{"id":69502,"date":"2013-01-25T00:00:00","date_gmt":"2013-01-25T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2013-01-25T00:00:00","modified_gmt":"2013-01-25T00:00:00","slug":"anna-bernardini-weiner-e-panza-in-mostra-i-risultati-di-un-lavoro-comune","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.varesenews.it\/2013\/01\/anna-bernardini-weiner-e-panza-in-mostra-i-risultati-di-un-lavoro-comune\/69502\/","title":{"rendered":"Anna Bernardini; &#8220;Weiner e Panza, in mostra i risultati di un lavoro comune&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><em>Il direttore della villa e collezione Panza, Anna Bernardini, illustra in questo documento &quot;Esplorazioni&quot; di Lawrence Weiner&nbsp;<a href=\"http:\/\/www3.varesenews.it\/arte\/una-mostra-di-parole-il-testamento-artistico-del-conte-panza-253577.html\" target=\"_blank\"> l&#8217;evento in mostra fino al 10 marzo a Villa Panza<\/a>: spiegando come sia il frutto diretto delle conversazioni tra il grande collezionista e l&#8217;artista.&nbsp;<br \/>\n<\/em><br \/>\n__________________________________<\/p>\n<p>\nIl Fondo Ambiente Italiano in collaborazione con<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201301\/tmax600x480_1548520777_IMG_1080.jpg\" alt=\"Anna Bernardini a Villa Panza, tra le opere di Weiner\" width=\"300\" height=\"225\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" border=\"1\" align=\"left\" \/>&nbsp;JTI inaugura con la mostra &quot;<a href=\"http:\/\/www3.varesenews.it\/arte\/una-mostra-di-parole-il-testamento-artistico-del-conte-panza-253577.html\" target=\"_blank\">Esplorazioni<\/a>&quot; un programma espositivo  pluriennale volto alla  sistematica valorizzazione della figura di Giuseppe Panza di Biumo.  <strong>Alla fine del 2009 Giuseppe Panza ha consegnato al FAI trentuno progetti  autografi  relativi  ad artisti ed opere appartenenti alla seconda e terza fase della collezione<\/strong> (che ha  preso corpo a partire dalla fine degli anni&rsquo;60, con i protagonisti dell&rsquo;Arte Concettuale e Minimale, e dagli anni&rsquo;80 con l&rsquo;Arte Monocromatica e l&rsquo;Arte Organica), esprimendo il preciso  desiderio che  gli stessi venissero realizzati negli  spazi  al piano terra delle Scuderie della Villa, come documentano i disegni ad illustrazione degli allestimenti delle opere da lui selezionate e i relativi  approfondimenti  sugli artisti.<\/p>\n<p>In collaborazione con l&rsquo;Archivio Panza<strong>  il primo appuntamento di questo speciale ciclo<\/strong><strong>Esplorazioni 1 &egrave; dedicato a Lawrence Weiner<\/strong>, classe 1942, (nativo del Bronx, New York) considerato unanimemente dalla critica internazionale come pioniere dell&rsquo;Arte Concettuale, fu tra i primi a tradurre l&rsquo;oggetto artistico in puro linguaggio.  Risalgono al 1969 le prime opere  di Weiner collezionate da <strong>Giuseppe Panza<\/strong>: un importante corpus di ben  trentanove  lavori databili dal 1969 al 1973 e riuniti dal collezionista milanese fino al 1976; un anno cruciale  in cui termin&ograve; la prima e la seconda fase della collezione ed inizi&ograve; un periodo di stasi a causa della personale e difficile situazione economica di Giuseppe Panza.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201301\/tmax600x480_208622778_01__Lawrence_Weiner.jpg\" width=\"300\" height=\"212\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" border=\"1\" align=\"left\" alt=\"\" \/><strong>Lawrence Weiner<\/strong> &egrave; un artista poliedrico che <strong>ha fatto del valore grafico della parola il suo principale mezzo di espressione<\/strong>. Dal 1967, infatti, il suo lavoro viene &ldquo;formulato&rdquo;  ricorrendo allo strumento della lingua piuttosto che agli idiomi convenzionali  dell&rsquo;arte quali la pittura e la scultura intesi in senso tradizionale. Nell&rsquo; idioma della lingua Weiner ha scoperto il suo linguaggio espressivo, uno strumento che gli permette di rappresentare, nel mondo esterno e nel modo pi&ugrave; oggettivo possibile, i rapporti materiali e che gli  ha offerto la possibilit&agrave; di eliminare ogni riferimento alla soggettivit&agrave; autoriale, cancellando ogni evidenza della mano, della competenza e del gusto proprio dell&rsquo;artista.