{"id":486851,"date":"2016-02-18T11:05:00","date_gmt":"2016-02-18T10:05:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.varesenews.it\/?p=486851"},"modified":"2016-02-18T18:11:11","modified_gmt":"2016-02-18T17:11:11","slug":"quando-i-profughi-erano-italiani-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.varesenews.it\/2016\/02\/quando-i-profughi-erano-italiani-2\/486851\/","title":{"rendered":"Quando i profughi erano italiani"},"content":{"rendered":"<p>Le storie dei <strong>profughi<\/strong>\u00a0hanno un tratto comune, in\u00a0qualunque epoca e da qualunque\u00a0paese provengano. Sono storie di persone che abbandonano la loro terra perch\u00e8 costretti dai fatti o piu spesso da qualche sciagurata decisione dei potenti, e arrivano in altre dove dovrebbero trovare di nuovo la speranza, e spesso trovano solo diffidenza e rifiuto di chi \u00e8 nuovo.<\/p>\n<p><strong>Alla fine della seconda guerra mondiale<\/strong>, c&#8217;\u00e8 stato un momento in cui<strong> i profughi che venivano in Italia a cercare una nuova speranza, con la terra nel loro cuore, erano Italiani<\/strong>. Italiani di passaporto, di lingua, di cultura (anche se pi\u00f9 che peninsulare, la loro era la cultura asburgica e veneziana, di certo NordEst) persone che non volevano, da un giorno all&#8217;altro, a causa di un trattato, ritrovarsi slavi, di un paese che fino all&#8217;anno prima non esisteva nemmeno sulla cartina e governato da persone che diffidavano violentemente dei cittadini di cultura italiana.<\/p>\n<p>Erano i Giuliano Dalmati, gente che proveniva dall&#8217;Istria e dalla Dalmazia, aveva mentalit\u00e0 aperta e grande cultura, amava il mare e aveva molto da dare. Ma \u00e8 rimasta in un angolo per decenni, schiacciata da un trattato che li aveva considerati poco o niente, e aveva loro tolto tutto senza restituire nemmeno l&#8217;ospitalit\u00e0: abbiamo provato a farci raccontare quei tempi da alcuni di loro, trasferiti a Varese.<\/p>\n<div class=\"photo-inside-post\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" fetchpriority=\"low\" width=\"610\" height=\"431\" src=\"https:\/\/www.varesenews.it\/photogallery_new\/images\/2016\/02\/la-cerimonia-del-giorno-del-ricordo-a-varese-513670.610x431.jpg\" alt=\"La cerimonia del giorno del Ricordo a Varese\"><\/div>\n<p>Le loro testimonianze le potete trovare tutte nel video:\u00a0ad esempio,\u00a0<strong>Honor\u00e8 Pitamitz<\/strong> \u00e8 a Varese dal 1948, e della Dalmazia dice: \u00abMi manca il mare, come a tutti quanti. Ma di Zara mi manca anche la parlata veneta e \u00a0il fatto che la citt\u00e0 avesse un livello culturale alto\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Maria<\/strong>, di Pola, \u00e8 a Varese dal &#8217;49, e in molti l\u2019hanno conosciuta alla <strong>pasticceria Ghezzi<\/strong>, dove ha lavorato per decine d\u2019anni. \u00abNon tutti i parenti sono venuti in Italia, perch\u00e9 la Yugoslavia non a tutti ha dato il permesso per venire qui: il fratello della mia mamma aveva trent\u2019anni e lavorava, serviva a loro e quindi non gli hanno dato il permesso di andare via\u00bb.<\/p>\n<p>Ma arrivare in queste zone non significava poter ricominciare serenamente una vita: \u00abPur essendo italiani venivamo visti con diffidenza\u00a0&#8211; spiega <strong>Lucia<\/strong>, nata a Pirano &#8211;\u00a0come se non fossimo italiani: tant\u2019\u00e8 vero che ci dicevano \u201cah, ma parli italiano?\u201d \u201cCerto che parlo italiano, io sono italiana!\u201d rispondevo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Mirella<\/strong> \u00e8 stata come\u00a0Lucia\u00a0per un certo periodo nel campo profughi di Padriciano: uno stanzone con 96 persone, stipati in tanti letto a castello. Poi sono arrivati qui in provincia: \u00abSiamo stati 5 anni a Ganna, innanzitutto, ma i gannesi non ci volevano, \u00e8 stata un\u2019esperienza un po\u2019 negativa. Il paese per\u00f2 era piccolo, vedendo tutte queste persone posso capire cosa provassero: ma per noi \u00e8 stata dura. Quando siamo andati via, per\u00f2, il prete ha fatto un bel discorso: ha detto che ci siamo comportati bene, che eravamo brave persone, abbiamo avuto una bella soddisfazione. Poi siamo venuti a Varese. Ma io sento ancora molto le radici