{"id":656221,"date":"2017-09-30T18:14:50","date_gmt":"2017-09-30T16:14:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.varesenews.it\/?p=656221"},"modified":"2017-09-30T18:19:56","modified_gmt":"2017-09-30T16:19:56","slug":"in-kenya-per-far-teatro-con-i-bambini-orfani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.varesenews.it\/2017\/09\/in-kenya-per-far-teatro-con-i-bambini-orfani\/656221\/","title":{"rendered":"In Kenya per far teatro con i bambini orfani"},"content":{"rendered":"<p><em>Kenia, diario di viaggio\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Il progetto \u201cTeatri senza frontiere\u201d \u00e8 in Kenya, ospite della missione di padre Kizito Sesana dove <strong>Noemi Bassani e Martin Stigol del<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/progettozattera\/\" target=\"_blank\"> Teatro Zattera di Varese<\/a><\/strong><a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/progettozattera\/\" target=\"_blank\">,<\/a> stanno realizzando insieme ad altri attori un laboratorio per bambini e ragazzi orfani della struttura \u201cTone La Maji\u201d che si concluder\u00e0 con la messa in scena di uno spettacolo.<\/p>\n<p><em>\u00a0\u201cTeatri senza frontiere\u201d non \u00e8 una tourn\u00e9e di teatro all\u2019estero, ma un percorso nuovo che vede pi\u00f9 soggetti impegnati a disegnare qualcosa di diverso. Accendere la luce dove l\u2019ombra \u00e8 potente, cercando di illuminare dove \u00e8 possibile strade, villaggi, periferie mettendo insieme passione e sinergie. Siamo un pool di attori provenienti da pi\u00f9 compagnie italiane che ha deciso di aderire al progetto in maniera del tutto volontaria. \u201cTeatri senza frontiere\u201d, dal 2009 ha viaggiato nei seguenti Stati: Etiopia, Brasile, Albania, Ghana e grazie alla magia del teatro, riesce a far sognare bambini che vivono in situazioni molto complicate&#8221;.<\/em><\/p>\n<p><strong>19 SETTEMBRE<\/strong><br \/>\nScendere nelle viscere della terra e restarne trafitto. Appuntamento in uno dei centri di padre Kizito, in realt\u00e0 il primo per ordine della fondazione. Siamo nella seconda pi\u00f9 grande baraccopoli africana, KIBERA, 2 milioni di persone sistemati in baracche di lamiera e terra rossa, una visione da far parlare chiunque, ma il pick up di padre Kizito va avanti e noi sempre pi\u00f9 ammutoliti, la strada \u00e8 terra e fango e buche e dossi e acquitrini e putrido fetore e profumo di terra lercia di sterco. Pi\u00f9 si entra dentro e pi\u00f9 ti senti scivolare in un formicaio impazzito&#8230; uomini, donne, per lo pi\u00f9 giovani, e migliaia di bambini dappertutto, baracche che si stringono tra loro un po&#8217; come nei nostri paesi medievali arroccati, solo che qui non son di pietra ma di lamiera bronzea arrugginita, centinaia di infiniti vicoletti strettissimi si diramano in tutte le direzioni come raggi sparati da un sole senza luce. \u00e8 quasi impossibile respirare per timore di essere osservati, di apparire come ladri di una intimit\u00e0 dove il pudore ti impedisce di guardare per non oltraggiare chi \u00e8 costretto a vivere cos\u00ec.<\/p>\n<p>Arriviamo al centro di padre Kizito e l\u00ec subito la felicit\u00e0 dei bambini ospitati ci travolge di baci, carezze, risate, parte subito il &#8230;&#8221;o mamma mamma mamma ..&#8221;, il nostro inno e tutti in un girotondo sfrenato a ricordarci che sempre si pu\u00f2 essere felici se c&#8217;\u00e8 un bambino a prenderti per mano !! Proprio per mano ci prendono per farci visitare quella citt\u00e0 di ferro e fango, carne umana e piscio di vacca dalla quale loro sono stati salvati. Ci scortano circondandoci, facendo capire a tutti che noi siamo con loro, per loro, come loro, che nessuno ci tocchi, mai scorta \u00e8 stata pi\u00f9 forte e impenetrabile di questa, ci portano per mano nell&#8217;inferno dei viventi, quell&#8217;inferno che fa gli uomini ricchi e gli uomini poveri e poi quelli che non hanno nemmeno la povert\u00e0, non hanno niente. Quei bambini che ci sorridono e ci proteggono sono bambini che hanno patito abbandoni, botte, privazioni come cani randagi lasciati a sopravvivere tra i cumuli del nulla delle nostre belle societ\u00e0, sono eroi questi bambini e non lo sanno, sono giganti dell&#8217;umanit\u00e0 e sono l\u00ec a ridere con me sui mie capelli, sulle mie smorfie, sulle buffe risate di Andrea, le clave di Giovanni, il Ciuccio di Paolo e Annachiara, la anara di Simona. Lo spettacolo nella piazzetta ricavata tra le baracche fuori il centro di padre Kizito \u00e8 di quelli che ricorderai per tutta la vita, il nostro corteo in parata con i 30 ragazzi del centro festanti da farci da apripista e poi mano a mano che si inizia \u00e8 un continuo arrivare bambini nelle varie divise delle scuole del quartiere, \u00e8 festa grande per loro, anche i motociclisti (tutto si trasporta con le moto, dai divani ai ferri per costruire palazzi!!).