<\/p>\n<p>&laquo;L&rsquo;arte non &egrave; una metafora sul rapporto che intercorre tra l&rsquo;uomo e gli oggetti, n&eacute; su quello esistente fra gli oggetti e gli oggetti. E&rsquo; una rappresentazione di un fatto empirico che esiste&raquo;, sostiene Lawrence, cos&igrave; come &laquo;Non rivelare il potenziale, n&eacute; le capacit&agrave;, di un oggetto (materiale) offre una realt&agrave; concreta, oggettivamente osservabile, o verificabile&raquo;.<\/p>\n<p>I lavori esposti a Villa Panza rientrano nella produzione dell&rsquo;artista americano a cavallo tra la fine degli anni&rsquo;60 e i primissimi anni&rsquo;70, momento in cui Weiner, cancellando dal processo di esecuzione pittorica ogni traccia di abilit&agrave; tecnica, talento ed espressivit&agrave;, sottolinea il ruolo generativo del titolo dell&rsquo;opera e la crescente importanza dell&rsquo;enunciato linguistico, contro la progressiva cancellazione dell&rsquo;oggetto, che perde gradualmente il ruolo di riferimento primario.<\/p>\n<p><strong>Chiara, concisa, lapidaria e senza affettazione<\/strong>, la scultura di Lawrence Weiner, nelle vesti di dichiarazioni, sembra concepita, usando le parole dell&rsquo;artista &ldquo;per offrirci una ulteriore disponibilit&agrave;, universale e condivisibile&rdquo;. L&rsquo;artista nel suo lavoro respinge sia il carattere letterale, che quello poetico. Ex allievo di filosofia, si concentra sulla materia, analizzandone le propriet&agrave;, i molteplici materiali, l&rsquo;essenza, le condizioni, i processi, i comportamenti e tutte le funzioni  empiricamente osservabili. Utilizzando caratteri di stampa eleganti ma funzionali, a guisa di monocromi d&rsquo;effetto, siano essi stencil, dipinti, stampati o installati a rilievo, ne compone proposizioni scultoree in testi che descrivono processi, materia, relazioni. <\/p>\n<p><strong>Il 1969 &egrave; un anno fondamentale per il suo lavoro<\/strong>; concep&igrave; infatti &ldquo;<strong>Statement of Intent<\/strong>&rdquo; come manifesto:<br \/>\nL&rsquo;artista pu&ograve; concepire l&rsquo;opera.<br \/>\nL&rsquo;opera pu&ograve; essere fabbricata.<br \/>\nL&rsquo;opera non ha bisogno di essere costruita.<br \/>\nOgnuna di queste eventualit&agrave; si equivale ed &egrave; conforme all&rsquo;intenzione dell&rsquo;artista. La scelta dipende dal destinatario all&rsquo;occasione del suo ricevimento.<br \/>\nQuesto statement chiarisce molti aspetti della ricerca intrapresa da Weiner in quegli anni, decentrando il ruolo tradizionale dell&rsquo;artista e dando pari responsabilit&agrave; per la produzione dell&rsquo;opera ad un secondo soggetto, il collezionista e\/o l&rsquo;utente.  Si sottolinea, cos&igrave;, il bisogno di accorciare le distanze tra la realizzazione e la fruizione e, nello stesso tempo, viene a dissociarsi radicalmente e definitivamente il momento della realizzazione concreta dell&rsquo;opera da quello dell&rsquo; ideazione.<br \/>\nPer Weiner la parola &egrave; il veicolo principale dell&rsquo;espressione e dal momento che le sue opere non sono concepite come opere uniche, ma come rappresentazioni infinitamente adattive agli stati delle cose o ad  un processo, le stesse sembrano affondare le proprie radici nella realt&agrave; materiale senza esserne confinate. Possono cos&igrave; essere viste in innumerevoli situazioni possibili, e manifestarsi anche in forme diverse.<\/p>\n<p><strong>Nello statement &egrave; implicita  la convinzione che l&rsquo;arte non possa mai generare significati stabili<\/strong> e non contingenti, dal momento che le proposte visive e linguistiche sono sempre negoziate dialetticamente con il pubblico.