{"id":92973,"date":"2012-03-26T00:00:00","date_gmt":"2012-03-26T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2012-03-26T00:00:00","modified_gmt":"2012-03-26T00:00:00","slug":"cosa-fare-per-permettere-alle-persone-di-lavorare-al-meglio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.varesenews.it\/2012\/03\/cosa-fare-per-permettere-alle-persone-di-lavorare-al-meglio\/92973\/","title":{"rendered":"Cosa fare per permettere alle persone di lavorare al meglio"},"content":{"rendered":"<p>Come si fa ad avere persone motivate? Che ruolo giocano i capi gerarchici ed i vertici  aziendali? Quali sono gli elementi a cui i collaboratori danno pi&ugrave; valore? Cosa temono di pi&ugrave;? Come dovrebbero comportarsi i capi per gestire meglio i propri collaboratori?<\/p>\n<p>A queste ed altre domande cerca di dare una risposta la ricerca internazionale dal titolo &ldquo;Engagement Research: cosa fare per permettere alle persone di lavorare al meglio&rdquo;, condotta dal CeRCA &#8211; Centro di Ricerca sul Cambiamento e Apprendimento Organizzativo dell&rsquo;Universit&agrave; Carlo Cattaneo &ndash; LIUC in partnership con la London Business School (tramite il prof. Julian Birkinshaw). <\/p>\n<p>Alla luce dell&rsquo;attualit&agrave; del tema (solo 1 dipendente su 3 nel mondo &egrave; engaged), il CeRCA della LIUC (che ha come scopo principale quello di aiutare le aziende partner del centro a conseguire di un pi&ugrave; elevato livello di performance), ha sviluppato un&rsquo;analisi dei dati raccolti alla base di questa &ldquo;definizione&rdquo; di engagement: &ldquo;Una persona &egrave; engaged quando &egrave; fisicamente, intellettualmente ed emotivamente attaccata al proprio lavoro e all&rsquo;azienda per cui lavora&rdquo;.  <\/p>\n<p>La ricerca, durata un anno e chiusa nel mese di dicembre 2011, &egrave; stata strutturata in una serie di interviste (50 in 6 aziende inglesi di settori e dimensioni differenti, tra cui manifatturiero, servizi, industria, education, rivolte a impiegati\/quadri, ai loro diretti responsabili ed ai Senior Executive) e in un assessment on line (un questionario al quale hanno  risposto 1.593 operai, impiegati, quadri e dirigenti di aziende provenienti da differenti settori e paesi. Di questi 1.373 italiani e 220 inglesi). <br \/>\nL&rsquo;interesse della ricerca internazionale si &egrave; concentrato sulla popolazione aziendale degli operai ed impiegati con un medio\/basso livello di responsabilit&agrave; ed un altrettanto medio\/basso livello di retribuzione. A livello italiano si &egrave; voluto poi estendere questa ricerca anche a livelli aziendali pi&ugrave; alti per responsabilit&agrave; e ruolo, coinvolgendo nella rilevazione anche quadri e dirigenti (372 soggetti), analizzandoli separatamente dal campione di interesse internazionale.<br \/>\nLa ricerca italiana ha coinvolto 1.071 operai ed impiegati appartenenti ad aziende di settori e dimensioni differenti, offrendo cos&igrave; la possibilit&agrave; di avere un campione variegato e diversificato. <br \/>\nQueste le aziende coinvolte: Unicredit Group, Epson Italia, MapaSpontex, Acraf, Isem Group, Magazzini Gabrielli. <\/p>\n<p>Nel dettaglio il campione &egrave; composto da persone che svolgono ruoli quali call center, back office, addetti al magazzino, alla produzione, alla reception, macchinisti, ecc, dove l&rsquo;81% sono impiegati ed il restante 19% operai; vi &egrave; una leggera maggioranza di uomini (51%) rispetto alle donne (49%); l&rsquo;et&agrave; anagrafica dei partecipanti si concentra