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Indiani e palestinesi

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5 gennaio 2009

Egregio Direttore,
ci sono eventi del passato che facilmente incontrano il consenso di chiunque ne venga a conoscenza.
Chi non conosce le vicende degli indiani d’America, placidi ed “ecologici” abitanti del nord America? Cacciati dalle loro terre dai coloni europei, decimati, spinti in luoghi impervi ed inospitali, ridotti all’inedia, rinchiusi “per il loro bene” nelle riserve e qui mantenuti dalle stesse persone che li hanno esiliati. Una terra e due popoli, uno invasore ed uno invaso e, a distanza di qualche secolo, il primo possiede il 99% delle terre ed il 100% delle risorse, mentre il secondo la rimanenza. Gli indiani sopravvivono, e se non osano ribellarsi possono continuare a sopravvivere, il più invisibilmente possibile. Fino al secolo scorso gli indiani avevano l’arroganza di scagliare le loro frecce contro le ruote delle diligenze, attentando all’incolumità dei coloni: cosa si pensavano, che i coloni si prendessero le frecce senza reagire? La reazione c’è stata, con i fucili e con l’esercito, una reazione dura e necessaria, per la “difesa” della nuova nazione dei coloni, per la difesa della loro invasione. Oggi però c’è la “pace”, è stato firmato un accordo, e “tutti” vivono felici e contenti.
Ci sono eventi del presente che, senza sforzo, dovrebbero incontrare il consenso di chiunque ne venga a conoscenza.
Chi non conosce le vicende dei palestinesi, pacifici (fino al 1947) abitanti della Palestina? Cacciati dalle loro terre dai coloni ebrei, decimati, spinti in luoghi impervi ed inospitali, ridotti all’inedia, rinchiusi “per il loro bene” nelle riserve e qui mantenuti dalle stesse persone che li hanno esiliati. Una terra e due popoli, uno invasore ed uno invaso e, a distanza di qualche decennio, il primo possiede una gran parte delle terre e delle risorse, mentre il secondo la rimanenza. I palestinesi sopravvivono, e se non osano ribellarsi (forse) potrebbero continuare a sopravvivere, il più invisibilmente possibile. Fino alla settimana scorsa, i palestinesi avevano l’arroganza di scagliare le loro pietre contro le ruote dei carri armati, attentando all’incolumità dei coloni: cosa si pensavano, che i coloni si prendessero le pietre senza reagire? La reazione c’è stata, con i fucili e con l’esercito, una reazione dura e necessaria, per la “difesa” della nuova nazione dei coloni, per la difesa della loro invasione. Da domani però si spera nella “pace”, si spera in un accordo, nel quale “tutti” vivano felici e contenti.
Cordiali saluti.

Silvano Madasi

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