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I numeri non possono violare la memoria

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11 gennaio 2009

Caro direttore,
è bene non passare sotto silenzio la notizia del nuovo tentativo di legittimare la Repubblica di Salò attraverso un riconoscimento ai suoi combattenti.
Il ddl presentato alla Camera è di poche righe, sintetiche e sibilline e la breve relazione che l’accompagna dice che gli italiani che combatterono nella II guerra mondiale (1940-45) meritano un riconoscimento: si vorrebbe suggerire che, poichè la pietà nella memoria accomuna (come più volte, e giustamente, è stato detto) tutti morti in guerra, altrettanto i vivi dovrebbero essere equiparati, non importa quali azioni abbiano compiuto e a favore di quale parte.
Si parla anche di una non meglio definita ‘guerra civile’ (omettendo qualsiasi giudizio storico, ideale e morale sui valori per i quali si combattè, tra nazi-fascisti e alleati, tra italiani schierati con l’una e l’altra parte), ma si evita qualsiasi ricostruzione della guerra dall’8 settembre 1943 all’aprile ‘45, nell’evidente imbarazzo di giudicare molti episodi di alto valore morale, tra i quali spicca quallo di Cefalonia, dove migliaia di soldati e ufficiali italiani furono uccisi dalla Wehrmacht, rei proprio di non voler stare alla mercé dell’esercito hitleriano, ma di rimanere fedeli al legittimo governo italiano.
Giova ricordare che una proposta analoga a quella di oggi, fu presentata al Senato nella legislatura 2001-06. Di quella proposta per fortuna non se ne fece nulla e pure la nuova iniziativa dovrà affrontare un cammino difficile, poichè molte sono le voci, nel campo della politica, della cultura e della società civile, che si levano contro l’idea di cambiare – con una legge (!) – i ruoli e i valori sanciti nella storia, facendo passare per un meritorio combattente, chi fu fiancheggiatore dell’occupante straniero, nemico della libertà.
Affinchè le nostre ragioni non paiano nate in astratto, vale la pena, come sempre, andare ai fatti, per ricordare il concreto carattere della politica di Salò, ben diversa dalla retorica cara ai nostalgici della RSI. Una politica ferocemente antipopolare (nel senso letterale del termine) raccontata nei libri di storia e documentata in atti come la circolare inviata nel ’44 ai prefetti del Piemonte per ricordare che ”la popolazione civile nella sua più ampia maggioranza favorisce i banditi (ndr: i partigiani) e quindi tutta può e deve pagare”: parole agghiaccianti, simili alle direttive impartite alle truppe d’occupazione in Jugoslavia dopo il 1941 e già adottate in Etiopia nel 1936: solo che in questo caso le ‘popolazioni’ da punire non erano gli slavi o gli abissini ma gli italiani!
Chi parla di guerra civile, che pure fu un aspetto della guerra dal ’43 al ’45, dovrebbe chiarire chi voleva questa guerra e chi la subiva. Che esista una ideologia revisionista e nostalgica che disconosce la differenza libertà e totalitarismo non è una novità e, fino a che resta un’idea, si può discutere: è una delle prove di superiorità del pensiero democratico. Che invece vi sia la pretesa di forzare e violentare la memoria storica con i numeri del parlamento, questo è il contrario della democrazia.
Qualora ciò avvenisse non sarebbe ferita una parte politica, ma qualcosa di ben più grande, la memoria storica: quel bene prezioso, su cui si fonda la nostra capacità di comprendere il passato per non rimanere inetti e confusi di fronte al presente, quel patrimonio indisponibile di ogni comunità che è il ricordo non alterato dei fatti e del valore delle scelte che i padri hanno compiuto, in un momento decisivo della storia della civiltà.
Per questo occorre ancora una volta dire una parola chiara, non di rancore o di vendetta, ma di verità di fronte a questa operazione ideologica. Altrimenti come potremmo partecipare ancora alle cerimonie che ogni anno ricordano tanti caduti per la libertà, non solo per mano dell’occupante nazista ma anche, e spesso con uguale e maggiore ferocia, per mano dei fascisti repubblichini? Che senso avrebbe il ricordo degli eroi di San Martino, o dei partigiani di Castelletto Ticino che il 1 novembre del 1944, prelevati da un commando di repubblichini della X Mas, furono fucilati davanti alla popolazione obbligata ad assistere a quel massacro?

Cordiali saluti

Roberto Caielli - Sesto Calende

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