<\/p>\n<p>\u00c8 un godimento dell&#8217;anima, quella pulita che se cerchi bene sta dentro ognuno di noi, quei sorrisi, quelle smorfie, quel danzare sulle note strampalate di un organetto che giusto qui in Kenya non avevano mai ascoltato, devo apparire per loro il pi\u00f9 grande virtuoso dello strumento mai visto, per riparare questo inganno dovr\u00f2 far venire presto qui Ambrogio e la sua orchestra ma comunque sia per questi occhi color della vita e questi sorrisi color del mondo, il meglio sono io e me la godo!!!!<br \/>\nTorniamo ed ora tocca al primo incotro del laboratorio, la paura di non riuscire ti prende sempre prima di iniziare ma quella passa al primo sguardo incuriosito, si pu\u00f2 fare, si pu\u00f2 fare &#8230;il gruppo c&#8217;\u00e8 e poi loro sono acrobati per davvero mica a chiacchiere ..ma questa \u00e8 un&#8217;altra storia da raccontare di questa Africa che ti entra come un colpo di fucile, ti sconguassa i pensieri e pure le parole e ti lascia l\u00ec un po intontito a fare i conti con te stesso, a camminare tra le strade terra e fango con il tuo sorriso ebete di chi pensava di aver capito tutto ed invece non aveva capito prioprio niente.<\/p>\n<p><strong>20 SETTEMBRE<\/strong><br \/>\nInizia presto il giorno qui, gi\u00e0 alle 4.30 i ragazzi sono tutti svegli, c&#8217;\u00e8 da spazzare, lavarsi, preparare la colazione e mettersi in cammino per andare a scuola, anche 2 ore di strada per arrivare in tempo, e subito mi salgono alla mente i fiumi di macchine dei pap\u00e0 e delle mamme nostrane che devono portarli in auto sin dentro l&#8217;aula i propri figli. Quando \u00e8 la foresta che si risveglia ne senti la forza, quando ti svegli che intorno \u00e8 ancora notte \u00e8 come affacciarsi sull&#8217;orlo di un pozzo dove cerchi di specchiarti ma non ci riesci, pi\u00f9 che vedere la tua immagine o il suo riflesso, ne senti l&#8217;eco in lontananza come una brezza leggera che ti avvolge, la voce dei sogni viene a soffiarti tra i capelli ed a volte \u00e8 piacevole ed a volte ti spaventa.<\/p>\n<p>Oggi anche Vasco Rossi avrebbe avuto un brivido. Quando varchiamo il cancello della scuola per lo spettacolo in programma ancora eravamo ignari di quello che ci aspettava nel cortile interno. Scendiamo dai pick up, prendiamo costumi e strumenti, il tempo di incontrare il preside della scuola per decidere il da fare, pronti si comincia &#8230;. e davanti a noi appare una platea sconfinata di bambini, oltre 1700, stipati in piedi nel cortile interno della scuola, un delirio di emozioni, occhioni neri color del mondo, mani, voci che ci aspettavano nemmeno fossimo i Pink Floyd. Come palco il basamento di cemento della bandiera nazionale.<\/p>\n<p>L&#8217;eccitazione \u00e8 talmente alta che dobbiamo far placare la platea dagli insegnanti che brandiscono le loro bacchette variopinte e riportano la calma, un&#8217;onda di corpi ci accoglie, Pulcinella prende subito l&#8217;attenzione e gi\u00f9 mazzate e risate, rincorse e pernacchie, in una giostra che li fa volare alti i sorrisi di questa folla d&#8217;ebano che sembra scolpita, meraviglia di un incanto che solo il teatro sa regalare. La sequenza va dritta gi\u00f9 fino alla fine quando Martin, l&#8217;ultimo della compagnia ad essere arrivato, prende la torcia e sputa il fuoco&#8230; un &#8216;ohhhh&#8217; gigantesco ci travolge come un tuono aspirato, una ola di stupore e meraviglia. Ce ne andiamo quasi in silenzio, un po&#8217; storditi da tanta forza ed energia tutta insieme, tutta rivolta ad assorbire i suoni, le parole, gli sputi di fuoco e le pernacchie di questa compagnia di teatranti senza confini e con gli occhi spalancati su questo mondo variopinto.<\/p>\n<p>&#8216;La scuola qui chi la vuole se la paga, ricco o povero che sei, dai 20 ai 100 euro al mese che, considerando i 70 euro al mese che guadagna chi un lavoro ce l&#8217;ha, non \u00e8 poco&#8217;, ci racconta Claudia che da anni viene qui a far volontariato. Questi i prezzi della scuola statale, le private sono inavvicinabili. In che strano mondo viviamo dove tutti in Europa si sbracciano a cercare soluzioni per il continente africano e nessuno si preoccupa di ascoltare chi da anni soluzioni le trova tutti i giorni. Padre Kizito nei suoi centri d\u00e0 da vivere, sostiene ed ospita 180 bambini che frequentano le scuole primarie, 120 che frequentano le scuole superiori e 50 che vanno all&#8217;universit\u00e0, coltivano campi che danno da lavorare a decine di persone, con il raccolto sostiene i sui centri, ha creato una scuola di informatica, un ostello, due ristoranti. Tutto questo realizzato con bambini per la stragrande maggioranza abbandonati, considerati rifiuti, scarti inutili, pezzi da dimenticare ed ora noi vediamo alcuni di loro dirigere i centri, essere punto di riferimento per i tanti bambini da strappare all&#8217;abbandono ed alla morte.