{"id":40018,"date":"2014-03-07T00:00:00","date_gmt":"2014-03-07T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2014-03-07T00:00:00","modified_gmt":"2014-03-07T00:00:00","slug":"italiani-in-svizzera-cinquant-anni-fa-l-accordo-tra-berna-e-roma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.varesenews.it\/2014\/03\/italiani-in-svizzera-cinquant-anni-fa-l-accordo-tra-berna-e-roma\/40018\/","title":{"rendered":"Italiani in Svizzera, cinquant&#8217;anni fa l&#8217;accordo tra Berna e Roma"},"content":{"rendered":"<p><em>Il dibattito e le polemiche sulla presenza straniera in Svizzera, culminati nell&#8217;esito della votazione popolare dello scorso 9 febbraio non sono una novit&agrave;. Il sito di informazione <strong>Swissinfo.ch<\/strong> ha ricostruito la storia dell&#8217;immigrazione italiana in Svizzera nell&#8217;articolo &quot;<strong><a href=\"http:\/\/www.swissinfo.ch\/ita\/politica\/Tra_fame_di_manodopera_e_timori_per_l_immigrazione.html?cid=38064908#element37892216\" target=\"_blank\">Tra fame di manodopera e timori per l&rsquo;immigrazione<\/a><\/strong>&quot; di Andrea Tognina. Cinquant&#8217;anni fa i due paesi stipulavano un accordo per regolare l&#8217;immigrazione italiana nella vicina Confederazione. Le reazioni dell&#8217;opinione pubblica furono diverse e nacquero i primi movimenti anti straniero. (Foto: Swissinfo.ch)<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201403\/381x254x43661896-38080314.jpg.pagespeed.ic.WtLeJOXZhu.jpg\" width=\"381\" height=\"254\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" border=\"1\" align=\"right\" alt=\"\" \/>Cinquant&rsquo;anni fa, <strong>Berna e Roma<\/strong> concludevano un accordo sui lavoratori italiani emigrati in Svizzera. L&rsquo;accordo, che riguardava tra l&rsquo;altro <strong>il diritto al ricongiungimento familiare<\/strong>, suscit&ograve; in Svizzera aspre polemiche. Alcuni temi di quel dibattito risuonano ancora oggi.<br \/>\n&laquo;Gli svizzeri si fanno delle illusioni enormi se credono che alla lunga possiamo richiamare dallo Stato nostro vicino solo la popolazione attiva, inserita nella vita professionale, lasciando invece famiglie, donne, bambini e anziani nel paese di origine&raquo;, scriveva nell&rsquo;agosto del 1964 il consigliere federale Hans Schaffner.<br \/>\nL&rsquo;allora ministro dell&rsquo;economia reagiva cos&igrave;, in una lettera a un alto funzionario, alle critiche che la stampa elvetica aveva rivolto all&rsquo;accordo tra la Svizzera e l&rsquo;Italia sugli emigranti italiani in Svizzera, concluso pochi giorni prima e in attesa di essere ratificato dai rispettivi parlamenti.<\/p>\n<p>L&rsquo;accordo, pur non soddisfacendo tutte le richieste dell&rsquo;Italia, comportava<strong> miglioramenti rilevanti per i lavoratori italiani in Svizzera<\/strong>, quali la possibilit&agrave; di cambiare lavoro dopo cinque anni di residenza in Svizzera o la prospettiva di ottenere un permesso annuale dopo cinque anni consecutivi di lavoro stagionale.&nbsp;Il punto che suscit&ograve; maggiori discussioni era tuttavia la possibilit&agrave;, per i lavoratori italiani che avevano una situazione professionale stabile in Svizzera, di farsi raggiungere dalla propria famiglia.<\/p>\n<p>&laquo;L&rsquo;accordo del 1964 segnava il passaggio dal principio della rotazione dei lavoratori a quello dell&rsquo;integrazione&raquo;, osserva Silvia Arlettaz, professoressa di storia all&rsquo;Universit&agrave; di Friburgo e autrice di numerosi studi sulla storia dell&rsquo;immigrazione in Svizzera. &laquo;Ma fu anche<strong> la scintilla che diede visibilit&agrave; nazionale al movimento anti-immigrazione<\/strong> sfociato nelle iniziative contro l&rsquo;inforestierimento&raquo;.