranquillo.\u00a0<\/font> <\/p>\n<p><font face=\"Arial\">\u00abL\u2019idea di fare di Arcumeggia un paese dipinto non pot\u00e9 che solleticare l\u2019estro dei pittori: l\u2019affresco \u00e8 un genere molto nobile, si ritornava un po\u2019 al Rinascimento. Allora ero allievo di Carpi e con lui visitai il paesino della Valcuvia per la prima volta\u00bb, ricorda il pittore milanese Umberto Faini. \u00abSi respirava un\u2019aria di grande fermento, la gente del posto partecipava con piacere, con gli artisti lavorava e dava consigli Pietro Cerini, provetto muratore che allora faceva il tassista, era una vacanza-lavoro piacevolissima, ci portavamo mogli e fidanzate, si mangiava e parlava d\u2019arte. C\u2019era, attraverso Usellini, un collegamento diretto con Brera e da l\u00ec venne l\u2019impulso per i \u201ccorsi d\u2019affresco\u201d riservato ai dodici allievi che avevano frequentato con miglior profitto l\u2019ultimo anno d\u2019accademia nei vari istituti italiani\u00bb.\u00a0<br \/><\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\">\u00a0Faini \u00e8 tornato ad Arcumeggia nel 1994 per realizzare \u201cAllegoria della decorazione murale\u201d, un grande affresco su una parete di una casa di piazza Minoia e allestire una sua personale. \u00abLo inaugurammo a settembre assieme al lavoro della mia allieva Barbara Galbiati dedicato al \u201cBocc\u201d, il caprone simbolo del posto. Nella mia opera ho voluto rendere omaggio alla tradizione del paese, quella di una scuola di provetti decoratori che spesso emigravano in Svizzera e in Francia. L\u2019ultimo mio viaggio nel paese dipinto \u00e8 di un anno e mezzo fa: ho tenuto una conferenza sulle tecniche di restauro dell\u2019affresco, so che un giovane restauratore, Davide Ricciardi, sta lavorando per salvare il salvabile\u00bb.\u00a0<\/font> <\/p>\n<p><font face=\"Arial\">Aligi Sassu, Umberto Faini, Gioxe De Micheli, Antonio Pedretti: gli ultimi pittori a confrontarsi con i vecchi muri del paese, con gli sguardi della gente e dei colleghi, con i colori dei monti e del cielo. Quarant\u2019anni fa Usellini e i suoi tolsero l\u2019arte dalle botteghe e la donarono al vento, che la lanciasse lontano con un messaggio di fratellanza e simpatia. Sognavano, quei pittori, di portare Picasso ad Arcumeggia, di vederlo al lavoro, su un ponteggio, con il \u201cPietro\u201d a passargli la terra colorata. Di quella \u201cfiera dei sogni\u201d rimangono impronte sbiadite e fotografie in bianco e nero con qualcosa che oggi si \u00e8 fatto sempre pi\u00f9 raro: un sorriso.<\/font> <\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"100%\" height=\"21\">\n<p align=\"right\"><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli anni Sessanta era la meta di molti artisti famosi. 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