<br \/>\nPi\u00f9 si fa notte e piu le strade di Nairobi somigliano a lunghissime lingue rosse e noi tutti pronti ad essere ingoiati dalla notte africana, a proteggerci ci penseranno i sogni dei bambini che hanno soffiato meraviglia verso questi acrobati del nulla aggrappati alle stelle per non cadere nell&#8217;inferno dei viventi e farci diventare come lui.<\/p>\n<p><strong>21 SETTEMBRE<\/strong><br \/>\nAllenato da tre mesi di siccit\u00e0 italiana mi trovo a perfetto agio tra pentole di acqua riscaldata, pentolini e docce artigianali.Quando noi facciamo colazione i bambini del centro sono fuori per strada e a scuola da tre ore. Non \u00e8 facile essere bambini qui a Nairobi, i pi\u00f9 fortunati vanno a scuola e sono in 60 per classe, la classe si paga e si paga anche il banco, non ci sono merendine e popcorn ma sempre e comunque riso e verdura, riso e fagioli a pranzo e a cena e se non puoi pagare la mensa te li porti.<\/p>\n<p>Lo spettacolo di oggi era in un centro piccolo e accogliente, bambini e adolescenti, le loro camerette stipate di letti a castello sono un misto di accogliente commozione e intima fratellanza, non puoi fare a meno di pensare all&#8217;inferno da dove vengono e quanto deve apparire rassicurante un posto come quello, forse per questo non li senti mai urlare, sono sempre con il sorriso, si rincorrono e si abbracciano. Ognuno di loro provvede a pulire, a lavare i piatti e, se sono in grado, a cucinare. Autonomia \u00e8 la parola d&#8217;ordine, devono fare in fretta a riconquistare terreno e autostima, quando non hai una madre e un padre che ti accarezzano la sera per addormentarti devi prendere stima di te attraverso quello che fai.<\/p>\n<p>Si racconta tra chi non si accontenta, che il mondo di fuori, quello che frequenti, \u00e8 lo specchio di quello che ti abita dentro, provo continuamente ad affacciarmi al davanzale della mia coscienza nel tentativo di scorgere un parallelo immaginario di questa vita che qui in Africa mi impregna, come faceva il kerosene alle stufe di una volta, per accendermi di curiosit\u00e0, di stupore, di malinconica meraviglia e riesco solo ad andare all&#8217;indietro, alle tracce di memoria, alle impronte lasciatemi da una infanzia sicuramente pi\u00f9 protetta di questa africana, ma ancora con tracce simili, le strade sterrate, la vita nei cortili liberi a ruzzolare, gli animali da cortile, gli asini e i carretti, qui ritrovo quei sapori, colori, odori che sono stati artefici delle mie scelte, quelle fatte e quelle fuggite.<\/p>\n<p>A tavola si combatte con la morte, diceva nonna mia, qui invece si sta in silenzio e non si beve, si non si beve niente, n\u00e9 vino n\u00e9 acqua, non portano mai da bere, se vuoi lo fai dopo, per conto tuo come un fatto privato. Padre Kizito, come un&#8217;ombra ci segue, discreto, appare a spettacolo iniziato, e lo vedi l\u00ec a godersi non tanto lo spettacolo, quello nostro, ma lo spettacolo dei suoi bambini che ridono, si emozionano, si spaventano, si eccitano, il suo sorriso e il suo sguardo sono un abbraccio bellissimo. Di ciascuno di quei bambini conosce la storia, quello che ha subito, che percorso ha fatto prima di essere inserito, ogni cosa.<\/p>\n<p>Chiudo gli occhi su questo giorno scorrendo i fotogrammi dove i miei compagni di viaggio, una perfetta via di mezzo tra l&#8217;armata Brancaleone e gli argonauti alla ricerca del vello d&#8217;oro, affrontano e attraversano mari e tempeste con la faccia pulita dal vento, Paolo, Fabrizio, Martin, Noemi, Simona, Giovanni, AnnaChiara, Andrea ed anche Marco che rende la sua assenza una presenza doppia, in fila tenendosi per mano in equilibrio sopra un filo sottilissimo, sorretti solo dal sorriso straordinario dei bambini sperduti!<\/p>\n<div class=\"photo-inside-post\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" fetchpriority=\"low\" width=\"610\" height=\"431\" src=\"https:\/\/www.varesenews.it\/photogallery_new\/images\/2017\/09\/diario-di-viaggio-kenya-teatro-zattera-634458.610x431.jpg\" alt=\"Diario di Viaggio Kenya - Teatro Zattera\"><\/div>\n<p><strong>22 SETTEMBRE<br \/>\n<\/strong>Oggi ci aspetta un bel tour, tre spettacoli, due scuole, una privata ed una pubblica, poi uno dei centri di Padre Kizito dove ci sono le ragazze e le bambine, vi lascio solo immaginare da quale inferno le abbiano strappate. La prima scuola ha qualcosa di inimmaginabile, \u00e8 una scuola superiore, \u00e8 privata, ci immaginavamo una cosa che somigliasse ad un posto esclusivo ma l&#8217;Africa ti rivolta come un calzino e quello che ti aspetti non accade mai. Immaginate un bel pollaio di lamiera diviso in box, 5 in tutto, un gran contenitore per l&#8217;acqua nel piazzale e niente altro. Ad accoglierci nel suo ufficio, di lamiera ma rimpinzato di poltrone, non il preside ma, udite udite, il proprietario! Si, proprio il proprietario, perch\u00e9 qui la scuola \u00e8 un business. I ragazzi pagano una retta al mese consistente, se non te la puoi permettere, il proprietario, se passi un esame di ammissione e non ti fai mai bocciare ai quadrimestri, si fa carico di parte della retta, che gli viene restituita quando, una volta diplomato, lavorerai come insegnante nella sua scuola&#8230;non fa una piega!