<\/p>\n<p><strong>Il boom migratorio del dopoguerra<br \/>\n<\/strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201403\/381x254x38828023-37883736.jpg.pagespeed.ic.OcuHVjxmi6.jpg\" width=\"381\" height=\"254\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" border=\"1\" align=\"right\" alt=\"\" \/>L&rsquo;economia svizzera, uscita sostanzialmente indenne dalla Seconda guerra mondiale, pot&eacute; approfittare subito della congiuntura positiva dell&rsquo;immediato dopoguerra. Ma per farlo si ritrov&ograve; nella necessit&agrave; di ricorrere a manodopera straniera.<br \/>\nPer la Svizzera, <strong>il bacino tradizionale di reclutamento della manodopera era, fin dal XIX secolo, l&rsquo;Italia<\/strong>. Gi&agrave; nel 1910 in Svizzera vivevano oltre 200&#8217;000 italiani. Il loro numero si era ridotto durante le due guerre, fino a scendere sotto la soglia dei 100&#8217;000 all&rsquo;inizio degli anni Quaranta, ma dopo il 1945 torn&ograve; a salire.&nbsp;Nel 1950 gli italiani residenti in Svizzera erano circa 140&#8217;000, dieci anni dopo erano oltre 346&#8217;000, nel 1970 poco meno di 600&#8217;000.<br \/>\nPer assicurarsi il reclutamento di manodopera, <strong>la Svizzera aveva firmato gi&agrave; nel 1948 un primo accordo con l&rsquo;Italia<\/strong>. Il principio su cui si basava era quello della migrazione temporanea. Un permesso di soggiorno duraturo poteva essere ottenuto solo dopo dieci anni di residenza in Svizzera.&nbsp;Le autorit&agrave; federali cercavano di conciliare cos&igrave; le esigenze dell&rsquo;economia, permettendo un ampio afflusso di manodopera, con il principio che aveva informato fin dal periodo fra le due guerre mondiali la politica d&rsquo;immigrazione elvetica: la lotta contro la &Uuml;berfremdung, l&rsquo;&laquo;inforestierimento&raquo; del paese.<\/p>\n<p><strong>Concorrenza sul mercato del lavoro<br \/>\n<\/strong>All&rsquo;inizio degli anni Sessanta questo schema cominci&ograve; per&ograve; a mostrare la corda. Nella societ&agrave; elvetica la presenza di immigrati suscitava crescenti malesseri. La rapida espansione economica faceva temere una spirale inflattiva, di cui l&rsquo;immigrazione era ritenuta responsabile.<br \/>\nD&rsquo;altro canto fin dall&rsquo;inizio del 1961 l&rsquo;Italia si era mossa per ottenere una revisione dell&rsquo;accordo sugli emigranti italiani in Svizzera, con l&rsquo;obiettivo di migliorarne sostanzialmente le condizioni di soggiorno e di lavoro. Sullo sfondo di questa richiesta c&rsquo;erano lo sviluppo economico dell&rsquo;Europa e l&rsquo;avanzamento dell&rsquo;integrazione europea, che aprivano nuovi sbocchi alla manodopera italiana.<br \/>\nNel novembre del 1961, il consigliere federale Friedrich T. Wahlen not&ograve; che la delegazione italiana incontrata per discutere della revisione dell&rsquo;accordo aveva argomentato &laquo;con le concessioni che la Francia e la Repubblica federale tedesca hanno fatto all&rsquo;Italia e con la prospettiva di un&rsquo;armonizzazione dei permessi di lavoro e soggiorno nella Comunit&agrave; economica europea&raquo;.<br \/>\n&laquo;Il governo svizzero si trov&ograve; esposto a una doppia pressione: da una parte, sul piano della politica interna, per <strong>il crescente movimento d&rsquo;opinione ostile all&rsquo;immigrazione<\/strong> che sfocer&agrave; nelle iniziative contro l&rsquo;inforestierimento, dall&rsquo;altro a causa della concorrenza di altri paesi europei per il reclutamento di manodopera&raquo;, osserva lo storico Sacha Zala, direttore dei Documenti diplomatici svizzeri.<\/p>\n<p><strong>Concessioni modeste<br \/>\n<\/strong>Se all&rsquo;inizio degli anni Sessanta la Svizzera cominci&ograve; anche ad aprire nuovi canali d&rsquo;immigrazione &ndash; nel 1961 concluse un accordo per il reclutamento di manodopera con la Spagna &ndash; <strong>l&rsquo;accesso al mercato del lavoro italiano rimaneva essenziale per un&rsquo;economia <\/strong>che aveva strutturalmente bisogno di manodopera straniera.&nbsp;Le trattative tra Berna e Roma furono lunghe e complesse. Solo la temporanea domanda di associazione della Svizzera alla Comunit&agrave; economica europea (CEE), depositata nel settembre del 1962 e ritirata nel gennaio del 1963, fece scemare per qualche tempo le pressioni italiane.