principalmente nella fascia d&rsquo;et&agrave; dai 30 ai 45 anni con il 62%, mentre nelle due fasce d&rsquo;et&agrave; (dai 20 ai 29 anni e oltre i 46 anni) estreme si hanno percentuali inferiori. <\/p>\n<p>Dopo aver analizzato i risultati emersi sugli elementi costitutivi dell&rsquo;engagement (uno su tutti, la consapevolezza delle persone che lavorano in azienda di ci&ograve; che ci si aspetta da loro), &egrave; stato possibile quantificare il valore del livello di engagement su una scala da 0 a 100 punti individuando tre livelli. <br \/>\nDa 0 a 39, basso (identifica una persona disengaged, che non mostra alcun coinvolgimento per la propria azienda, che non &egrave; in sintonia con essa); da 40 a 79, medio (delinea un collaboratore moderately engaged, che non mostra n&eacute; un attaccamento incondizionato all&rsquo;azienda, n&eacute; un disinteressamento completo nei suoi confronti); da 80 a 100, alto (individua un soggetto highly engaged, che attraverso il suo coinvolgimento fisico, intellettuale ed emotivo mostra un completo allineamento con la propria azienda). Il campione analizzato ha evidenziato un livello d&rsquo;engagement medio di 72,65 punti, con un 38,84% di persone highly engaged, 58,73% moderately engaged e solamente un 2,43% di persone disengaged. <\/p>\n<p>Si pu&ograve; notare che tra gli operai c&rsquo;&egrave; una maggiore presenza di soggetti (63,77%) moderately engaged, rispetto agli impiegati (57,52%); in entrambi i campioni circa 2 persone su 5 sono highly engaged e meno di 1 su 5 &egrave; disengaged. Anche i valori medi sono molto simili, infatti gli impiegati hanno un livello medio di engagement di 72,90 appena superiore a quello degli impiegati (71,64).<\/p>\n<p>Dall&rsquo;elenco degli <strong>elementi motivanti sul lavoro<\/strong>, emerge prima di tutto il bisogno di sicurezza, a fronte dell&#8217;attuale situazione economico-finanziaria che &egrave; caratterizzata da insicurezza e instabilit&agrave;. Queste le tre risposte risultate pi&ugrave; importanti: <\/p>\n<p>Sicurezza del posto di lavoro (posto fisso)<br \/>\nUna vita lavorativa e privata bilanciata<br \/>\nRiconoscimento per il mio contributo<\/p>\n<p>E ancora,<strong> tra le paure (analizzate in quanto un altro modo di capire cosa motiva le persone &egrave; comprendere cosa genera in loro preoccupazione), in testa proprio quella di perdere il posto.<\/strong> <\/p>\n<p>Paura di perdere il lavoro<br \/>\nMancanza di opportunit&agrave; di sviluppo e avanzamento professionale<br \/>\nMancanza di chiarezza circa i risultati, la strategia e la visione aziendali<\/p>\n<p>Tra quelli che sono dichiarati invece come <strong>punti di forza dei collaboratori, secondo una percezione personale, le prime competenze sono: <\/strong><\/p>\n<p>La capacit&agrave; di collaborare con i colleghi del proprio dipartimento\/gruppo di lavoro<br \/>\nEseguire gli ordini accuratamente e diligentemente<br \/>\nCompletare i compiti in tempo o in anticipo sui tempi<\/p>\n<p>E ancora, <strong>sulle competenze dei capi gerarchici<\/strong>: <\/p>\n<p>&Egrave; sempre disponibile ad ascoltarmi\/parlarmi quando ho bisogno di un suggerimento<br \/>\n&Egrave; in grado di offrirmi supporto nello svolgimento del mio lavoro quando ne ho necessit&agrave;<br \/>\nLavora sodo\/si impegna a fondo per far combaciare i compiti lavorativi con gli interessi e le competenze dei collaboratori<\/p>\n<p>Un dato interessante emerge dal calcolo del Net Management Promoter Score (NMPS). Si tratta di un metodo utilizzato nel marketing per misurare il livello di soddisfazione dei propri clienti e misura il cosiddetto &ldquo;tasso di passaparola&rdquo;. Si calcola ponendo ai clienti la seguente domanda: &ldquo;Raccomanderesti questo prodotto\/azienda\/servizio\/ ecc. ad un vostro amico, collega o parente?