<\/p>\n<p>A pranzo prima vera crisi di astinenza da pasta, in una settimana abbiamo mangiato sempre riso e fagioli, riso e verdure cotte, polenta e fagioli o polenta e verdure cotte, e mai una volta che un bambino abbia protestato. Alle 14 siamo di nuovo sui pick up per raggiungera la prossima scuola, pubblica questa volta e blasonata, la prima scuola pubblica del Kenya. Per arrivarci ce ne vuole, dobbiamo attraversare un tratto di foresta dove la lingua rossa della strada attraversa le piste delle iene in cerca di prede. Fa sempre effetto attraversare i luoghi immaginati, le foreste, le iene, le zebre, \u00e8 come camminare su un ponte sopeso, da una parte il sogno, dall&#8217;altro l&#8217;incubo e non sai mai bene dove guardare. Arriviamo, qui niente proprietari, una preside sorridente ci accoglie nell&#8217;aula dei professori, ci racconta della scuola, le foto d&#8217;epoca, la firma sul registro degli ospiti ed ecco anche qui un mare di bambini in divisa verde a far tremare l&#8217;aria, mille ma sembrano un milione, seduti in terra in un campo sul retro delle classi ad aspettarci, al primo tentativo di alzarsi basta un dito della preside e tutti gi\u00f9 la testa, manco fosse stata una mannaia! Alla nostra troupe si sono aggiunti due ragazzi e una ragazza che formano una compagnia di burattinai locali che usano grandi pupazzi, una sorta di muppets&#8230; bravissimi, fanno spettacoli nella loro lingua, lo swahili, e i mille bambini scoppiano in centomila risate. Quando li vedi cos\u00ec, con questa strordinaria sete di normalit\u00e0, poter vivere, imparare, conoscere, ridere, apprezzare la vita, i sogni, le speranze, ti chiedi come \u00e8 possibile che l&#8217; 1% dell&#8217;umanit\u00e0 tenga soggiogato tutto il resto cos\u00ec, senza un rimorso, un blando tentativo di cambiare, rigirare questa gran frittata della globalizzazione.<\/p>\n<p>Passano i giorni qui in Africa e sembra scorrano come i grani del rosario nelle mani delle anziane nostre nelle chiese, che li girano e rigirano fino a consumarli. Tutto \u00e8 fatto di lamiera, \u00e8 l&#8217;elemento fondamentale per costruire ogni cosa, le case, le scuole, le botteghe, le chiese, tutto di lamiera &#8230; chiss\u00e0 se una enorme calamita riuscisse a scoperchiare tutto e tutti lascerebbe nuda questa terra mostrando ferite e cicatrici.<br \/>\nLasciamo la scuola, saluti, abbracci, strette di mano, ci aspettano alla Casa di Anita, la comunit\u00e0 che accoglie le ragazze salvate dalla strada. Che volti, che occhi densi e profondissimi, voragini di sofferenze dalle quali riemergono scalando rocce di anime trafitte dalla sopraffazione, una mano si \u00e8 calata in quella fogna di dolore, le ha tirate su che quasi erano annegate ed ora le vedi sorridenti giocare con noi a pallavolo, a godersi i nostri numeri e le torce infuocate.<br \/>\nSe qui in Kenya hai un bisogno importante di denaro per un imprevisto oppure un progetto, un figlio da mantenere negli studi o altro, puoi fare un harambee, chiedere il sostegno di amici parenti o altri soggetti, che mettono soldi per farti realizzare quello che hai deciso, e non ci sono interessi e non devi restituire. Puoi comprare una capra e dividerla per chi vuole aiutarti e loro daranno soldi per ogni pezzo di carne che prenderanno, una specie di grande caff\u00e8 sospeso !!<\/p>\n<p><strong>23 SETTEMBRE<\/strong><br \/>\nSi vogliono bene i ragazzi del centro di Padre Kizito, sar\u00e0 che quello che hanno passato li fa sentire insieme, i piccoli e i grandi. Sopratutto, quello che salta agli occhi \u00e8 l&#8217;assenza completa di aggressivit\u00e0. Questa sera ne ho visto uno che si portava sulle spalle un piccoletto crollato dalla stanchezza e lo metteva a letto, e l\u00e0 ti prende qualcosa alla gola, ti rivedi tutte le volte che sei stato portato a letto tu o che hai portato e messo a letto i tuoi cuccioli, quel calore, quella emozione non la dimenticherai mai e loro? Loro sono l\u00e0 che se la scambiano quella mancanza, ne fanno un po&#8217; per uno e quando varcheranno quel cancello perch\u00e9 grandi per andare all&#8217;universit\u00e0 o a lavorare, questa oasi di amore, questa zattera di bene continuer\u00e0 a navigare con loro. Sono un po&#8217; frastornato da tutta questa Africa, pi\u00f9 i giorni passano pi\u00f9 ci\u00f2 che era straordinario sta diventando ordinario, le scuole, i bambini, le strade, gli odori, i sapori, te li aspetti, stai entrando nel tessuto.