<br \/>\nCon l&rsquo;accordo siglato<strong> il 10 agosto del 1964<\/strong>, il Consiglio federale ritenne per&ograve; di essere riuscito a ottenere un buon compromesso. &laquo;Le concessioni che ha fatto la Svizzera sono a mio avviso piuttosto modeste. In ogni caso rimangono al di sotto di tutti i postulati e i desideri italiani&raquo;, scrisse il consigliere federale Schaffner.<\/p>\n<p><strong>Aspre polemiche<br \/>\n<\/strong>La notizia della conclusione dell&rsquo;accordo e la sua pubblicazione poco tempo dopo in un giornale dell&rsquo;emigrazione italiana suscitarono per&ograve; aspre polemiche. Il pomo della discordia era soprattutto il <strong>ricongiungimento familiare<\/strong>, che da molte parti veniva considerato in contrasto con l&rsquo;obiettivo, condiviso dal governo, di ridurre il numero di immigrati in Svizzera.<br \/>\nLo stesso parlamento elvetico esit&ograve; a lungo prima di ratificare l&rsquo;accordo, suscitando le proteste del governo italiano, il quale temeva tra l&rsquo;altro che una mancata ratifica fosse sfruttata a fini elettorali dal Partito comunista. Nel gennaio del 1965 anche <strong>l&rsquo;Unione sindacale svizzera rivendic&ograve; un tetto massimo di 500&#8217;000 lavoratori stranieri in Svizzera<\/strong>.<br \/>\nIl governo elvetico rispose con una doppia strategia. Da una parte si mostr&ograve; inflessibile con gli immigrati che non corrispondevano perfettamente ai criteri per il soggiorno in Svizzera.<strong> All&rsquo;inizio del 1965 respinse duemila emigranti italiani alle frontiere di Chiasso e Briga<\/strong> e in febbraio decret&ograve; una riduzione del 5% del personale straniero di ogni impresa.<br \/>\nD&rsquo;altro canto, nel messaggio al parlamento relativo all&rsquo;accordo con l&rsquo;Italia, ribad&igrave; che il bisogno strutturale di manodopera straniera da parte dell&rsquo;economia svizzera richiedeva uno sforzo di assimilazione. &laquo;Per anni abbiamo considerato le cose solo da un punto di vista economico. &Egrave; tempo di accordare maggiore attenzione all&rsquo;aspetto umano della questione&raquo;.<br \/>\nFinalmente, nel marzo del 1965, l&rsquo;accordo fu ratificato dalle Camere federali. Negli anni successivi le agevolazioni concesse ai lavoratori italiani furono estese anche ai lavoratori degli altri paesi d&rsquo;Europa.<\/p>\n<p>Ma <strong>il tema dell&rsquo;immigrazione continu&ograve; a dominare il dibattito politico interno<\/strong>, sulla scia dell&rsquo;iniziativa popolare di James Schwarzenbach &laquo;contro l&rsquo;inforestierimento&raquo;, respinta di misura dal popolo svizzero nel 1970.&nbsp;&laquo;L&rsquo;iniziativa Schwarzenbach interveniva in una fase di surriscaldamento dell&rsquo;economia e sfruttava i timori nei confronti degli immigrati presenti in una parte della popolazione&raquo;, rileva Silvia Arlettaz. &laquo;Non si parlava ancora, come oggi, di treni pieni o di autostrade intasate. Si parlava piuttosto dei vicini che cantavano O sole mio! o cucinavano gli spaghetti. Ma le analogie sono evidenti&raquo;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il sito di informazione Swissinfo.ch ha ricostruito la storia recente, della presenza italiana oltre confine e la nascita dei movimenti anti-immigrazione <\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[8],"tags":[672,966,327,4389,9323],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v20.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Italiani in Svizzera, cinquant&#039;anni fa l&#039;accordo tra Berna e Roma<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Il sito di informazione Swissinfo.ch ha ricostruito la storia recente, della presenza italiana oltre confine e la nascita dei movimenti anti-immigrazione\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, 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