<\/p>\n<p>Da <strong>ONE KILOGRAM OF LAQUER POURED UPON A FLOOR <\/strong>(UN CHILOGRAMMO DI LACCA VERSATA SUL PAVIMENTO) e da <strong>1000 GERMAN MARKS WORTH MEDIUM BULK MATERIAL TRANSFERRED FROM ONE COUNTRY TO ANOTHER<\/strong>  (MATERIALE DI MEDIO VOLUME DEL VALORE DI 1000 MARCHI TEDESCHI TRASFERITO DA UN PAESE ALL&rsquo;ALTRO) entrambi  allestiti nella Limonaia e datati 1969, si evince la volont&agrave; dell&rsquo;artista  di formulare i lavori nello stile di enunciati, definendo la struttura materiale dell&rsquo;opera in termini linguistici. Nella definizione delle opere le informazioni sui processi di produzione sono formulate con il participio passato. L&rsquo;uso del participio passato nei suoi statements-  generali o specifici- apre  alla natura definitiva dell&rsquo;enunciato e, nello stesso tempo, alla prospettiva di futuribili realizzazioni. La scelta del tempo insieme alla forma impersonale, ha continuato a garantire alle sue proposizioni il carattere oggettivo e neutrale di idee espresse come possibilit&agrave; e non imposte come asserzioni autoritarie.<\/p>\n<p>Una delle caratteristiche peculiari di questa tipologia di ricerca  &egrave; che l&rsquo;opera possa risultare significativa sia nella probabilit&agrave; della realizzazione, sia, semplicemente, con riferimento alla forma linguistica del titolo.<\/p>\n<p><strong>Weiner usa la parola per comporre piccole frasi, senza un significato chiuso e preciso e senza una funzione letteraria<\/strong>. <strong>THE JOINING OF FRANCE GERMANY AND SWITZERLAND BY ROPE<\/strong> ( L&rsquo;UNIONE DI FRANCIA GERMANIA E SVIZZERA CON UNA CORDA) del 1969  presentata in quest&rsquo; occasione nella Scuderia grande di Villa Panza,  fu pensata e realizzata -come scrive Giuseppe Panza (in <em>Ricordi di un collezionista, Jaca Book, 2006 p. 137<\/em>) &ndash; a Basilea dove idealmente si sarebbero potuti riunire i tre Stati con una fune e dove, peraltro, esiste  un punto geografico funzionale  ad un simile accadimento. Evidentemente il valore della frase non si ferma a questa semplice constatazione ma intende  suscitare un pensiero ulteriore &ldquo;come l&rsquo;idea di culture diverse che formano l&rsquo;Europa o di guerre tra Stati confinanti&rdquo; ( p. 138).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201301\/tmax600x480_1339019239_IMG_1069.jpg\" width=\"400\" height=\"300\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" border=\"1\" align=\"right\" alt=\"\" \/>In una lettera di Lawrence Weiner a Giuseppe Panza datata 15 dicembre 1970 e conservata al The  Getty  Research Institute di Los Angeles (<em>Giuseppe Panza papers 1956-1990<\/em>)  l&rsquo;artista esprime la sua gratitudine sia per l&rsquo;acquisto dell&rsquo;opera <strong>WAEKENED FROM WITHIN<\/strong> (INDEBOLITO DALL&rsquo;INTERNO, 1970) conservata oggi al  SFMOMA di San Francisco, sia per l&rsquo;accoglienza riservatagli in occasione della sua recente visita.  Questa lettera, grazie soprattutto al contenuto dell&rsquo; intervista rilasciata a Lynn Gumpert (in<em> Having been said writings and interviews of Lawrence Weiner 1968-2003, 2004 p.122<\/em>) ci permette di assegnare una data precisa alle modalit&agrave; di trasmissione delle opere dell&rsquo;artista newyorkese. <strong>Lawrence Weiner rivela, infatti, nell&rsquo;intervista che fu proprio  Giuseppe Panza a studiare nei particolari le modalit&agrave; di trasmissione dei suoi lavori<\/strong>. Panza adott&ograve; inizialmente, come veicolo di presentazione, la trascrizione delle opere su fogli dattiloscritti incorniciati da preziose e antiche  cornici,  e, subito dopo, forzando  e radicalizzandone l&rsquo;atto, utilizz&ograve; il muro come un display trascrivendo direttamente su di esso il contenuto del lavoro come ebbe modo di mostrargli durante il loro incontro nel 1970.<\/p>\n<p><strong>La trascrizione e la presentazione dell&rsquo;opera direttamente sulla superficie muraria, che Lawrence fece propria da quel momento e in maniera definitiva, avvenne per intuizione di Giuseppe Panza.