<\/p>\n<p>Questa mattina siamo usciti prestissimo e ci siamo incamminati per le grandi strade sterrate per raggiungere un punto per fare colazione e, se non fosse stato per la nostra pelle, eravamo perfettamente inseriti tra le decine di persone che abitualmente si incamminano per raggiungere la propria destinaione. Tutti camminano in Kenya , oppure prendono la mototaxi&#8230; una esperienza grandiosa, farsi trasportare per le buche e i dossi da queste moto.<br \/>\n\u00c8: un giorno strano, alcuni di noi stanno per lasciarci per tornare in italia. Il Gran Teatrino di Paolo Comentale di Bari con i suoi Giovanni e AnnaChiara partono e gi\u00e0 ne sentiamo il vuoto. Quando sei fuori a vivere qualcosa di cos\u00ec forte gli altri diventano subito una parte di te, gli sguardi, i sorrisi, le soluzioni che trovi, che cerchi, son tutte conquiste e sai che appartengono a tutti, la scialuppa si fa pi\u00f9 piccola e gi\u00e0 ci si stringe, si serrano i ranghi. Il laboratorio \u00e8 al suo giro di boa, tre incontri fatti, la storia da raccontare avviata, le prime scene abbozzate, \u00e8 davvero affascinante vedere come quello che fai con i bambini ed i ragazzi italiani prende e funziona anche e di pi\u00f9 con loro. Sono bravi ed anche se misti dai 7 ai 17 anni sanno stare insieme un po&#8217; come se sapessero rispettare e riconoscere gli slanci e i limiti delle diverse et\u00e0. Un gruppo di loro sono gi\u00e0 formati come veri acrobati, hanno un vero e proprio spettacolo strutturato con numeri incredibili, gli altri sono l\u00ec ad imparare a fare giocolerie ed i piccoli a provare ad iniziare ad imitarli. Questo gioco del teatro li incuriosisce molto, la storia che raccontiamo \u00e8 stata scritta da Marco Renzi per loro, gli piace l&#8217;idea che prima di nascere si viva sulle nuvole in attesa di scendere sulla terra e che poi quello che trovano non sempre corrisponde ai sogni che si fanno.<\/p>\n<p><strong>24 SETTEMBRE<\/strong><br \/>\nOggi mattinata libera senza spettacoli ed allora si va a fare spesa al centro commerciale di Nairobi, e qui la musica cambia completamente. Per prima cosa sembra di essere arrivati in aereoporto, controlli alle macchine, cosa porti, chi c&#8217;\u00e8 dentro, poi una volta parcheggiata l&#8217;auto si passano ai controlli con il metaldetector, persone e borse, l&#8217;atmosfera \u00e8 cambiata completamente ed all&#8217;interno tanti volti bianchi e tanti cinesi. A proposito, sapete chi sta costruendo strade, ferrovie, gallerie? Naturalmente i cinesi, stanno facendo grandissimi investimenti, il nuovo imperialismo avanza, si ingrandisce e qui si lamentano che si portano tutto dalla Cina, anche gli operai per costruirle le autostrade. I prezzi sono quelli di casa nostra anzi di pi\u00f9, mi sento frastornato da questo tuffo nel mondo occidentale dopo aver lasciato braci accese, strade sfatte, fango e baracche di lamiera dietro l&#8217;ultima curva, qui dentro \u00e8 tutto lucido, globalizzato, plastificato , gli odori quelli degli hamburger e dei popcorn; testardamente cerchiamo una guarnizione per la moka&#8230; niente da fare, del resto un pacco di pasta italiana costa 5 euro e un litro d&#8217;olio 20 e un pacchetto di caffe pi\u00f9 o meno come il nostro 10 euro. Entrare qui \u00e8 stato come farsi di nuovo rivestire di cellophane come si fa con le valigie in aereoporto, un mondo plastificato che salta agli occhi anche perch\u00e9 ora siamo fuori dal tunnel della grande civilizzazione.<\/p>\n<p>Padre Kizito \u00e8 un libro che non finisci mai di sfogliare, oggi ci porta a far spettacolo in un parco costruito da un indiano dove d\u00e0 residenza agli artisti visivi africani con possibilit\u00e0 di avere i propri studi e laboratori. Poi tutti nella scuola superiore sempre fondata da lui, scuola che \u00e8 collegio e sempre per ragazzi di strada riconsegnati alla vita. Oggi \u00e8 un giorno speciale, per me c&#8217;\u00e8 il debutto di Lucilla che sino ad ora era rimasta dietro le quinte ad aspettare buona buona il suo turno. Lucilla \u00e8 sempre Lucilla, la mia pulce che mi accompagna in tutto il mondo e le basta poco per diventare una star! Risate, applausi e tante teste rasate in cui cercare di riprenderla. Si rientra stanchi ma sereni per una giornata sotto il cielo di Nairobi tra sprazzi di nubi e raggi incadescenti.