&rdquo;.&nbsp;La risposta pi&ugrave; o meno positiva a questa domanda rappresenta il valore percepito del prodotto\/servizio in questione.&nbsp;Il metodo &egrave; stato applicato alla relazione capo &#8211; collaboratore, chiedendo alle persone coinvolte nella ricerca: &ldquo;Quanto &egrave; probabile che tu raccomandi il tuo diretto supervisore\/manager a dei colleghi o a degli amici?&rdquo;, su una scala di valutazione da 1 a 10. <\/p>\n<p>Il NMPS italiano risulta essere -19,6%: i collaboratori sono poco propensi a consigliare i propri capi per diversi motivi, che possono essere ricondotti al non riconoscergli un ruolo decisivo sul proprio percorso professionale e sul proprio livello di engagement.<br \/>\nUn dato che i ricercatori del CeRCA hanno legato in modo particolare alla maggiore importanza che nel contesto aziendale italiano, fatto soprattutto di piccole e medie imprese, si riconosce al rapporto con il titolare dell&rsquo;azienda. Una figura che in tante realt&agrave; per i lavoratori conta pi&ugrave; del manager loro diretto superiore. <\/p>\n<p>Confrontando i risultati italiani con quelli emersi dalla ricerca inglese della London Business School, si possono notare delle differenze. Sia il campione italiano che il campione inglese  ha evidenziato un livello d&rsquo;engagement medio\/alto (72,65 su 100 per l&#8217;Italia e 72,75 su 100 per l&#8217;Inghilterra). <strong>I fattori importanti per i dipendenti inglesi non hanno per&ograve; a che fare con la sicurezza del lavoro o con un bilanciamento tra la vita lavorativa e quella privata, ma sono in ordine:<\/strong><\/p>\n<p>La possibilit&agrave; di fare un lavoro stimolante a livello intellettuale<br \/>\nLavorare con colleghi stimati<br \/>\nAvere la possibilit&agrave; di un avanzamento professionale.<\/p>\n<p>\n&ldquo;Per quanto concerne la gestione dei collaboratori &#8211; spiega il professor Vittorio D&rsquo;Amato, Direttore del CeRCA &#8211; dal momento che molto &egrave; stato scritto su come gestire al meglio le persone, crediamo che la vera domanda sia: &ldquo;Come mai pur conoscendo cosa si dovrebbe fare per gestire al meglio i collaboratori, i capi non lo fanno?&rdquo;. <br \/>\nLe organizzazioni future dovranno essere capaci di creare un sistema culturale e di valori basato sui principi, sul dialogo, sulla fiducia e sul continuo interscambio di informazioni: &ldquo;In questo senso &ndash; continua D&rsquo;Amato &#8211; proponiamo alcune idee che dovrebbero costituire le fondamenta per un nuovo &ldquo;Manifesto del Management&rdquo;, che dovrebbe tradursi in un significativo incremento del Net Management Promoter Score&rdquo;. <\/p>\n<p><strong>Questi i punti chiave del &ldquo;Manifesto&rdquo;: <\/strong><\/p>\n<p>Servire uno scopo pi&ugrave; alto<br \/>\nPi&ugrave; meritocrazia<br \/>\nAumentare la fiducia<br \/>\nValorizzare la diversit&agrave;<br \/>\nDe-strutturare l&#8217;organizzazione<br \/>\nSviluppare misure di performance olistiche<br \/>\nCreare una democrazia di informazioni<br \/>\nLiberare l&rsquo;energia e l&rsquo;intelligenza aziendale<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p> I risultati della ricerca condotta da Universit\u00e0 Carlo Cattaneo \u2013 LIUC 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