di Cittanova d\u2019Istria dove son nata, ne sento l\u2019aria e i profumi\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Argeo<\/strong> ha lasciato Pola nel 1946, qualche mese prima dell\u2019esodo ufficiale: i genitori non volevano fare perdere a lui, ragazzino del liceo, l\u2019anno scolastico. \u00abSono per\u00f2 capitato a Milano, in un liceo non molto accogliente: il professore di Filosofia diceva \u201cin questa classe c\u2019\u00e8 una certa persona che dice di essere italiano e l\u2019italiano non lo parla neanche bene\u201d. Questo pu\u00f2 darle un\u2019idea dell\u2019accoglienza che abbiamo avuto in Italia\u00bb<\/p>\n<p>E pensare che, come disse all\u2019epoca Montanelli, i Giuliano Dalmati erano \u201cdoppiamente italiani: per nascita e per scelta\u201d. Nel trattato di pace c\u2019era, infatti una clausola \u00abche prevedeva che per essere considerati italiani a tutti gli effetti dovevamo optare (richiedere perci\u00f2 espressamente, ndr) per la cittadinanza italiana: altrimenti saremmo stati considerati apolidi (cio\u00e8 non appartenenti a nessuno stato, ndr) &#8211; spiega Argeo &#8211; Io non ho fatto il militare, per esempio, perch\u00e8 quando \u00e8 arrivata la cartolina di leva non avevo ancora ricevuto dalla Yoguslavia il placet per essere considerato italiano\u00bb.<\/p>\n<p>Anche ad Argeo manca il mare, come quasi a tutti i dalmati: \u00abMa mi sono mancati anche gli amici: immagini un ragazzo di 15-16 anni che si ritrova lontano da casa e lascia tutte le sue amicizie di bambino e non le ritrova pi\u00f9. <strong>Il mio amico del cuore sono riuscito a ritrovarlo quasi dieci anni dopo<\/strong>, e dopo siamo diventati testimoni di nozze l\u2019uno dell\u2019altro\u00bb.<\/p>\n<p>Per mantenere un legame tra chi, negli anni, \u00e8 riuscito a riprendere le fila di una amicizia dispersa con l&#8217;esodo: \u00abNoi ci ritroviamo ancora in un gruppo che abbiamo chiamato \u201c<strong>L\u2019ultima mular\u00eca di Pola<\/strong>\u201d <em>(l\u2019ultimo gruppo di ragazzi di Pola, ndr)<\/em> ogni anno, la seconda settimana di settembre, solo per fare \u201cquatro ciacole\u201d <em>(cio\u00e8 quattro chiacchere)<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Pier Maria Morresi<\/strong>, il presidente dell&#8217;associazione Giuliani e Dalmati di Varese, \u00e8 arrivato in citt\u00e0\u00a0piccolissimo, a tre anni: \u00abI miei ricordi sono limitati a quelli di un bambino di tre anni, ma erano gli anni pi\u00f9 duri: io ero diventato pericoloso per la mia famiglia, perch\u00e8 quando vedevo sfilare gente istintivamente gridavo \u201cviva l\u2019Italia!\u201d anche se non erano italiani. Questo, politicamente, non era corretto\u2026 \u00bb<\/p>\n<p><strong>Margherita<\/strong>, infine, \u00e8 del 1921, ha un bel po&#8217; di anni ma \u00e8 in gambissima. Spiega che da Pola \u00e8 arrivata a Venezia: \u00abDove ci hanno accolto dicendoci di tutto e di pi\u00f9: \u201cporchi di fascisti, porchi di italiani, cosa venite qui a fare\u201d. Poi fortunatamente siamo stati accolti da amici a Padova, abbiamo aperto con i genitori un negozio di drogheria a Venezia. Quando ho trovato mio marito, lui lavorava all\u2019Aermacchi e ci siamo di nuovo trasferiti, qui a Varese. Ma quasi nessuno sapeva di noi, non sapevano cosa avevamo passato. Sono stati giorni tristi\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le storie dei profughi sono storie che hanno spesso tratti comuni: alla fine della seconda guerra mondiale \u00e8 successo, in Italia, a degli italiani. Le loro testimonianze<\/p>\n","protected":false},"author":48,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,2],"tags":[10187,57047],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v20.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Quando i profughi erano italiani<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Le storie dei profughi sono storie che hanno spesso tratti comuni: Alla fine della seconda guerra mondiale \u00e8 successo, in Italia, a degli italiani\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.varesenews.it\/2016\/02\/quando-i-profughi-erano-italiani-2\/486851\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" 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