<br \/>\nLa serata sembrava finita ma il guizzo della curiosit\u00e0 mi fa accettare l&#8217;invito ad andare con Andrea a cercare una birra. Andrea \u00e8 un po&#8217; il Lucignolo del gruppo e come un pinocchietto salgo sul carro, destinazione IL PAESE DEI BALOCCHI&#8230; ma la strada \u00e8 pi\u00f9 buia del buio e il carro sobbalza ogni momento, qualche fuoco qua e l\u00e0 prova ad accendere un barlume di luce ma non ci riesce inghiottito dalla notte, qualche asinello solitario in cerca di cibo rafforza la metafora di Collodi e qualche baracca aperta a vendere chiss\u00e0 cosa mi ricorda che la sopravvivenza non ha orari di chiusura. Ecco la strada statale, non \u00e8 pi\u00f9 un miraggio, cerchiamo un bar o qualcosa che gli somigli ed un ubriaco di alcol e di fame ci porta dentro qualcosa che somiglia pi\u00f9 al ventre della balena che al paese dei balocchi, neon intermittenti, sbarre come denti a difendere alcol e e bevande. Una birra e via mentre dagli schermi i prati verdi dei campi di calcio mi riaccendono passioni e immagini per la piccola Nairobi di casa nostra, vulcanica e marina e un velo di nostalgia mi appanna gli occhiali&#8230; anzi no&#8230; non era nostalgia ma i fumi di una brace troppo troppo vicina.<\/p>\n<div class=\"photo-inside-post\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" fetchpriority=\"low\" width=\"610\" height=\"431\" src=\"https:\/\/www.varesenews.it\/photogallery_new\/images\/2017\/09\/diario-di-viaggio-kenya-teatro-zattera-634457.610x431.jpg\" alt=\"Diario di Viaggio Kenya - Teatro Zattera\"><\/div>\n<p><strong>25 SETTEMBRE<\/strong><br \/>\nLunedi \u00e8 sempre luned\u00ec, anche in Kenya, far ripartire la settimana costa sempre un po&#8217; di pi\u00f9, dalle ricche colazioni a base di salsiccette, uova sode, banane, mango e pancarr\u00e8, siamo tornati alla moka e al caff\u00e8 portato da casa di mamm\u00e0. Sembra di stare ora seduti sul bob in una competizione alle olimpiadi d&#8217;inverno con il seggiolino che prima di lanciarsi deve fare un po&#8217; su \u00e8 gi\u00f9 per trovare forza ed energia, e ne dobbiamo trovare ora di risorse per portare fino in fondo una discesa cos\u00ec in profondit\u00e0. Adattati alla perfezione con i tempi di tutti per l&#8217;uso dei bagni e delle docce, sembra davvero di essere l&#8217;equipaggio di uno scafo in viaggio da oltre 10 giorni che ha gi\u00e0 passato bonacce e tempeste e si appresta a far rotta verso l&#8217;ultimo approdo. Alle 10 siamo pronti, armi e bagagli, inforchiamo i due pick up, si va, un&#8217;altra scuola ci attende ed un altro bagno di sorrisi, mani, polvere e risate. Infatti, non facciamo in tempo a varcare il cancello della scuola che uno sciame di bambini in perfetta divisa verde a due tonalit\u00e0 ci avvolge con un effetto alveare impazzito da far tremare le ginocchia.<\/p>\n<p>Il rituale ormai lo abbiamo imparato, prima tutti dalla preside per il racconto della scuola e questo \u00e8 davvero un racconto speciale perch\u00e8 qui si trovano anche diversi bambini disabili. La preside ci spega che su circa 1800 bambini pi\u00f9 del 60% vengono da situazioni diassoluta povert\u00e0. Lo stato garantisce le spese generali, gli insegnanti, l&#8217;ordinaria manutenzione, l&#8217;acqua e l&#8217;elettricit\u00e0, a tutto il resto devono provvedere le famiglie e per chi non ce l&#8217;ha ci sono varie organizzazioni che se ne occupano.<\/p>\n<p>Qui la marea verde \u00e8 davvero impressionante e si allarga perch\u00e9 al di l\u00e0 della recinzione di rete una folla di curiosi si accalca, si fermano le macchine manco per i fuochi a mare della festa del santo patrono al mio paese. Belli che siamo nel riuscire a trovare sempre la soluzione pi\u00f9 efficace e meno dispendiosa per le scarse possibilit\u00e0 organizzative di chi ci ospita: una sedia, un tavolino, il telo per Pulcinella e &#8230;pronti, partenza e&#8230;. un mare di occhioni sembra vogliano mangiarci per tanta fame che hanno di noi e di allegra curiosit\u00e0. Passato il primo attimo di stupore via, gi\u00f9 mani che applaudono, risate che esplodono, occhi che brillano, un fiume in piena.<br \/>\nLo sguardo a casa si fa pi\u00f9 lontano, deformato, come attraverso il fondo di un bottiglione pieno d&#8217;acqua, il mondo che lasci con il suo da fare, con la burocratica noia da assecondare, con i suoi Kafkiani castelli da attraversare, si fa lontano, ovattato, del tutto ininfluente al senso delle cose. Il mettersi in coda di continuo come l&#8217;ultimo arrivato pare sia l&#8217;unica possibilit\u00e0 per attraversare i corridoi dell&#8217;inutilit\u00e0, eppure basterebbe un po&#8217; di borotalco a terra e far scivolare tromboni altisonanti ed ocarine starnazzanti. Siamo un po&#8217; in ritardo per il laboratorio e troviamo gi\u00e0 la sala con i ragazzi tutti in attesa, un bel cerchio e si comincia, un gioco fatto per riscaldare i sogni e le giunture si trasforma in una scena, bella, viva, Martin e Noemi plasmano le azioni, ne fanno corpi che danzano, canti che si involano, capriole che raccontano. La giovane fisicit\u00e0 di Simona li trascina come il pifferaio fece ad Hamlin. Due bimbetti tra i pi\u00f9 piccoli si addormentano sul pavimento della sala, \u00e8 dalle 4.30 del mattino che son svegli a tenere sulle spalle questo mondo come due piccoli Sansone con la testa rasata ma la forza di un leone.