Domenica 15 febbraio 2026 A tutta la famiglia Fecarotta. Sono ancora sotto shock. Non ci sono parole per descrivere quello che provo. Una parte di me si rifiuta di credere a quello che sta succedendo. E un’altra parte di me, a quanto pare, sta morendo con lui. Vi porgo le mie più sincere condoglianze. Vi sono vicino. Avrei tanto voluto potergli dire addio. Se solo l’avessi saputo. Era come il fratello che non ho mai avuto. Ricordo la prima volta che l’ho incontrato. Era a Notre-Dame-de-Grâce a Montreal, credo nel 1996. A quel tempo, a casa dei miei genitori, avevo un letto a castello. I miei genitori non mi avevano detto che avevano accettato di partecipare a un programma di scambio studentesco con la scuola. Così è stato sul mio letto a castello superiore (quello in cui dormivo) che ho visto questo strano uomo italiano sul letto a castello inferiore, che deve essere arrivato di notte mentre dormivo. Mio padre, in particolare, gli era molto affezionato. Mi raccontò che la sera prima lo aveva portato in centro a mangiare un panino con la carne affumicata. Amava fare lunghe docce ed era molto curioso di conoscere l’accento italiano dei giardinieri locali. Ricordo la mia tristezza per averlo perso alla fine dello scambio. Ma nel corso degli anni, mi ha mandato cartoline dai suoi viaggi e dolci pasquali. Si può dire che era più maturo di me. Personalmente, ho iniziato a viaggiare da sola solo a 24 anni, nel 2002. Alla fine, ho ritrovato una delle sue cartoline e gliene ho spedita una. Ed è così che ci siamo riavvicinati. Le avventure che ho condiviso con lui negli anni successivi sono state tra i migliori anni della mia vita. Voglio sottolineare che, sebbene a volte potesse essere una persona difficile, era una delle persone più grandi che abbia mai incontrato. Era un artista, un filosofo, puro di cuore, empatico e desideroso di giustizia per tutti. Amava i poveri. Nutriva un profondo disprezzo per una società che trovava troppo materialista. Per questo ho avuto difficoltà a convincerlo a bere una birra con me su una terrazza (in Piazza del Podestà, credo). Preferiva stare con chi la società aveva respinto. E non aveva paura di parlare e denunciare le ingiustizie. Mi è già mancato tantissimo, dopo diversi anni. Trovo un po’ di conforto nel sapere che un giorno ci riuniremo tutti dall’altra parte. Ho questa certezza nel cuore. Vi mando tutto il mio amore e il mio affetto. Siete stati tutti così buoni con me. Non meritate quello che vi sta succedendo. Siate in pace. Fabio, sono sempre stato e sarò sempre vostro amico. Siate in pace finché non ci incontreremo di nuovo. Fino ad allora, cercherò di essere grande quanto voi. Tuo fratello, nato da un’altra madre.