<\/strong> Con questa modalit&agrave; di formulazione espressiva Panza gener&ograve; &#8211; eliminando la mediazione di altri materiali e di altri strumenti &#8211; una istantaneit&agrave; e una freschezza nella percezione dei lavori. La nuova veicolazione era frutto della visione e della intuizione del collezionista che proprio in quegli anni, attratto dalla cifra impersonale dello strumento visivo, si mostr&ograve; ancor pi&ugrave; sedotto  dal carattere  site-related delle opere d&rsquo;arte.<\/p>\n<p>Il lavoro di Lawrence si &egrave; presentato nei vari decenni in diverse forme e linguaggi: dai primi film e video sperimentali, a performances e libri d&rsquo;artista ed ancora in numerosi progetti su larga scala d&rsquo;arte pubblica.<\/p>\n<p>Il video <strong>A  First Quarter<\/strong>  del 1973 (in The Films and videos of Lawrence Weiner, a cura di Berthomen Mari, 1992) adotta i principi del cinema della Nouvelle Vague come suo modello: realt&agrave; simultanee, flashback alterati, giochi su tempo e spazio tutte componenti della forma e del contenuto del lavoro. Il film per Weiner rappresenta l&rsquo;unica possibilit&agrave; per evitare la scrittura estesa; nel video il dialogo riguarda esclusivamente l&rsquo;opera e il mezzo &egrave; utilizzato come veicolo di presentazione, una sorta di  una mise-en sc&egrave;nes della sua ricerca e del suo pensiero.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201301\/tmax600x480_1535024529_IMG_1075.jpg\" width=\"400\" height=\"300\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" border=\"1\" align=\"right\" alt=\"\" \/>Il FAI insieme a Lawrence Weiner ha voluto rendere omaggio a  Giuseppe Panza  allestendo  l&rsquo;opera <strong>EARTH TO EARTH ASHES  TO ASHES DUST TO DUST <\/strong>del 1970 (TERRA ALLA TERRA CENERE ALLA CENERE POLVERE ALLA POLVERE), proveniente dal Salomon R. Guggenheim di New York,  sulla parete dello scalone della Villa. Abbiamo  inteso ricostruire l&rsquo;originaria  installazione, come si pu&ograve; notare anche dalla ripresa fotografica di Giorgio Colombo datata 1981 e pubblicata in questo contesto. Lawrence, in quest&rsquo;opera, fa riferimento a materiali che esistono in natura e alla realt&agrave; oggettiva, quasi in contrapposizione a quella letteratura tesa a descriverne gli stati esistenziali. La realizzazione di quest&rsquo;installazione intende anche dar conto della parabola evolutiva nei criteri estetici che Giuseppe Panza aveva elaborato via via con gli anni: in un primo momento, mostrando una netta predilezione per l&rsquo;ambientazione mediata da una scelta minimale e impersonale del mezzo visivo e poi &#8211; come &egrave; testimoniato anche dal progetto dell&rsquo;ultima  mostra da lui seguita sull&rsquo;Arte concettuale al Mart di Rovereto del 2010 e dalla presente nelle Scuderie varesine-  &ldquo;stressando&rdquo; e forzando l&rsquo;oggetto e le sue dimensioni, la materia e la cromia.<br \/>\nUn grazie riconoscente a Lawrence e ad Alice Weiner per il generoso aiuto nella realizzazione della mostra. A Giovanna Panza, all&rsquo;Archivio Panza di Lugano ed in particolare a Giuseppina Caccia Dominioni Panza, e Francesca Guicciardi Panza per la preziosa collaborazione ed infine a Jeffrey Weiss curatore della Panza Collection del Guggenheim di New York e a Garry Garrels direttore del SFMOMA di San Francisco per  avere concesso il prestito delle opere.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www3.varesenews.it\/arte\/tags.php?id=263762\" target=\"_blank\"><strong>Tutti gli articoli sulla mostra<\/strong><\/a><br \/>\n&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il direttore di Villa Panza, spiega la nascita della mostra, frutto delle conversazioni tra il grande collezionista e l&#8217;artista<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[691],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v20.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Anna Bernardini; 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