<\/p>\n<p><strong>26 SETTEMBRE<\/strong><br \/>\nOggi mattinata libera e allora sveglia alle 5 e si parte per andare in uno dei luoghi pi\u00f9 suggestivi del Kenya: il lago Neivascia, una riserva naturale incantevole, per arrivarci 2 ore di pick up salendo sino a 2500 mt per poi ridiscendere. Qui a Nairobi siamo a 1700 mt ed ogni tanto devi fare una sorsata di aria che l&#8217;ossigeno scarseggia. Arrivati ai 2500 sosta per mirare il panorama e siamo presi d&#8217;assalto da venditori di ogni cosa, parlano tutte le lingue messe insieme, un po&#8217; come Pulcinella che dove arriva arriva si fa capire. Guardare gi\u00f9 il mondo che corre e il mondo che sta fermo \u00e8 un po&#8217; come diventare un lillipuziano e guardare l&#8217;orizzonte seduti sulla testa di Gulliver, c&#8217;\u00e8 una sorta di rassicurante distacco dalla giostra della vita protetti dal gigante. Uno dei venditori mi indica una grande Kenyastrada che come una vena si perde gi\u00f9 nell&#8217;intestino del Kenya, l&#8217;hanno costruita tutta gli italiani prigionieri degli inglesi nel 1942, chiss\u00e0 quanti ragazzi si son rotti la schiena e la vita tra quei sassi per una guerra che non volevano combattere. Via, si riprende il viaggio ed ecco il lago, nascosto, che quando appare ti fa fare un salto per quanto \u00e8 luminoso. Un&#8217; atmosfera rarefatta tra la palude e il mare morto ti avvolge e poi &#8230; uccelli di ogni tipo e poi gli gnu e poi le zebre e poi le gazzelle e poi gli ippopotami e poi le giraffe&#8230;insomma ci mancava solo Piero Angela ed eravamo al completo! Nel tornare l&#8217;occhio mi si posa sulla vastit\u00e0 dei terreni coltivati, bellissimi, curati, verde, pomodori, insalate, patate; davvero l&#8217;Africa \u00e8 per noi un sacco pieno di luoghi comuni da restituire ai razzisti di casa nostra! Il laboratorio prosegue, le scene si moltiplicano, i pi\u00f9 grandi iniziano a pensare allo spettacolo finale e chiedono maggiore concentrazione ai pi\u00f9 piccoli. Davvero una grande famiglia e a fare da mamma e da pap\u00e0 si fa un po&#8217; per ciascuno.<\/p>\n<p><strong>27 SETTEMBRE<\/strong><br \/>\nImmaginate di essere seduti su una navicella spaziale o meglio un grande ottovolante, le giostre di una volta che insieme ai calcinculo (i sediolini ruotanti) erano la nostra principale attrazione da ragazzi alle feste dei santi. Immaginate che la vostra navicella sia all&#8217;esterno, tutta dipinta nei modi pi\u00f9 sgargianti e lussureggianti dai pi\u00f9 bravi muralisti del tempo, immaginate che all&#8217;interno sia tutta fasciata di schermi grandi e piccoli, i vetri fum\u00e8, i sediolini vellutati, una trentina di posti a sedere. Ecco ora immaginate che dentro ci sia allestito il pi\u00f9 potente impianto stereofonico che abbiate mai ascoltato che manco Vasco Rossi e la Palmiero Family Service se lo sarebbe potuto sognare dentro un baccello di fagiolo come quello. Immaginate le strade di Nairobi, 9 milioni di abitanti che si riversano per le strade impossibili della metropoli in direzione del centro della city. Immaginate ancora che il pilota di questa navicella \u00e8 un ragazzo giovanissimo, nerissimo, con i capelli rastissimi al quale tu non affideresti nemmeno un triciclo, ed ancora immaginate che prima di salire su questa navicella avete dovuto fare una contrattazione estenuante sul prezzo da pagare, su quale navicella scegliere e dove devi scendere. Ecco se riuscite ad immaginare tutto questo allora siete pronti per partre sul pi\u00f9 pazzesco mezzo di trasporto che metropoli, citt\u00e0, paese, nazione abbia mai potuto concepire &#8230; il MATATU.<\/p>\n<p>Quando parte il Matatu ti sembra che la vita ti abbia voluto giocare un brutto scherzo, \u00e8 una partenza da Apollo 15, Soyuz 4, Fiat 124 sport doppio carburatore truccato messi insieme, che manco Niki Lauda e Gerardo, il pap\u00e0 del mio migliore amico autista sui mitici bus della ditta Tatta di Formia, sarebbero stati capace di domare. Parte il Matatu, parte la musica a un volume che ti brucia tutti i peli del naso e le papille gustative, partono i video, e tu ti chiedi come mai il Signore abbia voluto farti salutare la vita in un modo cos\u00ec eccessivo ed eccitante! Ma siamo ancora a niente perch\u00e8 il meglio deve ancora venire, il viaggio \u00e8 una corsa folle verso l&#8217;obiettivo finale, che tu pensi sia l&#8217;autodistruzione ma in realt\u00e0 \u00e8 molto di pi\u00f9. I MATATU godono di una legislazione stradale speciale, per loro il codice della strada \u00e8 come fosse il manuale delle giovani marmotte, meno di carta straccia e tra sorpassi impossibili, sterzate cosmiche, virate contromano, buche, dossi, canalette, marciapiedi e putip\u00f9, fai il pi\u00f9 incredibile viaggio che potessi immaginare, il tutto per 50 centesimi, durata 1 ora salvo imprevisti. A Nairobi ce ne sono centinaia, dipinti, colorati, bellissimi e kitch ed alcuni piu kitch di un ristorante allestito per il matrimonio del figlio del boss di Gomorra, altri di una bellezza da museo d&#8217;arte contemporana, sono la vera metafora della vita a Nairobi, imprevedibile, fuori da qualsiasi convenzione, mostruosa ed attraente, poverissima e lussureggiante. Dimenticavo, si viaggia naturalmente con la porta a soffietto aperta, con due o tre persone appese fuori e la fermata si prenota con un cazzotto sul tettuccio di lamiera!