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La “Storia di parte” o “la parte di storia”?

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30 gennaio 2009

Caro Direttore,
con il suo permesso vorrei rispondere al gentile Signor Franco Rimoldi.
Caro Signor Rimoldi,
più che “Storia di parte”, descriverei i fatti menzionati nella mia precedente lettera come“la parte di Storia” che la memoria selettiva di molti tra coloro impegnati in dibattiti sulla questione Palestinese ha convenientemente rimosso.
Israele è lo Stato del mondo più legittimato all’esistenza della maggior parte degli altri Stati sia sul piano della legalità internazionale, sia su quello storico-culturale.
Da un punto di vista del riconoscimento internazionale sono molto pochi i paesi che possono vantare una risoluzione da parte di organizzazioni internazionali come l’ONU a loro favore.
Israele è stata riconosciuta da ben due di queste organizzazioni, vale a dire la Società della Nazioni alla fine della I Guerra Mondiale, e le Nazioni Unite
alla fine della II Guerra Mondiale, quelle stesse Nazioni Unite che vengono tirate in ballo costantemente dai sostenitori della causa del popolo Palestinese, quando legiferano a favore degli Arabi e dei Palestinesi, ma la
cui autorità non viene altrettanto rispettata quando si tratta del riconoscimento dello Stato di Israele.
Sul piano storico-culturale, questa parte di Storia dimenticata, e in particolare la presenza storicamente documentata di insediamenti Ebraici in Gerusalemme e Safed, prova il legame ininterrotto degli Ebrei con la propria terra d’origine, così come descritta nei resoconti Biblici e confermata dai reperti archeologici, e qualifica invece la presenza degli Arabi, così come quella di alcune altre popolazioni succedutesi negli ultimi 2000 anni in
Palestina, come un fenomeno solo transitorio o relativamente recente.
Inoltre l’elevato numero di Arabi nel dopoguerra, a cui lei si riferisce, fu soprattutto il risultato dell’aumento del numero degli Ebrei in Palestina e dell’acquisto da parte di costoro delle terre appartenute un tempo all’Impero Ottomano. La Palestina era una landa desolata per lo più desertica e paludosa.
I grandi proprietari terrieri Arabi, gli Effendi, quando gli Ebrei cominciarono ad arrivare in numero crescente, vendettero loro a caro prezzo queste terre
desolate. Da una parte, l’operosità degli Ebrei diede avvio alla trasformazione del deserto in un giardino, agendo da polo attrattore verso gli Arabi, i quali
migrarono presso gli insediamenti ebraici in numero crescente dai Paesi Arabi
circostanti, dall’altra, la mortalità infantile tra i Fellahin, i poveri Arabi alle dipendenze dei ricchi Effendi, diminuì drasticamente grazie alle condizioni di vita nettamente migliori introdotte dalla presenza degli Ebrei. L’Unità spiegava: “Gli effendi, questi tenaci assertori dei diritti dei latifondisti arabi, vi ricorderanno che tra il 1922 e il 1944 gli ebrei sono
passati da 84.000 a 554.000, ma non vi diranno che i musulmani sono aumentati nello stesso periodo da 589.000 a 1.061.000 grazie alla diminuita mortalità,
principalmente infantile, mentre l’accresciuta fertilità del suolo, i lavori ebraici di bonifica e la nascita di città industriali hanno reso possibile alla
Palestina di accogliere arabi dai paesi vicini. Il fellah che manda a scuola i suoi figli e che per la prima volta dopo secoli di miseria ha del denaro sono
novità pericolose per una dominazione ancora medioevale. La lotta antiebraica prende così il suo carattere di lotta contro il progresso e contro la civiltà”.
Quando alla fine della II Guerra Mondiale, le Nazioni Unite decisero di dividere questa terra in due stati, un altro stato Arabo, e uno Ebraico, non fecero altro che riconoscere e cercare di formalizzare una situazione di fatto già presente da anni su quel territorio. Se i Paesi Arabi non si fossero opposti, gli Arabi residenti, in gran parte accorsi al richiamo del fiorire delle attività economiche innescato dagli Ebrei, avrebbero potuto avere, già nel 1948, il proprio Stato Arabo Palestinese, che oggi dicono di desiderare, e convivere pacificamente e in modo economicamente vantaggioso per entrambi con lo Stato Ebraico. Alcuni in effetti decisero di convivere pacificamente con gli Ebrei e costituiscono con i loro discendenti la popolazione Araba di Israele, gli altri, circa 500.000, preferirono ascoltare i consigli dei leaders politici e religiosi degli Stati Arabi, e vivere nei campi profughi. Il resto è la drammatica Storia del rifiuto di gran parte del mondo Arabo ad una pacifica convivenza con Israele.

Andrea Tedesco

Andrea Tedesco

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