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3 dicembre 2009

Caro Direttore,
come sa la rubrica "lettere al direttore" per me è sempre fonte di spunti interessanti, ma
leggendo la lettera "i segni della tempesta", a firma dei rappresentanti del Club Don Sturzo di
Saronno, sono rimasto basito. Più volte ho letto quella lettera, nel vano tentativo di
intravedere un minimo punto d’incontro, qualcosa di comune: nulla. Dietro un linguaggio
forbito, indice di cultura certo non paragonabile alla mia, si nascondono dei concetti a mio
parere inquietanti: non pensavo potessero esserci persone dal pensiero così distante dal mio,
così estremo. Gli autori scrivono: "I nostri avi… che hanno creato…l’Europa e l’Occidente,
non avevano una semplice cultura o tradizione cristiana, ma una vera e propria vocazione. In
questa erano riposte la fede … hanno dato il senso e la direzione alla vita ed alle opere dei
nostri antenati, conseguendo progressi continui, fino ad ottenere … l’attuale "supersviluppo"
che stiamo vivendo … La vocazione cristiana dei nostri progenitori era anche ben visibile
nell’ordinaria liturgia quotidiana, in cui la preghiera rivestiva il ruolo centrale: era
consuetudine partecipare alla S. Messa tutti i giorni, a mezzogiorno si sospendeva il lavoro
per l’Angelus, prima di mangiare si ringraziava Dio, si pregava insieme in famiglia, si
recitava il Rosario nei cortili, il parroco era un costante punto di riferimento anche per le
questioni domestiche, non c’era casa senza un’icona sacra, prima delle lezioni si faceva il
segno della croce, ecc … E non si dica che era fondamentalismo, bensì armonia"
Secondo loro il supersviluppo dell’uomo bianco occidentale sarebbe merito della religione
cattolica? Il quadro descritto mi pare più medievale, ma non vorrei qui contestare: se loro la
pensano così, liberi di farlo, purchè non includano nel loro mondo quelli come me. Gli autori
si augurano di ricreare una comunità simile a quella Amish: facciano pure, purchè non
pretendano di coinvolgere chi non ha le loro stesse idee.
Essi proseguono scrivendo: "Si afferma: la società, lo stato, le istituzione sono e devono
rimanere laiche. E’ vero, poiché sono formate da laici. E’ bene ricordare che i laici hanno pur
sempre un’anima che è inseparabile; non è come una veste che si può indossare solo nell’intimità
della sfera privata o quando si va a Messa e poi toglierla. L’ateismo poi non esiste: tutti, in
fondo, credono in qualche cosa: il denaro, il successo, la scienza, la tecnica, la filosofia,
ecc".
Esistono dei credenti laici che non hanno alcun problema a comportarsi da laici, quando
ricoprono ruoli che lo richiedano, e comportarsi da fedeli autenticamente convinti quando
vivono nella relativa comunità religiosa i loro riti, le loro pratiche, i loro momenti di fede
(per esempio la signora Simona Menghini della lettera
http://www3.varesenews.it/comunita/lettere_al_direttore/articolo.php?id=158170). Inoltre essi
possono essere un esempio vivente delle virtù cristiane, durante l’espletamento dei loro ruoli
laici, senza per questo far venir meno la laicità stessa. Non c’entra l’anima, si tratta solo
di saper vedere la propria comunità religiosa come un sottoinsieme della più ampia "comunità"
italiana, sottoinsieme che, nel caso della religione Cattolica, è davvero molto grande. Anche
territorialmente, se si pensa alla somma di tutte le proprietà private di tutti i cattolici,
più i luoghi di culto e di proprietà dell’ente ecclesiastico, io penso che la maggior parte del
suolo nazionale sia di "proprietà" della comunità cattolica: non mi pare una riserva indiana!
Chiudo con il riferimento all’ateismo. Se l’ateismo non esiste, perchè tutti credono in
qualcosa, nemmeno la fede esiste, perchè tutti NON credono in qualcosa; secondo tale logica è
sufficiente NON credere in: (a scelta) Trilly, Unicorno, Asini che volano, Babbi Natale,
Capitan Uncino, Pinocchio e chi più ne ha più ne metta, per essere atei patentati.
Cordiali Saluti
Silvano Madasi

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