<\/p>\n<p><strong>28 SETTEMBRE<\/strong><br \/>\nKenyaDopo l&#8217;esaltante giornata sui MATATU di ieri ci voleva una partenza soft, la scuola dove andiamo a fare spettacolo \u00e8 una scuola dell&#8217;infanzia vicino al centro dove siamo ospiti, decidiamo di arrivarci fellinianamente in parata con costumi e strumenti, una surreale camminata sulla lingua rossa di terra battuta, buche e dossi che anche farla a piedi non \u00e8 cosa da poco. Allora questo pugno fragile di sognatori si incammina dove nessuno li aspetta, dove le auto e i pick up viaggiano a 20 all&#8217;ora e i carretti degli asinelli trasportano acqua anche senza che nessuno li guidi. Che meraviglia poter avere la certezza di non servire proprio a nulla eppure avere la sensazione che per qualcuno sei importante proprio per questo. Un po&#8217; come le stelle di Majak\u00f3vskij, se qualcuno le accende tutte le sere vuol dire che qualcuno ne ha bisogno. La scuola \u00e8 una specie di fattoria con alcuni capanni di lamiera, solo che, siccome \u00e8 una scuola per piccoli, sono tutti dipinti di azzurro, pochissimi i banchi, alle pareti qualche cartellone sul corpo umano che naturalmente riproduce il corpo di un bianco, donazione chiss\u00e0 di quale paese. I bambini e le bambine sono una meraviglia che nemmeno il paradiso li ha mai visti cos\u00ec, tutti occhi dove ci puoi navigare dentro e scoprire quanta meraviglia possa esserci in un solo bambino. Lo spettacolo \u00e8 per loro come l&#8217;arrivo del luna park, una giostra di suoni, giochi, magie, colori, strani personaggi che si alternano e un burattino dalla faccia nera come loro che canta, spernacchia e combatte senza paura con la morte!!<br \/>\nOggi \u00e8 l&#8217;ultima prova che abbiamo con i ragazzi del corso, abbiamo da limare tante cose e siamo un po&#8217; preoccupati ma inizia la prova e come per incanto assistiamo ad una meraviglia, pronti, preparati, concentrati, con una gestione dei tempi e dello spazio straordinari e sopratutto con una sequenza di numeri acrobatici da far invidia agli acrobati del Cirque du Soleil. La sera, dopo cena, senza che nessuno glielo avesse chiesto, provavano per questo evento che per loro ha una importanza in pi\u00f9, ringraziare per una opportunit\u00e0 che hanno avuto e non vogliono deludere.<\/p>\n<p>Ci sono due ragazzi del guppo, avranno 12\/13 anni, che suonano i tamburi che a Tullio De Piscopo gli cadrebbero le bacchette dalle mani a stargli dietro e pensare da dove vengono e cosa hanno passato ti da la giusta dimensione della grandezza dell&#8217;opera di Padre Kizito. La storia \u00e8 raccontata da uno di loro ma appartiene pi\u00f9 o meno a tutti, figlio non voluto di madre sedicenne e padre idem, lasciato a s\u00e9 stesso, preso in custodia da uno zio che li teneva in 15 in una stanza senza niente da mangiare, scappava per strada per trovare cibo e riparo, di notte si dorme sotto le macchine per non farsi vedere dalla polizia che picchia chi una casa non ce l&#8217;ha, poi la droga per non avere i dolori della fame e finalmente l&#8217;icontro con gli operatori dei centri di Padre Kizito che lo restituisce alla vita, la sua vita, fatta di scuola, di cibo caldo, di affetti e progetti. I pi\u00f9 grandi, quelli che escono e vanno all&#8217;universit\u00e0 o a lavorare non dimenticano la casa di Padre Kizito, continuano a lavorarci, a dare aiuto ai pi\u00f9 piccoli, a dare loro l&#8217;esempio e dimostrare che ce la si pu\u00f2 fare, ce la si DEVE fare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il racconto del progetto &#8220;Teatro senza frontiere&#8221; a cui stanno partecipando anche Noemi e Martin della compagnia varesina <\/p>\n","protected":false},"author":32,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9,21,2],"tags":[],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v20.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>In Kenya per far teatro con i bambini orfani<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Il racconto del progetto &quot;Teatro senza frontiere&quot; a cui stanno partecipando anche 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